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Le tre grane economiche di Elisabeth Borne

Elisabeth Borne

Elisabeth Borne nuovo primo ministro in Francia. Welfare, energia e sviluppo economico saranno i dossier salienti che dovrà affrontare. Il punto di Enrico Martial

 

La nomina del 16 maggio di Elisabeth Borne a prima ministra da parte del presidente Emmanuel Macron va osservata per intanto nel quadro delle elezioni legislative francesi del 12 e 19 giugno prossimi. Rimessa all’angolo l’estrema destra dopo l’elezione presidenziale e dopo qualche sudore freddo nel timore che Marine Le Pen potesse farcela, Emmanuel Macron ha ora un problema a sinistra.

Jean-Luc Mélenchon è riuscito a creare una coalizione di partiti su posizioni più radicali della sinistra classica e repubblicana, con la “Nouvelle Union Populaire Écologique et Sociale” (NUPES). Macron risponde con un primo ministro di origini socialiste, donna (la seconda dopo Edith Cresson nel 1991-1992, presidenza Mitterrand), con esperienze di governo sul tema dell’ecologia, del sociale e dell’economia. Ha scelto la sua ministra ai trasporti tra il 2017 e il 2019, alla transizione ecologica tra il 2019 e il 2020, al lavoro tra il 2020 e il 2022.

La scelta è ponderata anche in prospettiva. Macron non abbandonerà la riforma della previdenza, semplificata con lo spostamento dell’età pensionabile a 65 anni, argomento di forte tensione con l’opposizione nell’estrema destra e nella sinistra radicale. Elisabeth Borne ci ha lavorato come ministra del Lavoro nel governo di Jean Castex.

La riforma viene annunciata insieme a misure di redistribuzione del reddito e di recupero del potere d’acquisto della classe media e dei settori fragili, sia per ricostruire un po’ di coesione sociale sia per sminare nel breve e medio termine aree di protesta e di sconforto economico nel paese rurale, anche di tradizione socialista o repubblicana, che ora simpatizza per Marine Le Pen o Eric Zemmour.

La riforma climatica è stata faticosamente perseguita durante il primo quinquennio Macron, con alcuni risultati ma un’immagine appannata. L’abbassamento della velocità sulle strade o l’introduzione della carbon tax sui carburanti fossili hanno tra l’altro scatenato il fenomeno dei gilet gialli. La legge contro l’usa e getta, pur riuscita e adottata il 20 dicembre 2019 quando Elisabeth Borne era ministro della transazione ecologica, è passata nell’immagine pubblica tra le polemiche sulle bottiglie di plastica, con macchine a consegna o riciclo da parte dei consorzi. Si parla ora “pianificazione” ecologica, probabilmente con un segretariato apposito, nelle competenze dirette della prima ministra, relazioni con i soggetti locali e modalità partecipative, forse in collegamento con il ministero della coesione territoriale, finora guidato da Joël Giraud.

La terza riforma sarà sullo sviluppo economico. Oltre a quello ecologico, a quello sociale (e del lavoro), Emmanuel Macron ha individuato nei compiti del governo quello della “produzione”. Fa parte dello scenario occidentale delle “rilocalizzazioni”, per esempio nei semiconduttori (su cui si sta lavorando anche con l’Italia), e della reindustrializzazione. È motivata dalla guerra e dalla de-globalizzazione in grandi aree regionali (tra cui la nostra occidentale), ma anche dalla ricostituzione di economie locali che aiutino la coesione sociale e alla fine anche un più ampio consenso politico popolare, ora così teso e frammentato.

Nello scenario della repubblica presidenziale francese, Elisabeth Borne è riconosciuta come “estensione” degli indirizzi e del ruolo del Presidente Macron, che i media raccontano come a tutto interessato, una specie di “Capo del personale”, un “Giove” onnipotente, che segue ogni candidatura per le legislative, legge i dossier e interviene in ogni dettaglio che gli pare utile. Elisabeth Borne, avrà un bel carico di lavoro con una maggioranza parlamentare ancora tutta da verificare e da costruire con le prossime elezioni di giugno. La sua storia personale è ricca di competenze tecniche, amministrazione, di gestione delle decisioni e dei processi. Ingegnere, frequenta i ministeri dagli anni ‘90, consigliera di ministri come Jack Lang all’educazione nazionale, o capo di gabinetto di Ségolène Royal al ministero dell’ecologia tra il 2014 e il 2015, direttore dell’urbanistica del Comune di Parigi dal 2008 al 2013, prefetto nell’ex-regione di Poitou-Charente, nel 2013, a capo della metropolitana di Parigi tra il 2015 e il 2017, e più volte ministro con Macron, dal 2017.

Non è però mai stata eletta: si candida alle elezioni del 12 e 19 giugno per la prima volta, per l’Assemblea nazionale, nella sesta circoscrizione del Calvados, in Normandia.

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