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Elezioni presidenziali Usa, ecco sondaggi nazionali e Stati chiave

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Usa

Report della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo dedicato alle elezioni del 3 novembre negli Stati Uniti.

 

Lo scenario politico dal 2021 in poi dipende congiuntamente dal risultato del voto presidenziale e di quello per Camera e Senato.

Nessun presidente può attuare la propria agenda di politica fiscale senza il Congresso. A seconda delle maggioranze alla Camera e al Senato, i vincoli sull’esecutivo possono essere più o meno stringenti.

La media dei sondaggi dà margini di vantaggio in crescita per Biden, una maggioranza confermata ai democratici alla Camera e indicazioni incerte per il Senato (ora in mano ai repubblicani con 53 seggi contro i 47 di democratici e indipendenti). I sondaggi successivi al dibattito presidenziale registrano un significativo aumento del vantaggio di Biden su Trump (per esempio, al 4/10, Yahoo/Gov, +8, NBC/WSJ +14, Ipsos/Reuters +10).

Riassumiamo qui sotto i possibili scenari derivanti dai sondaggi, insieme alle principali caratteristiche procedurali dell’elezione del Presidente, dei rappresentanti alla Camera e dei senatori.

ELEZIONE DEL PRESIDENTE

Il Presidente viene eletto dall’Electoral College (EC), con un minimo di 270 voti su 538. A ogni stato è allocato un numero di “elettori”, proporzionale alla popolazione. Gli elettori generalmente seguono le indicazioni del voto popolare statale per la scelta del Presidente. Nelle elezioni di Bush e di Trump, il Presidente aveva la maggioranza dei voti dell’EC, ma non quella del voto popolare. Per questo, le informazioni dei sondaggi nazionali sui due candidati vanno integrate con quelle dei sondaggi a livello statale. I risultati in alcuni stati chiave potrebbero infatti determinare maggioranze diverse a livello nazionale fra collegio elettorale e voto popolare.

La media dei sondaggi nazionali Trump-Biden aggiornata al 4/10 da Realclearpolitics dà un vantaggio di 8,5 punti a Biden (Biden: 50,7, Trump: 42,4), con un andamento relativamente stabile nell’ultimo mese, dopo un picco intorno a 10 a luglio, associato al forte aumento dei nuovi contagi.

Per l’EC, secondo 270towin.com, Biden avrebbe 278 elettori (fra sicuri e inclini a votarlo), Trump 169, con 91 voti incerti (“toss-up”). Gli stati incerti sarebbero: Georgia, Arizona, Florida, Ohio, North Carolina, parte del Maine e del Nebraska. Secondo l’analisi del Center for Politics dell’Univ. of Virginia, i democratici avrebbero 279 voti, i repubblicani 179, con 80 “toss-ups” (Arizona, Wisconsin, North Carolina, Florida). Invece, secondo Fivethirtyeight, Biden avrebbe un vantaggio in venti stati, con 298 voti nel collegio, contro i 154 assegnati a Trump in 15 stati. In 15 stati più D.C. i dati dei sondaggi sono inconcludenti e lasciano aperti 86 voti.

Un’analisi di Abramowitz di Emory University, basata sulla correlazione fra i risultati a livello statale di Clinton e Biden, fa prevedere che Biden dovrebbe fare meglio di Clinton in 50 stati, con un vantaggio maggiore di circa 7 punti. Negli stati chiave, Biden dovrebbe essere davanti a Trump di 7 punti in Arizona, 5 punti in Pennsylvania e 7 punti in Wisconsin. La valutazione di Abramowitz è riassunta nella tabella 3, con 191 voti “sicuri” per Biden e 95 voti per Trump in 15 stati. Aggiungendo gli stati in cui i candidati sono favoriti, si arriva a 259 voti per Biden e 126 voti per Trump.

Il Cook Political Report interpreta i dati in modo più favorevole a Biden, attribuendogli 290 elettori (sicuri, favorevoli, inclinati) contro i 163 per Trump. In questa stima Biden avrebbe già una probabilità elevata di vincere l’EC, mentre Trump per vincere dovrebbe ottenere tutti gli elettori negli stati incerti (85) più 22 elettori inclinati a favore di Biden. Gli 85 voti incerti sarebbero in Florida, Georgia, Iowa, Maine, North Carolina e Ohio.

Le probabilità attribuite dal mercato all’esito elettorale (media realclearpolitics) vedono Biden favorito 61 a 37,5. Fino a un mese fa, i due candidati avevano probabilità simili, intorno al 50% ciascuno. Durante il mese di settembre, il vantaggio di Biden era progressivamente aumentato fino a circa 55. La notizia della positività di Trump a COVID19 ha determinato un balzo di circa 10 punti negli ultimi giorni.

In conclusione, per ora, la maggior parte dei sondaggi basati sulla distribuzione dei voti dell’EC indicano che nessuno dei due candidati ha i 270 voti necessari per la nomina, anche se, rispetto al 2016, Trump è indietro nei principali stati chiave. Questo rende più probabile una vittoria di Biden, sia per il voto popolare sia per quello dell’EC.

Questo risultato non è però scontato, perché ci sono scenari alternativi non implausibili in cui una chiusura della divergenza dei sondaggi fra Biden e Trump potrebbe spostare il voto in alcuni stati cruciali e dare i 270 delegati a Trump. Secondo un’analisi di Fivethirtyeight.com, Trump ha una probabilità del 18% di vincere il collegio elettorale e del 10% di vincere il voto popolare v. tab.1 in prima pagina). Il motivo del bias pro-Trump nel collegio elettorale deriva dal fatto che la maggior parte degli stati chiave è relativamente più repubblicana rispetto alla media nazionale, con una maggiore probabilità di muovere l’ago della bilancia in caso di spostamento della media verso i repubblicani. Per Fivethirtyeight, gli stati chiave siano 14: Texas, Georgia, Ohio, North Carolina, Florida, Arizona, Pennsylvania, Wisconsin, Nevada, New Hampshire, Michigan, Minnesota, Colorado, Virginia. I primi 7 sono relativamente più repubblicani, gli altri sono marginalmente inclinati verso i democratici, ma in misura minore. Fivethirtyeight stima che la Pennsylvania abbia una probabilità del 32% di essere il “tipping point” del voto a favore di Trump. Dopo il primo dibattito presidenziale, i sondaggi in due stati chiave, Pennsylvania e Florida, hanno registrato un aumento del vantaggio di Biden a 7 e 5 punti, rispettivamente, con uno spostamento che potrebbe contribuire a frenare la potenziale maggioranza di Trump. È però del tutto incerta, per ora, la reazione degli elettori alla notizia della positività di Trump e all’evoluzione del suo stato di salute.

CAMERA DEI RAPPRESENTANTI

La Camera ha 435 seggi, rinnovati ogni 2 anni. La maggioranza richiede 218 seggi. Attualmente i democratici e gli indipendenti hanno la maggioranza con 232 seggi, con 1 libertario e 198 seggi repubblicani e 4 seggi vacanti.

Secondo Realclearpolitics, i democratici hanno probabilità di prevalere in 214 distretti, con 180 seggi “sicuri”, 20 seggi in cui sono “favoriti” e 14 in cui gli elettori sono “inclinati a favore”. Per i repubblicani, i distretti probabili sono 190, con 159 “sicuri”, 17 in cui sono “favoriti” e 14 in cui c’è un’inclinazione favorevole. Complessivamente restano 31 seggi incerti, concentrati nel sud-ovest, nel Midwest e in alcune aree del nord-est.

Per 270towin, i democratici avrebbero 225 seggi (di cui 186 sicuri), i repubblicani 188, con 22 seggi incerti.

Il Cook Political Report attribuisce 220 seggi ai democratici (190 sicuri, 30 probabili), e 184 ai repubblicani (154 sicuri, 30 probabili). I seggi incerti sarebbero 30, di cui 13 democratici e 17 repubblicani.

Lo scenario centrale è di mantenimento della maggioranza democratica alla Camera.

SENATO

Il Senato ha 100 seggi, rinnovati ogni 6 anni in modo scaglionato, con un terzo dei seggi in scadenza ogni due anni. Nel 2020, i repubblicani hanno una maggioranza di 53 a 47 (45 democratici e 2 indipendenti). I seggi in scadenza quest’anno sono 33, di cui 23 repubblicani e 12 democratici. Il 3 novembre verranno anche rinnovati due seggi in elezioni speciali per sostituire J. McCain (Arizona, deceduto nel 2019) e J. Isakson, (Georgia, ritiratosi nel 2019 per motivi di salute), entrambi repubblicani.

Realclearpolitics stima una situazione di parità, con 46 seggi sia ai democratici sia ai repubblicani, e 8 seggi incerti (tutti ora in mano ai repubblicani).

Secondo Fivethirtyeight, i democratici sono marginalmente favoriti al Senato con una probabilità dell’80% di ottenere fra 47 e 54 seggi. Sulla base delle caratteristiche dell’elettorato dei singoli seggi in palio, Fivethirtyeight stima che il risultato al momento sia molto vicino alla parità, con una possibile conquista da parte dei democratici di 4-6 seggi dai repubblicani, mitigata dalla potenziale perdita di due senatori democratici in Alabama e Michigan.

270towin prevede una situazione di parità con 48 senatori a ciascuno dei due partiti, con 4 seggi incerti (in Iowa, Maine, Montana e North Carolina).

Lo scenario centrale per il dopo-voto resta in linea con il quadro di Congresso diviso prevalente negli ultimi decenni (v. tab. 4). In questo caso, nessuno dei due candidati avrebbe mano libera per attuare la propria agenda di politica economica. Pertanto, le implicazioni espansive dei programmi preelettorali sarebbero ampiamente moderate dalla convivenza democratici-repubblicani in Congresso fino alle prossime elezioni (2022). La positività di Trump a Covid-19 e la performance negativa del Presidente al primo dibattito presidenziale aumentano la probabilità di un controllo democratico della presidenza e di tutto il Congresso, ma la situazione è fluida e non si possono escludere altre sorprese nelle prossime settimane.

In caso di controllo dell’esecutivo e del legislativo da parte di uno dei due partiti, il primo biennio del mandato del nuovo Presidente vedrebbe un’accelerazione dell’attività legislativa e di riforme espansive con Biden, e di deregolamentazione e riduzione delle imposte con Trump. Le misure proposte ora sarebbero probabilmente in parte mitigate da conflitti in Congresso fra diverse fazioni all’interno di ciascun partito. Potrebbero anche esserci modifiche istituzionali, come l’abolizione dell’ostruzionismo in Senato per le leggi con impatto sul bilancio e l’aumento del numero di giudici della Corte Suprema in caso di vittoria democratica.

L’effetto sulla crescita sarebbe più espansivo negli scenari meno probabili, in cui le proposte preelettorali sarebbero attuate in misura più estesa.

 

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