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Elezioni Usa, ecco gli scenari apocalittici

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Report della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo dedicato alle elezioni del 3 novembre negli Stati Uniti

TUTTI GLI SCENARI SULLE ELEZIONI USA

Data del voto: proroga quasi impossibile.

La Costituzione nel 1788 prevedeva che la data dell’elezione del presidente, attraverso il voto dell’EC, fosse fissata dal Congresso e uguale per tutti gli stati. Inizialmente, il Congresso aveva fissato il voto dell’EC il 14 dicembre, ma fino al 1845 aveva lasciato libertà agli stati riguardo alla data dei voti a livello statale per la scelta degli elettori. Nel 1845, il Congresso ha scelto di fissare per legge anche questa data (il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre), unificandola per tutti gli stati. Pertanto, teoricamente il Congresso potrebbe modificare la data del voto, anche se non ci sono precedenti storici. Le elezioni si sono sempre svolte, dal 1845 in poi, il primo martedì di novembre anche durante guerre (inclusa quella civile), uragani e pandemie. Inoltre, lo spazio per uno spostamento in avanti della data del voto è minimo. Infatti, il 20° emendamento alla Costituzione prevede inderogabilmente che il presidente e il vice-presidente decadano alle 12:00 del 20 gennaio, quattro anni dopo la loro nomina, indipendentemente dal fatto che si siano svolte altre elezioni. In mancanza di un nuovo risultato elettorale, o di una modifica del 20° emendamento, si seguirebbero le regole previste dalla Costituzione per la successione, e il presidente della Camera diventerebbe presidente. Infine, dal punto di vista pratico, essendo necessario un voto favorevole di entrambi i rami del Congresso, non è realistico prevedere una proroga del voto oltre il 3 novembre.

Regole per il passaggio del potere: il 25° emendamento alla Costituzione.

Morte o rimozione del presidente (sez. 1 e 2, 25° emendamento). Dopo l’assassinio di J.F. Kennedy, il Congresso ha approvato il 25° emendamento alla Costituzione che prevede che in caso di morte o di rimozione del presidente, il vice presidente ne prende i poteri, con un voto di conferma di entrambi i rami del Congresso. Il nuovo presidente poi nomina un vice-presidente, che deve essere a sua volta confermato dal Congresso.

Incapacità del presidente di svolgere le proprie funzioni/1 (sez. 3, 25° emendamento). Quando il presidente trasmette al presidente pro-tempore del Senato e a quello della Camera una dichiarazione scritta di incapacità di svolgere le proprie funzioni, e fino a quando non trasmette una nuova dichiarazione contraria, i poteri del presidente passano al vice- presidente, che agisce in qualità di presidente ad interim (questa sezione del 25° emendamento è stata usata in passato per brevi ospedalizzazioni di Bush e Reagan). Questa sezione del 25° emendamento potrebbe essere invocata in caso di previsione di utilizzo di un ventilatore o di una sedazione del presidente.

Incapacità del presidente di svolgere le proprie funzioni/2 (sez. 4, 25° emendamento). Quando il vice-presidente e la maggioranza dei principali ministri dei dipartimenti esecutivi trasmettono al presidente pro-tempore del Senato e al presidente della Camera una dichiarazione scritta che il presidente è incapacitato a svolgere le proprie funzioni, il vice-presidente assume i poteri e il ruolo di presidente ad interim. In seguito, il presidente, quando trasmette una dichiarazione scritta al presidente protempore del Senato e al presidente della Camera che l’incapacità è cessata, riprende i propri poteri, a meno che il vice-presidente e una maggioranza dei membri dell’esecutivo trasmettano entro quattro giorni una dichiarazione che il presidente non può svolgere le proprie funzioni. In questo caso, entro 48 ore il Congresso si deve riunire e votare eventualmente, con una maggioranza di 2/3 in ciascun ramo che il presidente non può svolgere il suo ruolo e che il vice-presidente rimane presidente ad interim. In caso contrario, il presidente riprende i suoi poteri.

Queste sezioni del 25° emendamento sarebbero appropriate in caso di peggioramento improvviso e imprevisto delle condizioni di salute di Trump.

Incapacità del vice-presidente: chi è in linea dopo il vice-presidente? In caso di incapacità del vice-presidente, il Succession Act del 1947 (emendato nel 2006) prevede che la linea di successione del potere sia la seguente: 1) presidente della Camera, 2) presidente pro-tempore del Senato, 3) membri dell’amministrazione, per ordine di importanza partendo dallo State Secretary. Attualmente, quindi, la linea di successione dopo Pence (61 anni) sarebbe: Pelosi (80 anni), Grassley (87 anni), Pompeo (56 anni). Tuttavia, questa legislazione non è mai stata messa alla prova e alcuni costituzionalisti ritengono che potrebbe esserci un conflitto fra l’attribuzione dei poteri al presidente della Camera o al segretario di Stato alla luce dei termini imprecisi della Costituzione.

Impossibilità di Trump a partecipare alle elezioni del 3 novembre. Secondo il NYT, il Republican National Committee (un presidente e 168 rappresentanti statali, 3 per stato/territorio) dovrebbe riunirsi e selezionare un nuovo candidato. La presidente McDaniel è ora positiva a Covid-19. La scelta di un nuovo candidato genererebbe problemi pratici: in molti stati il voto è già iniziato e non ci sarebbe tempo per stampare nuove schede con un nuovo nome. Ogni stato dovrebbe seguire la propria legislazione, che però in molti casi non esiste.

Trump vince ma non può governare. Un caso anche più complicato sorgerebbe in caso di elezione di Trump e di una sua successiva impossibilità a governare. La decisione sarebbe in mano all’EC e alle scelte dei delegati in occasione del voto del 14 dicembre. Le legislazioni statali che vincolano i delegati a dare il voto al candidato scelto dal voto popolare a livello statale non prevedono questa possibilità, perciò gli elettori sarebbero liberi di scegliere eventualmente un altro candidato del RNC.

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