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Elezioni in Irlanda, il sondaggio shock: avanti il Sinn Fein

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Sinn Fein

Irlanda alle urne sabato 8 febbraio. Il Punto di Daniele Meloni

Sabato 8 febbraio sarà una giornata molto impegnativa per il primo ministro irlandese (Taoiseach), Leo Varadkar: a Galway presenzierà alla cerimonia inaugurale della città nominata capitale della cultura europea, e, nello stesso tempo, sarà sottoposto al giudizio del popolo irlandese per una tornata elettorale che è vissuta all’insegna di una sola parola: cambiamento.

Difatti l’Irlanda sta esperendo le stesse condizioni elettorali che determinano il voto nel resto del Continente europeo: un establishment da troppo tempo adagiato su se stesso; uno scollamento sempre più ampio tra le élite e le masse dato anche dalla crescente ineguaglianza. Varadkar e il suo Fine Gael – letteralmente “La famiglia degli Irlandesi” – hanno cercato di intestarsi il cambiamento nel corso della campagna elettorale.

Il partito, facente parte del Partito Popolare Europeo, può vantare anni di governo stabile e una crescita economica al di sopra della media europea ma un mercato immobiliare fuori controllo – e che ha visto affitti e prezzi degli immobili salire alle stelle nell’ultimo anno – stanno mettendo a dura prova la sua tenuta, tanto che gli ultimi sondaggi hanno avuto un esito shock: i nazionalisti irlandesi del Sinn Fein (Noi Soli) sarebbero in testa alle preferenze degli elettori Irish. Mary Lou McDonald, la leader dei feniani ha affermato di recente che “il popolo irlandese è stufo di votare gli stessi partiti centristi che non si differenziano in nulla e vuole un cambiamento reale”.

Secondo il sondaggio del Times/Ipsos Mori il Sinn Fein avrebbe il 25% dei consensi con una campagna non più solamente a favore di un nazionalismo irlandese duro e puro ma anche parlando di disagio sociale, homelessness, investimenti negli ospedali. McDonald ha pure partecipato a uno sciopero degli infermieri a Dublino per dimostrare come gli irlandesi non ne possono più di malasanità e di liste di attesa infinite.

Il conservatore Fianna Fail di Micheàl Murray sarebbe al 23% dei consensi, mentre Varadkar sarebbe al terzo posto con il 20. In caso di sconfitta è molto probabile che quest’ultimo sarà costretto a lasciare sia la premiership che la leadership del partito di cui è segretario dal 2017.

Sia Murray che Varadkar hanno escluso di formare un governo con il Fein affermando che i nazionalisti non hanno ancora reciso i loro legami con l’Ira e che una loro presenza nell’esecutivo avrebbe un effetto pessimo sull’economia e sulla lotta al crimine in Irlanda. Il fatto che McDonald e i suoi presentino solo la metà dei candidati rispetto ai due storici partiti dell’indipendenza irlandese nelle 39 constituencies in cui è suddiviso il paese rende inevitabilmente molto difficile che i feniani risultino il partito con più seggi al Daìl, il Parlamento di Dublino. Non resta che aspettare il responso delle urne per verificare se il cambiamento di cui si parla incessantemente prenderà o meno forma.

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