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Voto

Chi vincerà e chi perderà le elezioni europee. Report

Che cosa emerge da un paper firmato da due ricercatori dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi sulle elezioni europee

Un nuovo Parlamento europeo spostato a destra con tre vincitori chiamati Popolari, Conservatori più il gruppo salviniano e lepenista di Identità e Democrazia. È lo scenario post-voto tratteggiato in un paper firmato da due ricercatori dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi, che attraverso un sofisticato modello statistico formula una previsione sui nuovi equilibri interni all’Eurocamera dopo le elezioni di sabato e domenica. Ecco come sarà l’articolazione e la composizione dell’Assemblea di Strasburgo secondo lo studio di Kevin Cunningham e Simon Hix, rispettivamente sondaggista ed ex consulente del Labour e ricercatore dell’European University Institute di Firenze nonché membro della British Academy.

La metodologia.

Il modello elaborato dallo studio prende in considerazione una serie di variabili che dai sondaggi più recenti passa ad includere i voti raccolti dai partiti nazionali nelle ultime tornate elettorali e il loro posizionamento al governo o all’opposizione, ricavandone stime del consenso che raccoglieranno quei partiti l’8 e 9 giugno calcolate anche in termini di seggi vinti.

La previsione sulle elezioni europee.

Secondo Cunningham e Hix il 10 giugno ci sveglieremo leggendo le seguenti notizie sui giornali.

Anzitutto i tre principali gruppi – PPE, Socialisti e Democratici e Renew Europe – usciranno ridimensionati anche se non si può escludere che, al contrario, i soli popolari finiranno per guadagnare qualche seggio.

Quanto ai sovranisti, distribuiti nei due gruppi dell’ECR di Giorgia Meloni e in ID, secondo lo studio saranno i chiari vincitori di questa tornata irrobustendo le loro fila anche se non al punto di ribaltare gli equilibri complessivi. Il loro risultato sarà comunque più consistente di quello previsto per i socialisti.

Assisteremo dunque, secondo la proiezione che gli Autori avevano peraltro anticipato in una precedente ricerca risalente a gennaio, a una “brusca sterzata a destra” a tutto vantaggio dei sovranisti e a svantaggio invece dei seguaci di Macron, in sofferenza per i vistosi consensi di cui gode in Francia il partito di Marine Le Pen.

Dettagli che contano.

Scendendo più nel dettaglio, pare che popolari e socialisti potranno tirare un sospiro di sollievo lunedì grazie a un miglioramento delle loro prospettive elettorali rispetto ai sondaggi effettuati all’inizio dell’anno.

In particolare il crollo preconizzato dei socialisti potrebbe verificarsi solo nei termini di un piccolo smottamento che renderebbe il gruppo numericamente meno consistente rispetto ad oggi.

Molto interessante anche la gara a chi, dopo popolari e socialisti, conquisterà il terzo posto, in una serrata competizione tra Renew e ECR, con ID che dovrebbe restare a distanza anche a seguito della recente espulsione dai suoi ranghi dei tedeschi di AFD.

Cosa accade a destra dei popolari?

Appare chiaro a questo punto che i risultati più interessanti sbucheranno a destra del PPE, dove non è escluso che possa amalgamarsi un gruppo nuovo di zecca che tenga insieme i partiti nazionali di governo come i Fratelli d’Italia di Meloni, o gli orbaniani di Fidesz, espungendone le formazioni più radicali tra cui spiccano i leghisti di Salvini.

La complessa operazione, che porterebbe ad uno smantellamento e ad una successiva ricomposizione dei due gruppi sovranisti, farebbe nascere potenzialmente la seconda compagine più numerosa dell’Europarlamento, con un netto sorpasso rispetto ai socialisti.

La tenuta a battesimo di questo “supergruppo” di destra dipenderà, secondo gli Autori, dal disegno che sarà perseguito da Giorgia Meloni, definita “la giocatrice chiave” di tale partita.

Spetterà molto probabilmente a lei infatti la scelta chiave, ossia saltare sul carro popolare sostenendo la candidatura dell’attuale presidente Von der Leyen oppure su quello dei più che probabili trionfatori francesi del Rassemblement National di Marine Le Pen. Una scelta, sottolineano Cunningham e Hix, direttamente legata a quella del nuovo Commissario spettante all’Italia dopo l’inevitabile trattativa che vedrà Meloni molto coinvolta insieme ai suoi ministri.

Al centro intanto.

Il principale movimento che si registrerà al centro sarà tutto interno a Renew Europe, i cui consensi sono previsti in calo soprattutto oltralpe.

Il gruppo del centro liberale che si identifica nella leadership del presidente francese ha di fronte a sé una doppia sfida. La prima riguarda la sua indecisione sull’espulsione degli olandesi del VVD dopo la loro scelta di formare un governo insieme ai populisti di Geert Wilders, eventualità che indebolirebbe inesorabilmente il gruppo e potrebbe anche sfociare nella nascita di una nuova formazione centrista.

La seconda sfida per Renew riguarda la tentazione di alcuni componenti di disfarsi dell’attuale nome per tornare alla tradizionale etichetta dell’ALDE.

A sinistra invece.

Due le mosse da seguire a sinistra. Si tratta di quella dei pentastellati che, nella loro nuova identità di forza di marca progressista, potrebbero confluire nei gruppi dei Verdi o della sinistra, finora restii ad aprire loro le braccia.

Quanto alla seconda mossa, essa coinvolge la sinistra slovacca e tedesca tentata di staccarsi dal gruppo tradizionale a causa di divergenze sui temi delle migrazioni.

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