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Che cosa succede fra Egitto e Israele

Egitto Turchia

Il gioco di seduzione di al-Sisi con Israele (e Washington). L’approfondimento di Daniel Reichel per Affari Internazionali

Era dal 2011 che un primo ministro israeliano non si recava in Egitto in visita ufficiale. Un’assenza decennale, interrotta adesso dal caloroso incontro a Sharm el-Sheikh, sul Mar Rosso, tra il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il premier israeliano Naftali Bennett. Tre lunghe ore in cui i due hanno parlato di rapporti bilaterali, dell’assistenza egiziana alla ricostruzione della Striscia di Gaza e dei prigionieri israeliani detenuti da Hamas, secondo quanto comunicato dall’ufficio di Bennett. I colloqui hanno anche affrontato questioni regionali, compreso il programma nucleare dell’Iran, ha aggiunto una fonte diplomatica israeliana all’Afp. Per parte egiziana, i comunicati ufficiali parlavano di un impegno di al-Sisi per il rilancio dei negoziati di pace, in stallo dal 2014.

Entrambi i leader hanno descritto l’incontro con parole molto positive. “Abbiamo creato l’infrastruttura per profonde relazioni tra noi in futuro”, ha dichiarato Bennett prima di prendere l’aereo per tornare in patria. E, secondo il giornalista diplomatico Barak Ravid, il suo entourage sarebbe rimasto colpito dal vedere la bandiera israeliana sventolare in bella vista a Sharm el-Sheikh. Non solo. L’ufficio della presidenza di al-Sisi, appena il premier israeliano è atterrato, ha immediatamente diffuso dichiarazioni celebrative della visita e poco dopo pubblicato le immagini dei due leader assieme sorridenti.

“L’Egitto vede le relazioni con Israele e gli sforzi per ricostruire Gaza come un percorso verso la Casa Bianca”, ha detto un funzionario israeliano ad Haaretz, aggiungendo che il Cairo “ne ha bisogno” per spostare l’attenzione internazionale dal tema delle violazioni dei diritti umani all’interno del paese (dalla repressione del mondo Lgbt al caso Zaki). Secondo questa interpretazione, la grande apertura dimostrata dall’Egitto e il suo ruolo da mediatore nei rapporti tra Israele e Hamas sono uno strumento in mano ad al-Sisi per accreditarsi presso l’amministrazione Usa a guida Biden.

“La Casa Bianca e l’Egitto hanno una storia di relazioni complicate, soprattutto con i presidenti del Partito Democratico. Al-Sisi teme che durante il suo mandato, Biden sviluppi un’avversione per la situazione dei diritti umani in Egitto e prenda misure punitive contro il Paese – è l’analisi di Jacky Hugi, giornalista della radio dell’esercito israeliano -. Così si è messo in moto per catturare il suo cuore. La calda ospitalità dimostrata al primo ministro d’Israele e del suo staff è un’operazione consapevole”.

IL RILANCIO DEI NEGOZIATI DI PACE

La dichiarazione d’impegno egiziana per promuovere la soluzione dei due Stati rientrerebbe dunque in questo tentativo del Cairo di ingraziarsi Washington. In concreto su questo fronte difficilmente ci saranno aggiornamenti, anche alla luce delle posizioni diverse all’interno del governo d’Israele.

“La mia percezione è diversa da quella del ministro della Difesa (Benny Gantz), anche se lavoriamo in armonia. Sono contrario a uno Stato palestinese e penso che sarebbe un grave errore importare il modello fallito di Gaza con Hamas, che spara razzi contro di noi, e trasformare in quello l’intera Cisgiordania”, ha dichiarato Bennett in un’intervista a Ynet. Il leader della destra nazionalista di Yamina ha poi chiaramente escluso di voler incontrare – a differenza di quanto fatto dal citato ministro Gantz – il leader palestinese Mahmoud Abbas. “Non vedo alcuna logica nell’incontrare Abbas quando fa causa ai nostri soldati all’Aia e accusa i nostri comandanti di crimini di guerra. Secondo me, l’Autorità palestinese è un’entità fallita”, la sua posizione.

Anche se nel suo governo Gantz e il premier “a rotazione” Yair Lapid sono aperti al dialogo con Ramallah, Bennett ha ribadito la sua contrarietà. La fragile coalizione che regge il suo esecutivo non rischierà di entrare in argomento negoziati. E anche l’Egitto ne è al corrente.

RICOSTRUIRE GAZA

Tolto il tema negoziati dall’agenda, in quella condivisa da Egitto e Israele rimangono molti punti su cui lavorare. A partire dalla stabilizzazione della Striscia di Gaza. Dopo aver mediato per il cessate il fuoco di maggio, al-Sisi si propone come punto di riferimento delle trattative per arrivare ad una tregua duratura tra Hamas e Israele. Gli scontri al confine di fine estate non sono stati incoraggianti, con il pericolo di una nuova escalation dietro l’angolo.

Israele, per bocca del suo ministro degli Esteri Lapid, ha presentato un piano soprannominato “economia per la sicurezza” diretto a ricostruire Gaza in cambio del disarmo delle fazioni armate palestinesi. “Il sistema elettrico sarà riparato, il gas sarà collegato, un impianto di desalinizzazione dell’acqua sarà costruito, significativi miglioramenti al sistema sanitario e una ricostruzione delle infrastrutture abitative e dei trasporti avrà luogo. In cambio, Hamas si impegnerà a una tranquillità a lungo termine”, l’idea di Lapid. Un progetto possibile punto di partenza per la delegazione egiziana che dovrebbe arrivare la prossima settimana in Israele per discutere proprio della situazione di Gaza.

Il governo israeliano chiede che il Cairo controlli in modo stringente cosa entra dal valico di Rafah tra l’Egitto e Gaza, al fine di prevenire il contrabbando di materiali che possono consentire a Hamas di ricostruire le sue capacità militari. L’Egitto – che, come Israele, ha posto un blocco sull’enclave in quanto controllata dal movimento terroristico – allo stesso tempo ha promesso sostanziosi aiuti a Gaza per la ricostruzione. E sta lavorando alla riconciliazione tra l’Autorità Palestinese, Hamas e altri gruppi palestinesi.

IL CAIRO-TEL AVIV

Intanto presto non saranno più solamente le delegazioni diplomatiche egiziane a volare direttamente in Israele. La compagnia di bandiera Egyptair inizierà infatti a operare diversi voli settimanali tra Il Cairo e Tel Aviv a partire da ottobre, hanno fatto sapere fonti della compagnia aerea.

Inoltre il valico di frontiera di Taba tra Israele e il Sinai, principale porta d’ingresso per i turisti israeliani in territorio egiziano, è stato riaperto. Segni di un rilancio dei rapporti bilaterali anche sul fronte del turismo, oltre alla cooperazione già avviata da tempo in tema di gas. Una collaborazione frutto anche degli ottimi rapporti tra al-Sisi e il predecessore di Bennett, Benjamin Netanyahu.

L’ex premier ha incontrato più volte il presidente egiziano, coltivando stretti legami personali e un’intesa su diversi fronti aperti, dalla lotta al terrorismo alla questione iraniana. Gli incontri però sono stati per lo più segreti. È qui la principale differenza rispetto al passato. Nel segno anche degli Accordi di Abramo, le calorose strette di mano pubbliche tra Bennett e al-Sisi, sponsorizzate dalle stesse autorità egiziane, sono il segno di un rapporto sempre più consolidato tra Israele e una parte del mondo arabo.

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