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Ecco perché Papa Francesco ha silurato il cardinale Becciu (suo ex braccio destro)

di

papa francesco Torzi
Papa Francesco

Papa Francesco in un’udienza-choc dimissiona il cardinale Giovanni Angelo Becciu, ex sostituto della Segreteria di Stato e per anni il primo collaboratore di Bergoglio. Le notizie del settimanale l’Espresso e il tweet del vaticanista del Foglio, Matzuzzi

La “bomba” in Vaticano scoppia all’ora di cena, con l’uscita di un, a dir poco inatteso, Bollettino della Sala stampa vaticana, scrive la principale agenzia di stampa italiana Ansa.

“Oggi, giovedì 24 settembre, il Santo Padre ha accettato la rinuncia dalla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato, presentata da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Angelo Becciu”, si legge nella nota della Santa sede.

Non riferisce altro la comunicazione, inconsuetamente diffusa in serata. E secondo quanto ha potuto apprendere l’Ansa, “la decisione del Papa è stata comunicata appena poco prima dallo stesso Bergoglio a Becciu in una udienza-choc”.

L’UDIENZA CHOC

E’ la prima volta da quando Bergoglio è Pontefice che un porporato di Curia rinunci, oltre all’incarico nel proprio Dicastero, ai “diritti” connessi al cardinalato. Angelo Becciu, creato cardinale proprio dallo stesso papa Francesco, non ha avuto il tempo di rientrare nel suo appartamento stasera che la notizia della sua “rinuncia” era già stata pubblicata ufficialmente con il bollettino della sala stampa.

CHI E’ BECCIU

Becciu, dopo una carriera da nunzio apostolico, è stato a lungo Sostituto in Segreteria di Stato e al compimento dei 70 anni aveva ricevuto la berretta cardinalizia da Francesco, come prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.

LA VICINANZA A BERGOGLIO

L’ex sostituto della Segreteria di Stato è stato “per anni il primo collaboratore di Bergoglio, l’uomo del quale il Papa si fidava ciecamente e con il quale si confrontava di fatto quotidianamente”, ha scritto Repubblica: Becciu mantiene la porpora da cardinale, ma rinuncia a tutti i diritti che essa comporta, “in sostanza, non potrà partecipare a un futuro conclave, aiutare il Papa collegialmente nell’esercizio delle sue funzioni, prendere parte ai concistori”.

L’UOMO DEI SEGRETI

Becciu, 72 anni, era, soprattutto, l’uomo che conosceva i segreti di Vatileaks e dei Corvi, chiosa Repubblica.

I MOTIVI DELLE DIMISSIONI SECONDO L’ESPRESSO

C’e’ anche l’utilizzo dei soldi dell’Obolo di san Pietro, il fondo raccolto per le opere di aiuto ai poveri, fra i motivi delle improvvise dimissioni del cardinale Angelo Becciu: lo sostiene l’Espresso, in un’anticipazione del numero in uscita venerdì 25 settembre.

IL RUOLO DI BECCIU

Secondo il settimanale, c’era “un vero e proprio metodo che ha contraddistinto la Segreteria di Stato sotto la direzione del cardinale Angelo Becciu”. L’allora monsignor Becciu aveva affidato “l’intera cassa vaticana al finanziere Enrico Crasso, ex Credit Suisse”, il quale “ha indirizzato gli investimenti vaticani verso fondi speculativi con sede in paradisi fiscali”.

DOSSIER FONDI

Inoltre, da sostituto della segreteria di stato, Becciu “avrebbe chiesto e ottenuto per ben due volte dalla Conferenza Episcopale Italiane e una volta dall’Obolo di San Pietro un finanziamento a fondo perduto in favore della cooperativa Spes, braccio operativo della Caritas di Ozieri, provincia di Sassari, di cui titolare e rappresentante legale è il fratello Tonino”.

IL TWEET DI MATZUZZI, VATICANISTA DEL FOGLIO

 

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Sale di livello l’inchiesta per l’acquisizione del palazzo di Sloane Avenue, Londra, da cui tutto nasce. Secondo quanto è stato ricostruito consultando carte e movimentazioni, quella vicenda che ha generato via via una “enorme voragine” nei conti, è il prodotto finale di un modo di condurre le finanze vaticane che mai è piaciuto a Papa Francesco, il quale tesseva una rete di sorveglianza e di nuove norme mentre speculatori, broker e promotori finanziari giocavano con la cassa della segreteria di Stato. E alla fine ha chiesto il pugno di ferro contro corrotti e corruttori.
Secondo le carte visionate dall’Espresso, l’allora sostituto della segreteria di Stato ha dirottato più volte i soldi della Cei e dell’Obolo di San Pietro in direzione di suoi familiari. Finanziamenti a fondo perduto in favore della cooperativa “Spes”, braccio operativo della Caritas di Ozieri (Sassari) di cui titolare e rappresentante legale è il fratello Tonino, sono stati chiesti e ottenuti dal cardinale Becciu tre volte: la prima nel settembre 2013, 300 mila euro per ampliare l’attività e ammodernare il forno; la seconda, nel gennaio del 2015, destinando alle casse della cooperativa altri 300 mila euro dopo un incendio. I fondi chiesti e ottenuti da Becciu la Cei li attingerà dai fondi dell’otto per mille. La terza ed ultima richiesta parte nell’aprile 2018: 100 mila euro a fondo perduto per gli adeguamenti delle strutture per l’accoglienza dei migranti. E questa volta i fondi verranno dispensati dall’Obolo di San Pietro, un fondo sotto il diretto controllo di Becciu.
Una montagna di soldi, un metodo che affonda le radici in una prassi antica, sin da quando il cardinale era nunzio apostolico, una ventina d’anni fa: secondo quanto appreso da fonti interne della Santa Sede, a quel tempo infatti un altro fratello del cardinale, Francesco, titolare di una ditta di falegnameria, avrebbe arredato e ammodernato numerose chiese in Angola e a Cuba, vicende avvenute molti anni fa quando non c’era nessun tipo di controllo sugli appalti e la prossimità familiare era prassi consolidata.
Ma non è finita qui. Un altro caso interessante riguarda la società “Angel’s srl” che ha come rappresentate legale e socio di maggioranza col 95 per cento un altro fratello del cardinale, il professor Mario Becciu, ordinario di psicologia presso l’Università Salesiana di Roma. Lo scopo sociale della società non però ha nulla a che vedere con l’accademia: riguarda curiosamente la distribuzione specializzata e la consulenza nel food & beverage, con tanto di installazioni di sistemi automatici e prodotti per il settore negli hotel, impiantistica professionale per birra e bevande alla spina. Utilizzando il mercato della solidarietà, così come fa la cooperativa “Spes” di Tonino Becciu, la società di Mario Becciu ha prodotto ed imbottigliato la “Birra Pollicina”, una birra che attualmente non è in commercio e di cui non è possibile trovare alcuna traccia nella distribuzione commerciale, se non in alcuni locali e su commesse opportunamente indirizzate da parte di enti ecclesiastici i quali, interpellati, hanno congiuntamente affermato che l’indicazione di acquistare i prodotti dalla “Angels’s” proveniva direttamente dal cardinal Becciu o da persone a lui vicine.
In questo, come nel caso della “Spes”, si tratta di flussi di denaro difficili da tracciare. Soldi che in un secondo tempo, come dimostrano i documenti in possesso dell’Espresso, venivano reinvestiti in pacchetti azionari, holding e finanziarie. In un sistema in cui i conflitti di interessi erano all’ordine del giorno. Un regno di colletti bianchi, avvocati, faccendieri, fondi offshore che nel corso degli anni ha garantito riservatezza sugli affari personali del cardinal Becciu e della sua famiglia e determinato un meccanismo che ha generato un buco di 454 milioni di euro.

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