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Ecco perché la Cina stringe su Hong Kong

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I piani di Pechino sembrano rivolti a un unico scopo: una sempre maggiore integrazione di Hong Kong nella Cina continentale. L’analisi di Giulia Sciorati, Ispi China Programme

 

La Cina “continentale” considera particolarmente minacciose le proteste che stanno scuotendo Hong Kong, dato soprattutto il livello di integrazione internazionale della città. Pechino teme infatti che tale apertura al resto del mondo possa favorire le spinte centrifughe che attraversano Hong Kong sin dalla sua “cessione” da parte del Regno Unito.

La Cina si trova oggi di fronte a un dilemma: qualsiasi compromesso troppo poco stringente potrebbe creare un precedente che rischierebbe di estendersi alle relazioni tra Pechino e altre regioni contese come Macao, Taiwan, Tibet, Xinjiang e Mongolia interna.

D’altra parte, altrettanto rischioso sarebbe agli occhi di Pechino far finta che nulla sia successo, poiché proprio in queste regioni le proteste di Hong Kong potrebbero trovare facili emuli. Inoltre, Pechino sta oggi investendo sulla realizzazione della “Greater Bay Area”, una zona economica e finanziaria che comprenderebbe anche Hong Kong e sarebbe in grado di rivaleggiare con le baie di San Francisco e Tokyo.

A questo scopo, è necessario che Hong Kong sia ulteriormente integrata con la terraferma: non è un caso, infatti, che collegamenti terrestri come quello con Zhuhai nel Guangdong siano già stati prontamente realizzati. Hong Kong rimane legata a doppio filo con Pechino, che nonostante l’interconnessione globale della città, ne è la principale destinazione dell’export, intercettando circa la metà del suo commercio totale per il 2018. I piani di Pechino, però, sembrano rivolti a un unico scopo: una sempre maggiore integrazione di Hong Kong nella Cina continentale.

Al di là della legge sull’estradizione, gran parte della tensione che in queste settimane attraversa Hong Kong nasce infatti proprio dalle incognite che gravano sul futuro della sua fragile democrazia, che, seppur imperfetta, deve oggi confrontarsi con un destino incerto: cosa comporterà infatti il completamento della transizione di Hong Kong nella Cina continentale non è ancora stato chiarito. Ed è proprio questa incertezza che continuerà a fomentare le proteste.

(estratto di un’analisi più ampia pubblicata sul sito dell’Ispi; qui la versione integrale)

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