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Ecco perché la Bce acquisterà meno titoli di Stato italiani. E perché la Germania festeggia

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Tutte le novità in arrivo dalla Bce sugli acquisti dei titoli di Stato. Con effetti diversi su Paesi come Italia e Germania. Fatti, numeri, approfondimenti, commenti e un’analisi di Fabio Vanorio

La Banca centrale europea ridurrà all’11,80%, dal 12,31%, la quota dell’Italia nel suo capitale (capital key).

Scende leggermente, infatti, la quota di titoli di Stato italiani acquistabili dalla Bce presieduta da Mario Draghi attraverso il quantitative easing a partire da gennaio 2019.

E’ quello che si legge in una nota dell’Istituto centrale con sede a Francoforte.

LA DECISIONE DELLA BCE

La decisione è stata presa nel quadro della revisione quinquennale della quota di ciascun Paese nel capitale della Bce (“capital key”) che si basa sui rispettivi Pil e popolazione.

L’IMPATTO DELLA SCELTA

Aumentano, invece, le capital key di Germania, Francia, Irlanda, Austria, Belgio: Paesi che così potranno giovarsi di maggiori acquisti di titoli da parte della Banca centrale europea.

LE STIME DI BLOOMBERG

Oggi la Bce ha in pancia quasi 350 miliardi di titoli italiani acquistati nell’ambito del Quantitative easing che termina a fine anno. Parte di questi titoli scadranno nel 2019 e dovranno essere rinnovati in base alle nuove regole. L’agenzia Bloomberg ha calcolato che a causa della rimodulazione delle quote di capitale il reinvestimento in titoli del debito italiano potrebbe in teoria risultare inferiore di quasi un miliardo rispetto alle previsioni,

LA QUESTIONE CAPITAL KEY

Ogni cinque anni la capital key della Banca centrale europea, ovvero la quota che ciascuna banca centrale nazionale detiene dell’azionariato Bce, viene aggiornata tenendo conto delle variazioni Pil e della popolazione dei Paesi dell’Eurozona. Sulla base della stessa capital key, vengono spartiti in proporzione fissa gli acquisti di asset da parte dell’Eurotower.

EFFETTI E SCENARI

La quota della Bundesbank nel capitale della Bce è previsto salire a scapito dei Paesi le cui economie si sono contratte, come Italia, Spagna e Grecia, secondo quanto emerge dalla nuova struttura dell’azionariato della Banca centrale europea.

LA RILEVANZA DELLA QUESTIONE

Considerata inizialmente come un fatto simbolico, oggi la questione sta assumendo un significato rilevante perché è utilizzato, appunto, per determinare la porzione di acquisto dei bond governativi, come previsto dal programma di stimolo della Bce.

IL COMMENTO DI CECCHINI SU HUFFINGTON POST

“Un’altra tegola cade sulla testa del governo gialloverde”, commenta su Huffington Post Italia Marco Cecchini, giornalista di lungo corso di economia e finanza, per anni al Corriere della Sera.

L’ANALISI DI MARCO VALERIO LO PRETE

A prevedere chiaramente quello che è stato deciso oggi è stato lo scorso maggio Marco Valerio Lo Prete, già capo dell’economia e della finanza del Foglio, ora al Tg1: “L’Italia è diventata decisamente più “leggera” in termini di Pil dell’Ue ed è rimasta stabile in termini di popolazione; la Germania ha guadagnato molto peso in termini di Pil e ne ha perso pochissimo dal punto di vista demografico. Dunque Berlino – la cui quota di partecipazione al capitale Bce è adesso pari a 17,9973 – potrebbe diventare ancora più influente all’Eurotower; invece l’Italia – la cui quota è oggi pari a 12,3108 – potrebbe perdere influenza. Per di più in una situazione in cui, per esempio, l’attuale programma di Quantitative easing prevede che la Bce acquisti titoli di debito pubblico degli Stati membri dell’Eurozona in proporzione alle quote del capitale sociale della Bce detenute dalle Banche centrali nazionali”, ha scritto su Public Policy.

ECCO DI SEGUITO UN ESTRATTO DELL’ANALISI DI FABIO VANORIO PER START PUBBLICATA IL 4 NOVEMBRE

Come notato dal Financial Times, il ricalcolo del “capital key” richiederebbe alla BCE di acquistare meno debito dai Paesi periferici nel 2019 rispetto a quanto l’attuale “capital key” ne consenta.

Secondo l’investment bank Jefferies, la modifica del “capital key” potrebbe autorizzare acquisti addizionali da parte della Bundesbank (in misura pari a circa €18bn di debito governativo tedesco) e da parte dei Paesi periferici che hanno migliorato la loro posizione fiscale (quali Irlanda e Portogallo). A fronte di questo, Banca d’Italia, Banque de France e Banco de España dovrebbero ridurre i propri flussi di debito governativo nazionale in misura rispettivamente pari a circa €28bn, €12bn, e €19bn. Per fare un esempio, nel 2019, allorquando la Banca d’Italia fosse nella condizione di reinvestire circa €35bn e il Banco de España circa €25bn da titoli sovrani in scadenza, i flussi di reinvestimento effettivi potrebbero essere solo pari a circa la meta’.

Secondo Pictet Wealth Management (PWM), mentre i valori assoluti di questa riduzione sono infimi (“peanuts”), c’è il rischio che la situazione incendi ulteriormente la retorica anti-euro in atto in Europa. PWM evidenzia, comunque, che gli acquisti programmati per il prossimo anno dalla BCE, ad esempio, di debito italiano sono già fissati in misura inferiore ad altri Paesi poiché la BCE detiene titoli del debito italiano a scadenze più lunghe, in media, che in paesi core quale la Germania.

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