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Tutti i prossimi passi di Saipem e Leonardo-Finmeccanica in Bahrain

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Bahrain

Che cosa cambia per Eni, Saipem, Leonardo-Finmeccanica e altre aziende italiane in Bahrain

Sette accordi per un valore complessivo di 330 milioni di euro. Una visita fruttuosa quella del principe Salman Bin Hamad al Khalifa, principe ereditario, vice comandante supremo e primo vice primo ministro del Bahrain, in Italia.

A dare la notizia delle intese è stato il Bahrain economic development board (edb), l’agenzia di promozione e attrazione degli investimenti nel Bahrain. Insieme al principe una folta delegazione composta dai rappresentanti delle principali realtà imprenditoriali e finanziarie del paese tra cui il Fondo sovrano Mumtalakat, della Camera di commercio del Bahrein, della Bahrain Petroleum Company (Bapco) e di Gulf Air Company.

QUALI SONO I PRINCIPALI ACCORDI

Tra i principali accordi siglati durante gli incontri figurano quelli tra Alba e Fluorsid, Alba e Fata, Alba e Techmo car, Al Salam Bank e Omp Racing, Gpic e Saipem, Tatweer ed Eni, e, infine, tra l’Economic development board e Leonardo (ex Finmeccanica), come ha dato conto nei giorni scorsi anche Start. Proprio quest’ultima azienda ha collaborazioni che vanno dal controllo del traffico aereo dell’aeroporto internazionale di Al Muharraq al progetto di sostituzione del radar dell’aeronautica Militare del Bahrein fino all’ammodernamento del sistema di combattimento di sei navi da guerra della regia Forza navale del Bahrein.

Altri accordi sono stati invece sottoscritti dal ministro degli Affari esteri di Manama, Khalid bin Ahmed bin Mohammed al Khalifa, e dall’omologo italiano Luigi Di Maio, riguardanti la cooperazione nei settori della cultura, dell’istruzione, della scienza, della tecnologia e dell’informazione.

IL DOSSIER SAIPEM

Saipem ha firmato un Memorandum of Understanding (MoU) con Gulf Petrochemical Industries Company (GPIC), una joint venture paritetica fra la National Oil and Gas Holding Company del Regno del Bahrain, la saudita SABIC Agri-nutrient Investments e la kuwaitiana Petrochemical Industries.

Oggetto del protocollo d’intesa è lo studio di fattibilità di tre importanti progetti. Il primo riguarda l’incremento della produzione giornaliera di ammoniaca, urea e metanolo di un impianto GPIC già esistente, attraverso soluzioni tecnologiche che consentono la riduzione del consumo di energia l’utilizzo di gas naturale. Il secondo progetto consiste in uno studio di pre-fattibilità per la costruzione di un nuovo mega-impianto per la produzione di ammoniaca e di urea, mentre il terzo è volto a determinare la qualità delle riserve di gas nei giacimenti scoperti nel 2018 al largo della costa occidentale del regno.

ECCO LO SCENARIO PER LE AZIENDE ITALIANE

In futuro alle imprese e startup italiane che vogliono investire in Bahrain sarà garantito un processo fast-track di inserimento rapido nell’ecosistema, che consentirà loro di insediarsi velocemente nel Paese. Lo ha annunciato l’Economic Development Board, ha sottolineato Business People. Inoltre, alle startup italiane saranno offerti il supporto di incubatori e acceleratori del Bahrain e l’accesso al loro network e ai programmi. L’obiettivo è permettere alle nostre aziende di beneficiare dell’intero ecosistema del Bahrain, che vanta costi operativi inferiori fino al 50% rispetto ai Paesi limitrofi, una forza-lavoro altamente qualificata e soft infrastructures avanzate.

CHI HA RESTO POSSIBILE L’INCONTRO

A rendere possibile l’incontro e l’intesa la partnership tra l’Economic development board e Confindustria Assafrica & Mediterraneo, l’associazione imprenditoriale che supporta le imprese italiane nei paesi del Mediterraneo, Africa e Medio oriente. Secondo i cui dati sono 61, attualmente, le imprese italiane che operano in Bahrain, in particolare nel settore manifatturiero.

BAHREIN UN GLOBAL CONTENDER

Alla testa di Confindustria Assafrica e Mediterraneo c’è Giovanni Ottati che all’agenzia Nova ha parlato della missione Bin Hamad al Khalifa come la più importante da 20 anni a questa parte e la prima di molte altre a venire. In più, ha ricordato Ottati, il Bahrein si sta promuovendo non solo come hub o player regionale, ma “come global contender”, per cercare cioè di superare tutte le barriere territoriali e cogliere a pieno le opportunità a livello mondiale.

Una propensione internazionale di fondamentale importanza per le aziende italiane: “Se una nostra azienda ha un piano un progetto di sviluppo in un altro paese, ad esempio in Angola, lo può mettere sul tavolo dell’Economic Development Board del Bahrein che si preoccuperà di verificare se questo progetto è sostenibile, se viene realizzato secondo condizioni di competitività e se ci sono tutte le premesse di trasparenza”.

I PROGRAMMI FUTURI DEL PAESE

“In due anni questo paese dopo un periodo di studio ha definito una nuova Visione industriale, la Economic Vision 2030, che è molto sfidante e si differenzia rispetto a tutte le altre che caratterizzano la nostra regione e il Golfo”, ha osservato Ottati.

È SOLO L’INIZIO, NON È LA FINE

“Questo è solo l’inizio, non è la fine”, ha osservato Ottati, il quale ha rivelato che nel 2020 che coincide con il 40esimo anniversario di Confindustria Assafrica e Mediterraneo, verranno messi in campo una serie di “sforzi significativi finalizzati a facilitare e promuovere l’industria italiana e quelle condizioni che consentono all’industria di potersi sviluppare ulteriormente”. A cominciare dalla prossima settimana con la partecipazione di Confindustria Assafrica e Mediterraneo a Expo Kuwait-Italy 2020 dedicato alle eccellenze italiane del Made in Italy, ha sottolineato l’agenzia Nova.

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