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Ecco perché abbiamo silurato Conte. L’analisi di Bagnai (Lega)

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Che cosa ha scritto Alberto Bagnai, economista, senatore, esponente di spicco della Lega, sul suo blog

 

Dice: “Ma allora perché ci avete governato insieme?” Io perché sono entrato in politica per obbedire: mi è stato ordinato di tenere in piedi questa strana coalizione, e l’ho fatto con lealtà, ben sapendo che al di là del valore e della dimensione soggettiva dei singoli colleghi, che continuo a stimare, le dinamiche oggettive del movimento in cui erano inseriti restavano quelle qui tante volte descritte, e che alla fine la saldatura fra loro e il PD, qui tante volte evocata, sarebbe comunque avvenuta. So anche che alla fine i migliori di loro verranno con noi. Ma naturalmente l’esperienza di governo ha avuto un significato che trascende la mia esperienza personale, ed è servita a fare tante cose: a cominciare a ridurre le tasse, a sburocratizzare, a difendere quanto restava del credito cooperativo, a mandare in pensione un po’ di persone che se lo meritavano, a porre sul tavolo il tema della governance di Banca d’Italia, che tante soddisfazioni ha dato ai nostri risparmiatori, a tentare di riportare un minimo di legalità e quindi di coinvolgimento del Parlamento nel negoziato con l’Europa – contro il muro di gomma dei ministri “tecnici”, ecc.

Ed è servita, soprattutto, a far capire agli ultimi che avevano qualche margine per capirlo – c’è anche chi non ne ha – che cosa siano PD e 5 Stelle.

Dice: “Ma ora che succede?” Niente. Proveranno a stare un po’ insieme, componendo con sempre maggiore difficoltà le loro contraddizioni interne – il cocktail fra cultura del sospetto grillina e la cultura politica piddina è altamente instabile, prevedo sedute esilaranti – e gestendo con la consueta subalternità quelle esterne. Il padrone gli ha promesso una ciotola di pappa, ma… arriverà!? Francia e Germania hanno già deciso di non rispettare le regole, ma questo non vuol dire che non ne possano imporre il rispetto a un paese che sanno ora in mano a un’élite culturalmente subalterna, a un paese che rappresenta all’esterno le proprie divisioni interne, anziché presentarsi compatto al proprio interlocutore (vedo male un premier lettone chiedere a un premier francese consigli su come comprimere un partner di governo ingombrante…).

D’altra parte, la scansione temporale dei fatti è stata piuttosto eloquente. La nostra strategia era stata quella di dichiarare apertura alla von der Leyen affinché i socialisti, presi dal riflesso pavloviano “Salveenee phasheesta”, non la votassero. Tutto documentabile dai nostri interna corporis, come alcuni di voi già sanno. Ma anche chi non ne avesse avuto – o non ne abbia in futuro – l’evidenza documentale, dovrà riconoscere che un minimo di alfabetizzazione politica suggeriva questa strada, che ha funzionato! Ben 75 europarlamentari di maggioranza non hanno votato la von der Leyen, che quindi è passata per soli nove voti. Il Movimento 5 Stelle ha 14 europarlamentari, quindi il suo voto contrario sarebbe stato ampiamente sufficiente ad aprire una seria crisi in Europa: unica strada possibile per un serio ripensamento del progetto.

Ma i nostri leali alleati hanno scelto la continuità, e le cose sono andate come sappiamo.

Dice: “Ma perché non ce lo avete detto?” (me lo ha detto veramente uno di loro, uno dei migliori…). La risposta è semplice. Da un lato, perché ritenevamo fosse inutile. Come pensavate che avremmo reagito a un candidato espressione di quei paesi che con un gesto di inciviltà politica senza precedenti avevano negato una vicepresidenza a un importante gruppo di minoranza? Non avevamo alternativa, ed era ovvio che sarebbe stato così. D’altra parte, ritenevamo che comunicare coi 5 Stelle fosse dannoso. Dopo una campagna elettorale passata a insultarci, dopo una serie di segnali inquietanti anche in ambito parlamentare, chi ci garantiva che coordinandoci con loro non avremmo rischiato di frustrare la nostra strategia? Perché mai chi era stato premiato con una vicepresidenza, ed era in connessione diretta con un premier estremamente versatile, non sarebbe potuto andare dai socialisti a dire: “Guardate che a noi hanno detto che voteranno contro, non cascateci!” Ora che li vedete al governo col PD – se ci riescono – potrete capire che da loro potevamo aspettarci anche questo.

Quindi abbiamo fatto una scommessa, molto rischiosa, sulla loro cultura politica. Sì, lo so, a voi viene da ridere… ma vi assicuro che non sono tutti come li vedete voi: c’è tanta brava gente, e c’è anche gente che ha esperienza, più della mia (ci vuole poco!). Peccato che, per qualche stranissimo motivo, la loro macchina sia fatta proprio apposta per segare chi l’esperienza se l’è fatta, attraverso il meccanismo del doppio mandato (che, detto fra noi, spiega l’attaccamento alla poltrona, e quindi al PD, dei grillini storici, quelli che certamente dovrebbero andarsene). Fatto sta che Ursula è passata, e lì si è capito chi era vassallo e chi no.

(Estratto di un articolo pubblicato su goofynomics.blogspot.it; qui la versione integrale)

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