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Ecco le vere mire di Macron su Germania e Italia. Il commento di Galietti

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Macron pensioni

Le manovre di Macron, la posizione della Francia sulla Nato e la deriva a est dell’Italia criticata da Washington. Il commento di Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar

Tenersi stretta la Ue, scaricare la Nato.

È la pericolosa (e fallace) opzione binaria che ha conosciuto ampio risalto nel corso della Munich security conference, l’abituale ritrovo bavarese di feluche, militari e analisti strategici di tutto il mondo.

Questa tendenza è alimentata dalla Francia, con la Germania che, in parte, lascia correre e in parte è frastornata dai propri rivolgimenti politici interni.

Parigi si fa forte della propria posizione privilegiata nell’architettura di potere europea, e conferma la propria impostazione: scambiare flessibilità economica contro protezione militare offerta alla efebica, de-militarizzata Germania.

Parigi, inoltre, vive storicamente con fastidio la Nato, preferendo coltivare il rapporto (antico e profondo) con Washington in bilaterale, e guardando con diffidenza alla Turchia e ai russofobi membri euro-orientali dell’Alleanza.

Le critiche alla Nato, da parte di Macron, coincidono con il disgelo delle relazioni tra Parigi e Mosca.

Notevole anche l’idillio di Parigi con Pechino, raffreddatosi solo con Sarkozy all’Eliseo. Su questi fronti (Cina e Russia) Macron sa di poter contare anche sul silenzio-assenso di una parte dell’establishment tedesco: quella rivolta a Est, alla Bismarck o, più modestamente, alla Schroeder.

Nell’imminenza del bilaterale italo-francese a Napoli, non resta che sperare che la messa in discussione della Nato non faccia proseliti al di qua delle Alpi.

Per un verso, essa sconfesserebbe l’atlantismo italiano, che, a differenza di quello francese, ha sempre avuto nella Nato un amplificatore di potenza. Per un altro verso, rafforzerebbe l’immagine complessiva di un’Italia fattasi vieppiù penisola eurasiatica. Agli occhi di Washington, Roma è pericolosamente scarrellata verso est.

Sono sempre più vistosi i segnali di eurasiatizzazione dell’Italia, come la riattivazione del bilaterale militare italo-russo sospeso dal 2014. Ma la causa principale della nostra deriva eurasiatica resta il pivot to China del Vaticano, assecondato con forza da Sergio Mattarella.

(estratto di un commento pubblicato su Italia Oggi; qui la versione integrale)

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