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Ecco la vera sfida del centrodestra italiano. Il pensiero di Ocone

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“Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista

Francia e Italia sono due Paesi con molte affinità. E non potrebbe essere diversamente vista la loro vicinanza geografica e il continuo interscambio culturale, politico, economico che ha corso da sempre fra i due lati delle Alpi. L’appartenenza poi, come Stati fondatori, alla Europa politica, e le comuni alleanze geopolitiche e strategiche, hanno fatto nel secondo dopoguerra il resto. E anche la rivalità fra le due nazioni, che nasce non da oggi, è stata sempre considerata una rivalità fra cugini, ove ovviamente i transalpini hanno fatto la parte dei cugini maggiori e tali si sono considerati spesso con una non celata arroganza.

La stessa crisi che ha investito l’Occidente dopo la Grande Recessione del 2007-2008, e che ha imposto un drastico cambiamento nella struttura economica e nel sistema politico, ha interessato intensamente sia i francesi sia gli italiani, e anzi questi ultimi in maniera più dirompente: sia da un punto di vista economico (la nostra è la crescita più bassa di Europa) sia politico (siamo gli unici nell’Europa occidentale ad aver portato le forze “populiste” al governo).

Proprio questo destino comune di crisi, e in Italia con effetti ancora più rilevanti, rende perciò legittime due domande: perché la protesta sociale di piazza violenta e a sfondo sociale è prerogativa oggi della Francia? Perché l’Italia, pur impoverita e impaurita, e divisa in mille fratture, esprime forme di protesta tutto sommato pacifiche e a carattere più politico-”culturale” che sociale o economico (si pensi all’antisalvinismo delle cosiddette ”sardine”)?

Eppure, il nostro Paese ha conosciuto in passato una forte protesta a sfondo sindacale e politico, e piazze niente affatto pacifiche o giocose. È come se tutta l’aggressività e la violenza, portato della crisi sostanziale e di prospettive che oggi viviamo, si sfogasse da noi sul web o verbalmente, e come se noi ci stessimo assuefacendo a quello che è in pratica il nostro declino nazionale.

Premetto che non ho una risposta sicura a queste domande, né credo che la solidarietà familiare e comunitaria, più forte da noi che in Francia, possa dare una spiegazione di questo fenomeno. Credo però che molto dipenda anche dall’illusione che le forze politiche che avevano promesso un radicale cambiamento, e che per questo erano state votate, hanno generato in questi anni in Italia.

Quante delusioni da questo punto di vista!: per la “rivoluzione liberale” mai portata a termine da Berlusconi, per la “rottamazione” mai avvenuta da parte di Matteo Renzi, per il “vaffa” inconcludente dei grillini…

Visto in questa prospettiva, il “trucismo” di Salvini, che continua ad essere premiato dagli elettori anche ora che la Lega è all’opposizione, assume un altro spessore: non una espressione del “fascismo” ritornante come vorrebbe certa retorica stantia della sinistra, ma la necessità di tener ferma la barra su certi punti per non soccombere nella fiducia degli italiani che lo votano.

Ciò serve perciò anche molto a canalizzare una protesta diffusa che altrimenti potrebbe facilmente degenerare in forme “francesi”. Certo, però, la politica non può limitarsi a questo: deve anche dare uno sbocco positivo alla protesta stessa. Ed è questa la sfida a cui prima o poi anche la Lega salviniana e il centrodestra italiano, sarà chiamato ad affrontare.

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