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Ecco come (non) procede l’autonomia regionale. Le parole del ministro Stefani (Affari regionali)

Nord

Che cosa ha detto il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Erika Stefani, oggi in Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo

 

“L’impianto scelto deve essere uguale per tutti, altrimenti potremo creare una situazione sclerotica o psicotica”. Così il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Erika Stefani, oggi in Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo. “Non è giuridicamente un contratto preliminare: le tre intese – con Lombardia Emilia e Veneto – hanno iniziato un cammino, sono state presentate dal sottosegretario Bressa autore del terzo comma del 116. Quando sono diventata ministro – ha spiegato Stefani – ho riaperto il medesimo negoziato, utilizzando la stessa impostazione che era partita con lo schema delle pre-intese”.

LA QUESTIONE DEI FABBISOGNI STANDARD

“E’ una grande sfida sui livelli essenziali delle prestazioni che devono essere fatti, occorre un grande impegno. I fabbisogni standard hanno bisogno che siano definiti i livelli essenziali delle prestazioni. Il percorso per l’individuazione del Livello essenziale delle prestazioni non può essere fatto in modo generico ma individuando le prestazioni da attribuire. La logica è passare dal costo standard ai fabbisogni standard. E’una grande sfida e può fare paura: la paura è che tutto questo possa andare a creare delle disparità. L’efficientamento della spesa pubblica non deve ledere i livelli essenziali delle prestazioni”, ha concluso il ministro.

I TEMPI DEL PROCESSO ISTITUZIONALE

“Da luglio sto lavorando sull’autonomia e sembra che nessuno se ne sia accorto. Sono contenta che nasca una discussione dentro e fuori il Parlamento. Cosi’ ci si confronta. I testi non ci sono perché l’intesa non c’è. Non c’e’ l’accordo, i nodi da sciogliere sono numerosi. I testi che stanno circolando sono spesso errati, ci sono bozze che tali sono. La parte ambientale della sanità non e’ definita, sui beni culturali non vi e’ l’accordo, sull’istruzione c’e’ molto da decidere. I testi ci saranno quando ci sarà un accordo”, ha aggiunto Stefani, oggi in Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo.

I RAPPORTI FRA PARLAMENTO E GOVERNO

“Il governo – ha spiegato il ministro Stefani rispondendo ai parlamentari in Commissione bicamerale – non può dire al Parlamento come intenda discutere di un argomento, è prerogativa dei presidenti di Camera e Senato decidere la emendabilità, io posso dire solo quello che tecnicamente ho fatto fino ad oggi; poi si decide cosa si vuol fare questo è il passaggio politico. Il confronto col Parlamento deve esserci, come strutturarlo lo decide il Parlamento stesso. Fare un impianto traballante sarebbe un errore, ha ragione il senatore Vasco Errani, va costruito in modo che non abbia parti esitanti o mal definite. Dobbiamo interrogarci su quale stato vogliamo. Certo, quando vi e’ una previsione costituzionale e una Regione avvia un procedimento, parte una aspettativa costituzionalmente protetta”.

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