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Ecco come Mattarella si muoverà nella gestione della crisi e in vista di un governo M5S-Pd

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Gli spifferi quirinalizi via Corriere della Sera letti, interpretati e commentati dal notista politico Francesco Damato nei suoi Graffi

 

CHE COSA E’ SUCCESSO IERI AL SENATO E LA MOSSA DI SALVINI

Matteo Salvini, tra le votazioni nell’aula del Senato e la successiva conferenza dei capigruppo alla Camera, ha sicuramente perduto la battaglia voluta con una certa imprudenza sul calendario della crisi di governo. Che non si aprirà prima del 20 agosto, dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrà riferito a Palazzo Madama e a Montecitorio sulla fine della maggioranza gialloverde che lo ha bene o male sostenuto per 14 mesi. Ma il leader leghista è ugualmente riuscito a complicare gli intrighi dei suoi avversari con una proposta -l’approvazione, prima o durante la crisi, della riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari- formulata non tanto per essere davvero realizzata a sostegno di un ricorso immediato alle urne, avendo basi fragili immediatamente denunciate negli ambienti del Quirinale, quanto per aggravare le situazioni interne al Pd e al Movimento delle 5 Stelle, tentati da un accordo sul nuovo governo.

LA QUESTIONE CONTROVERSA DEL TAGLIO DEI SEGGI

Approvare la riforma costituzionale per il taglio di 345 seggi parlamentari, fra Camera e Senato, e andare subito a votare rinviandone per forza l’applicazione alle elezioni ancora successive, con il congelamento delle procedure di verifica referendaria e delle necessarie modifiche ai collegi, è stata subito avvertita dal presidente della Repubblica, fermo nel suo rifugio estivo alla Maddalena, in Sardegna, come “un azzardo assoluto, una mossa istituzionalmente scorretta, oltre che sgrammaticata dal punto di vita degli equilibri fra poteri”. Così ha scritto, informato come al solito, il quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda in un articolo titolato sullo “stupore” appunto del capo dello Stato.

LA DIATRIBA PROCEDURALE

In effetti la nuova legislatura nascerebbe già azzoppata. Al completamento delle procedure per rendere applicabile la riforma che ne riduce la consistenza le nuove Camere sarebbero di fatto già delegittimate, come o ancor più di quanto -a dire il vero- lo siano agli occhi degli elettori quelle attuali, elette l’anno scorso, dopo i risultati del voto europeo del 26 maggio scorso. Che ha dimezzato i consensi dei grillini e raddoppiato quelli dei leghisti.

SALVINI HA SPIAZZATO DI MAIO

La proposta di Salvini tuttavia ha spiazzato i pentastellati, che lo avevano accusato di avere scelto la strada della crisi e delle elezioni proprio per impedire l’approvazione definitiva, col quarto e brevissimo passaggio a Montecitorio, della riforma sul numero dei parlamentari. Ma, oltre a spiazzarli, ne ha moltiplicato i dubbi, sia quelli già visibili sia quelli sommersi, e più numerosi, sulla opportunità politica di un cambio di maggioranza pur di evitare le elezioni anticipate, associandosi al Pd. Che potrebbe rivelarsi un alleato ancora più scomodo di quanto non sia stata nei mesi scorsi la Lega, e ancor più penalizzante nei sondaggi e nelle elezioni regionali e locali in programma dall’autunno alla primavera prossima, con tutti gli effetti che potrebbero derivarne sulla tenuta del nuovo governo.

TUTTE LE CONVULSIONI NEL PD

All’interno del Pd le preoccupazioni o tensioni non sono inferiori rispetto a quelle del Movimento delle 5 Stelle. Salvini nel suo discorso al Senato pronunciato dai banchi leghisti ha promosso, con un espediente non solo retorico, a suo avversario diretto “l’altro Matteo”, cioè Renzi. Sulle cui orme, una volta proposta a sorpresa un’alleanza temporanea con i grillini per rinviare le elezioni di almeno un anno, ha finito per doversi muovere il segretario del partito distinto e distante Nicola Zingaretti alzando addirittura la posta, e contraddicendosi ancora di più dopo tante polemiche e tanti scontri con i pentastellati. L’obiettivo è diventato adesso quello di un governo di durata e consistenza ancora maggiori, destinato a garantire la fine ordinaria della legislatura, nel 2023, come se la riforma definitiva della riforma costituzionale sul numero dei parlamentari non delegittimasse lo stesso le Camere in carica.

IL RUOLO DI MATTARELLA

Per uscire dall’imbarazzo, dalle contraddizioni e da possibili complicazioni interne ed esterne al Pd, Zingaretti ha cercato di coprirsi dietro le indicazioni, le proposte e le scelte che nella gestione della crisi verranno dal Presidente della Repubblica. Che però è stato messo assai scomodamente, se non antipaticamente, in una situazione d’imbarazzo, se non di conflitto d’interessi.

CHE COSA SI PENSA AL QUIRINALE

Un governo, o “governissimo”, di legislatura avrebbe da gestire, fra l’altro, la scadenza del Quirinale del 2022, quando scadrà il mandato di Mattarella. Che grillini e piddini abbastanza imprudentemente hanno mostrato di poter o voler confermare, esponendo il capo dello Stato al rischio di essere sospettato di giudicare la nuova maggioranza non per la validità e la solidità del suo programma, nominandolo e mandandolo alle Camere, ma per la rielezione che potrebbe derivargli.

AZIONI E PENSIERI DEL QUIRINALE

A questo punto il presidente della Repubblica per sottrarsi alle malevolenze, che di solito contraddistinguono il dibattito politico in simili circostanze, potrebbe reagire facendosi ancora più accorto o esigente, come preferite, nella gestione della crisi. E ciò potrebbe accadere non dico cedendo alle elezioni praticamente immediate messe sul tavolo della crisi da Salvini con tempi e modi che mi risultano avere sorpreso, a dir poco, il Quirinale, ma quanto meno orientandosi verso un ricorso anticipato alle urne tra l’inverno e la primavera dell’anno prossimo, dopo avere cercato di mettere in sicurezza i conti dello Stato con il nuovo bilancio, e manovra finanziaria conseguente, o viceversa, e al tempo stesso rendendo prontamente applicabile la riforma che riduce il numero dei parlamemtari, con gli eventuali passaggi referendari di conferma e la revisione dei collegi elettorali.

LA CONCLUSIONE

Considerata la situazione in questa prospettiva, la partita pro o contro Salvini diventa un po’ più complessa delle apparenze, che hanno consentito di dare per sconfitto il leader della Lega, nonostante il suo partito sia diventato il 26 maggio quello più votato dagli italiani, e di sfotterlo immergendolo -come ha fatto nella vignetta di prima pagina il Fatto Quotidiano– in uno dei suoi bicchieri estivi di mojto, da spiaggia o da comizio, alternato a qualche rosario, crocifisso e ringraziamento alla Beata Vergine.

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