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Ecco come Macron cercherà di sgonfiare i Gilet Gialli

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Tutte le misure annunciate da Macron per placare le proteste dei Gilet Gialli. Ci riuscirà? L’articolo di Marcello Bussi

Tanto rumore per nulla. L’interminabile conferenza stampa di Emmanuel Macron, in puro stile Vladimir Putin, ha partorito un topolino: sul fronte economico di concreto l’unica novità, peraltro attesa, è l’adeguamento all’inflazione delle pensioni inferiori ai 2 mila euro al mese. Il capo dell’Eliseo ha quindi ribadito la promessa di abbassare in misura significativa le imposte sui redditi, stimandola in 5 miliardi di euro ma senza entrare nei dettagli.

Sarà difficile che questo basti a placare le proteste dei Gilet Gialli, anche se nei giorni scorsi uno dei più celebri esponenti dell’ala dura, Eric Drouet, ha detto che si prenderà una pausa perché stanco.

Macron ha iniziato la conferenza stampa con un mea culpa parziale: le riforme adottate dal suo governo «non sono state abbastanza rapide, umane e radicali», ha detto, sottolineando però di credere «profondamente che siano state giuste».

Il presidente francese ha riconosciuto il «sentimento di ingiustizia» che ha portato molti francesi a unirsi ai Gilet Gialli, ma ha lamentato il fatto che il movimento si sia «trasformato progressivamente» e sia stato inquinato da episodi di violenza antisemita, attacchi a giornalisti e omofobia. «Ma non voglio che le azioni di alcune persone eclissino le giuste richieste che sono state avanzate all’inizio di questo movimento e sono state ampiamente sostenute», ha osservato.

Macron ha quindi promesso che non ci saranno più chiusure di scuole e di ospedali a meno che non sia d’accordo il sindaco del comune coinvolto, rinunciando inoltre all’obiettivo di tagliare 120.000 posti tra i funzionari pubblici.

Il capo dell’Eliseo ha quindi assicurato che non abolirà la legge sulle 35 ore di lavoro settimanali o diminuirà i giorni di ferie pagate. Soprattutto, ha detto che non aumenterà l’età pensionabile, che ora è di 62 anni, ed è deciso ad aumentare la pensione minima, che potrebbe essere portata a 1.000 euro al mese.

Macron ha poi affermato che l’Ecole nationale d’administration (Ena), la scuola post-universitaria che sforna le élite amministrative e politiche francesi, va chiusa. «Penso che occorra sopprimere l’Ena, non per piacere ma per fare una cosa che funziona meglio», ha detto.

Per ciò che esula dal terreno più strettamente economico, Macron ha detto che cercherà di decentralizzare la struttura amministrativa del Paese (il presidente aveva iniziato il suo mandato riportando molte competenze a Parigi, causando così grande malumore tra i sindaci) e ha annunciato di voler assegnare il 20% dei seggi in parlamento con la proporzionale, riducendo al tempo stesso del 25-30% il numero dei parlamentari.

Basterà tutto questo a placare le proteste dei Gilet Gialli e a riconquistare consensi in vista delle elezioni europee del mese prossimo? Sembra difficile. Di certo Macron ha dovuto frenare il suo slancio riformatore, che puntava in particolare a una radicale cura dimagrante dell’apparato statale.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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