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Ecco come e perché Merkel è stata stoppata sulle nomine europee

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Le ultime giornate di discussione sulle nomine europee hanno certificato che il peso politico di Angela Merkel si è molto ridimensionato. Il commento di Edoardo Narduzzi

 

Il lungo regno della Cancelliera tedesca è finito. Le ultime giornate di discussione sulle nomine europee lo hanno definitivamente certificato. Ma la crisi della Merkel è, nei fatti, anche la crisi del lungo ciclo del cosiddetto asse franco-tedesco scavalcato dall’evoluzione della storia e dai cambiamenti nel Vecchio continente. Post Brexit e post ondata migratoria nulla poteva restare immutato.

La Merkel ha faticato a capirlo, non ha realizzato che nella politica contemporanea un leader eletto democraticamente difficilmente riesce a durare e ad appassionare per più di otto, massimo dieci anni. Poi la rete e i social media lo logorano e lo fanno apparire come un politico fuori forma e anche fuori gioco. La Cancelliera tedesca Angela Merkel si è illusa di poter sfidare, senza avere problemi, il cambiamento della storia.

Ha deciso di candidarsi per un quarto mandato, quando alla fine del suo terzo già erano pienamente evidenti i segni che avesse fatto il suo tempo nella politica tedesca ed europea. Una persona sensibile e attenta alla modernità avrebbe passato il testimone e scelto di farsi da parte.

Del resto la Cancelliera aveva un ruolo un ventennio fa, quando poteva rappresentare il primo capo di governo venuto dalla Germania Est e sintetizzare l’avvenuta riunificazione. La Merkel doveva gestire la fase di lancio dell’euro, pensato e realizzato da Helmuth Kohl, provando a costruire un volto meno arcigno e meno tradizionale per la Germania. La crisi dell’eurozona l’ha presa contropiede. E per averne la migliore riprova bisogna ritornare al vertice internazionale del 2011 quando l’allora presidente Usa, Barack Obama, e il suo segretario al tesoro provarono a spiegare alla Merkel che la Germania era tenuta a fare uno sforzo eccezionale, anche con le sue riserve, per stabilizzare la crisi dell’eurozona.

Obama incontrò una Cancelliera che, al limite della crisi da pianto, respinse la richiesta americana perché per lei impossibile da spiegare ai suoi concittadini. Mentre Kohl decise e fu capace in una notte di cambiare alla pari il marco tedesco occidentale con quello orientale, la Merkel non ha saputo fare nulla di eccezionale per aiutare l’Europa a diventare qualcosa di più di un’area monetaria e commerciale.

Ma il tempo al potere logora chiunque e ancora di più logora oggi, nella stagione dei social media che rilanciano l’immagine di una Cancelliera tremante. La crisi dell’Europa è anche in buona parte figlia della poco modernità di Berlino.

(estratto di un articolo pubblicato sul Italia Oggi; qui la versione integrale)

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