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Ecco come Draghi sta facendo ordine

Draghi

Le carenze dell’Italia sulla gestione della pandemia e i primi passi di Draghi. Il post di Alessandra Servidori

 

Di questa peste del 2020 sappiamo ancora poco, molto poco, e i tentativi per capire sono faticosi perché la scienza non riesce ancora ad inquadrare la genesi della Sars-Cov-2. I grandi e i piccoli quotidiani fanno sforzi immani con risultati molto modesti, d’altronde la divulgazione scientifica è complicata quando abbiamo qualche notizia in più su determinate pandemie, figuriamoci con questa.

In televisione molto spesso vediamo i giornalisti che invitano uno scienziato nella fattispecie sovente una/un virologo, gli fanno dire due parole, poi se cerca appena di dire qualche parola di più significativo, gli tolgono la parola di bocca e passano ad altro. Non è così che si informano e tantomeno si educano le persone ad un rapporto serio con la scienza.

Chiaro che un quotidiano, rivista o un programma televisivo non sono mezzi di divulgazione (come ce ne sono di ottimi), ma non dovrebbero limitarsi di fare alla scienza una riverenza di facciata. I giornalisti dovrebbero essere più attenti quando trattano argomenti che non padroneggiano.

L’appassionante, paradossale e un po’ folle vicenda che stiamo vivendo di una pestilenza non ancora identificata con sicurezza e l’impotenza dei medici incapaci di curare ciò di cui non conoscono la causa è la pura verità e la raccomandazione di un regime di vita isolato e di una igiene accurata in buona sostanza è un consiglio saggio. Comunque le epidemie sono spesso la causa di forme gravi di disgregazione sociale e perdita della solidarietà civile e soprattutto del venire meno della coesione politica. Così siamo consapevoli che dalla malattia fisica deriva anche un male morale non meno contagioso in grado di dissolvere la comunità; essa, la nostra in particolare, è divenuta una metafora della crisi politica e del conseguente disordine morale e sociale.

Ma il Covid oltre che morte nella peggiore delle sue manifestazioni è la possibilità di rimettere in discussione. Dunque la rinascita dopo l’incertezza esistenziale che ha avuto e ha un grande impatto sulle certezze di questo 2020: la precarietà introduce temi nuovi e il crollo dei vecchi modelli culturali non più applicabili. Vero è che in Italia non abbiamo un ente scientifico unico a cui fare riferimento, una voce unitaria che abbia prevalenza su tutte le altre e che abbia un’autorevolezza indiscutibile, basata su un background scientifico. In altri Paesi questo esiste, in Italia no.

In Italia ci siamo mossi improvvisando, così abbiamo 3 enti diversi a fare analisi e a fornire dati: il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, la Protezione Civile. Non solo, questi dati provengono da regioni diverse che usano modalità diverse di raccolta e di trasmissione. Abbiamo creato un’enorme confusione, che non è solo di tipo comunicativo, ma anche di tipo operativo. Questo determina, ad esempio, il perenne ritardo di ogni azione, che è obsoleta ancor prima di essere messa sul campo.

Non è che noi non abbiamo accumulato conoscenza. È che, in realtà, non abbiamo identificato in maniera chiara ed evidente chi deve formulare una strategia all’interno della comunità scientifica. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico è un organo consultivo, i cui poteri non sono ben delimitati, la cui composizione non è stata originata da una selezione basata su un background scientifico. È un organo creato d’improvviso, con funzione di consulenza, in cui i politici hanno scelto chi inserire. Nulla di paragonabile dunque al board scientifico di enti come, ad esempio, l’Hans-Knöll-Institut o il National Institutes of Health. Questa situazione si rifletterà anche nel prossimo futuro.

Quella che stiamo vivendo non sarà infatti l’ultima ondata di questo virus e questo non sarà l’ultimo virus con cui dovremo fare i conti. In Italia non abbiamo strumenti efficaci per fronteggiare le emergenze sanitarie. La nostra Protezione Civile ha competenze nella gestione di vari tipi di catastrofi, ma mostra di non avere competenze in materia di emergenza sanitaria. Il problema risiede nella disponibilità dei cattivi scienziati a soddisfare le aspettative della politica. Molto spesso un cattivo scienziato non sa di essere un cattivo scienziato, a meno che non sia un vero e proprio frodatore.

In questa situazione il fattore che ha prevalso maggiormente e che ha fatto perdere credibilità alla scienza è rappresentato indubbiamente dal proliferare delle pubblicazioni. Il sistema di pubblicazione e il mercato editoriale da una parte, dall’altra il fatto che per supportare questo sistema abbiamo purtroppo creato un criterio di valutazione degli scienziati basato sul numero di pubblicazioni e sulla quantità di citazioni che ricevono.

Order, order! urlava John Bercow lo speaker di Westminster. Poi ha lasciato l’incarico. Noi l’ordine lo abbiamo messo nelle mani di Mario Draghi: riuscirà il Presidente del Consiglio a mettere in fila e a realizzare il programma per una vera rinascita? Noi ce lo auguriamo. Intanto ha cambiato qualche pedina sulla scacchiera dell’Italia ammalata: nella protezione civile è arrivato di nuovo Curcio, il Parlamento e la Commissione Ue si  sono allineati alle bacchettate sulla confusione della produzione vaccinale, il super Commissario Arcuri colpevole di una quantità enorme di non chiarezze è stato commissariato con un Generale. Presto dire che possiamo sperare in tempi migliori? Non direi, ci sono ottime probabilità che ci stiamo arrivando. La pazienza e la competenza è la virtù dei forti.

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