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Ecco come con Merkel l’Ue va verso la sovranità tecnologica

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Angela Merkel

I piani di Angela Merkel per una sovranità tecnologica europea. Il post di Gianni Bessi, consigliere regionale dell’Emilia-Romagna e autore nel 2020 di House of zar. Geopolitica ed energia al tempo di Putin, Erdogan e Trump. (goware edizioni)

 

La domanda che in tanti si sono posti in questi mesi è se usciremo migliori o peggiori da questa pandemia. Dal punto di vista politico mi pare che la domanda debba essere che qualità riusciremo a garantire al vertice delle istituzioni europee e nazionali. Perché in tempi di emergenza spesso non si ha il tempo di scegliere il capitano giusto per la nave, ma quando è il tempo di ricostruire servono personalità che abbiano una “visione”.

E qui è inevitabile ritornare ad Angela Merkel, uno dei pochi personaggi politici mondiali – è il mio parere of course – che ha questa visione, che vorrei definire anche con un termine che non è più molto usato ma che soddisfa il concetto: lungimiranza. Una qualità che Angela Merkel ha dimostrato in molte occasioni: una per tutte, quando ha saputo coinvolgere nella gestione della cosa pubblica cristiano democratici, socialdemocratici, liberali e ambientalisti, manovrando con la stessa capacità il rapporto tra Stato Federale e Lander. E anche mixando con equilibrio i “grund” della forza economica tedesca, i grandi Junker industriali alla potente Mittelstand (la media impresa) fino ai sindacati protagonisti della Mitbestimmung cioè della cogestione nelle governance aziendali tedesche.

Tutto in un equilibrato sincretismo che l’ha già consegnata alla storia… in continuità con i grandi padri della Patria della Germania postbellica da Konrad Adenauer a Willy Brandt fino al suo mentore Helmut Kohl. Das Madchen (la ragazza), come la chiamava Kohl, si prende di diritto, dopo quattro mandati, l’appellativo di  Mutter (madre) della Germania.

Un’altra tessera della sua accettazione nell’olimpo degli statisti è la sua recente proposta va proprio nella direzione di sottrarre potere a chi ne ha accumulato tanto in questi anni: l’esigenza che l’Unione europea arrivi alla sovranità tecnologica.

In realtà la traduzione dall’inglese sovereignty viene resa meglio dall’italiano indipendenza, perché non è solo una questione di controllo della tecnologia, che sta appunto in sovranità, ma anche nell’autonomia dalle potenze tecnologiche come Usa e Cina.

Una via europea alla tecnologia, insomma. Ancora una volta Frau Angela ha dimostrato la sua vocazione richiamando l’importanza della ricerca, dello sviluppo e del cambiamento del paradigma della società industriale e dei servizi, a cui dovranno essere destinate le energie e le risorse economiche dell’Ue, dei piani nazionali. Siamo sicuri che serva meno Europa a guida Merkel?

Il ragionamento della cancelliera è chiaro: quel tipo di sviluppo tecnologico lo sosteniamo se sviluppiamo una filiera ingegneristica tecnologica e di servizi europea, o comunque che sia operante in Europa.

La vera rivoluzione, la prossima rivoluzione o meglio la rivoluzione che stiamo vivendo non è quella “digitale” (o meglio non solo se viene presa singolarmente), ma quella tecnologica e quindi del progresso della conoscenza: è la trasformazione del modo di produzione e della sua efficienza.

Peter Thiel ha sintetizzato molto bene il concetto: il progresso può avere due direzioni, orizzontale e verticale. Quello orizzontale è la globalizzazione e si risolve nel trasferimento di tecnologia ed è un processo da 1 a 0. Quello verticale è avviene quando si producono novità, qualcosa che nessuno prima aveva mai immaginato e prodotto, cioè da 0 a 1. Ed quest’ultimo che fa compiere un salto tecnologico. Per esempio, se si parte da una macchina per scrivere e poi se ne producono altre cento è progresso orizzontale, se invece si parte da una macchina per scrivere e si realizza un word processor è progresso verticale.

La sfida della Merkel sta proprio qui. Dobbiamo scegliere tra un progresso orizzontale o verticale. Sicuramente i tedeschi, ma non solo, hanno ben chiaro quale sia la portata della sfida.

E noi? Qualche dubbio è lecito averlo.

(2. Continua; la prima parte si può leggere qui)

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