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Vi racconto la sfida di Salvini e le manovre a 5 stelle del Pd non renziano

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Il post di Paola Sacchi, già inviata di politica a L’Unità e a Panorama

 

Comunque finirà, probabilmente nessuno aveva finora messo in conto certa fantasiosa capacità della Lega di ieri e di oggi di spiazzare tutti sotto le Feste.

Da Bossi che a pochi giorni dal Natale del 1994 decise di non far mangiare il panettone a Berlusconi, a Salvini, del resto cresciuto alla scuola del Senatùr, che manda in tilt Conte e i Cinque Stelle sotto Ferragosto. Con una inedita sfida allo stesso “Generale Agosto”, signore e padrone da sempre delle vacanze politiche.

Per numero di consensi è imparagonabile la Lega nazionale di oggi, primo partito italiano, alla Lega Nord dell ‘”Umberto” che però, forte del suo mantra “colpisci quando non se l’ aspettano più”, anche con percentuali a una cifra, quando indossava i panni della festa faceva ballare un po’ tutti, dopo averli depistati e confusi. Anche attraverso certi giochi delle parti con Roberto Maroni, che fecero vittime illustri.

E stavolta, un ruolo importante potrebbe averlo giocato lo stesso Giancarlo Giorgetti, il vero trait d’union tra il Carroccio di ieri e la Lega  “Salvini premier” di oggi, il potente sottosegretario a Palazzo Chigi, messo lì come contraltare del premier, da mesi descritto più che propenso alla crisi di governo. E forse anche un po’ troppo frettolosamente descritto dai giornali in dissenso con Salvini che, invece, temporeggiava.

Ma da Bossi a Salvini, in Lega la sintesi la fa sempre il leader, una volta detto “Il Capo” ed ora “Il Capitano”. L’ inedito “azzardo” ferragostano di Salvini vuole subito sbarrare la strada a governi tecnici per andare a elezioni, come ha rimarcato lo stesso ministro dell’Interno e capo leghista. E non sembra una mossa a caso. Dopo tanto temporeggiare, al punto che i 5s ormai pensavano che tanto alla rottura o quasi rottura non si sarebbe andati, Salvini ha spinto l’acceleratore – presentando una mozione di sfiducia a Conte – anche per stoppare certe manovre in atto da tempo tra Il Pd e i 5s.

L’arma che tenta, o forse tentava, infatti, di giocare il Pd (non renziano) contro Salvini è la riforma della legge elettorale, rifatta in modo proporzionale, senza più la quota di maggioritario dei collegi, con doppio turno che favorirebbe una desistenza naturale tra 5s e Pd. Nei corridoi di Montecitorio, prima che la Camera andasse in vacanza, e prima che al governo i rapporti tra i contraenti arrivassero a questa escalation di tensioni, questo veniva individuato nelle conversazioni private dai pd, favorevoli al dialogo con i grillini, come l’unico modo per iniziare a cercar di depotenziare il capo leghista, ministro dell’Interno. E questa era la vera preoccupazione dei leghisti: “Una riforma elettorale fatta da un governo tecnico o semitecnico per cercare di tagliarci le unghie….”, confidava qualcuno di loro. Praticamente individuando in questo pericolo la ragione per la quale la Lega, temendo di non ottenere le elezioni, non aveva finora staccato la spina. Ma, al di là di come finirà la “crisi” o “quasi crisi” ferragostana, lo scenario di certe manovre a sinistra come ha scritto Augusto Minzolini, su” Il Giornale”resta sullo sfondo, se elezioni non ci saranno.

E del resto è un po’ che alcuni esponenti piddini, anti-renziani, non fanno neppure pubblicamente mistero che alla riforma elettorale vogliono arrivare, tanto più se dovesse essere approvata quella riduzione del numero dei parlamentari che esalterebbe la parte maggioritaria, e quindi la forza della Lega.

L’alleanza con i 5s cementata da una possibile desistenza sarebbe il vero oggetto del contendere nell’eterno “congresso” pd, in apparenza incomprensibile, tra chi al Senato voleva uscire dall’aula e chi invece, alla fine tutti, come poi è accaduto con il via di Zingaretti, è rimasto e ha votato sì alla Tav, contro il No Tav grillino.

L'”azzardo” di Salvini è maturato in questo contesto, in un'”Italia però che non sopporta più giochetti e trappoloni di Palazzo”, dicono e auspicano i leghisti. Maestri nello spiazzare gli altri proprio sotto le Feste, da Natale a Ferragosto. Da Bossi a Salvini.

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