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Perché Donald Trump fa la guerra commerciale a India e Turchia

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Donald Trump intende eliminare il regime preferenziale per il commercio garantito ad India e Turchia. Tutti i dettagli


Donald Trump non trova pace. Meglio, questa pace, in realtà, non sembra cercarla più di tanto. Sì perché dopo la guerra commerciale contro la Cina (che potrebbe finire a marzo grazie a un accordo commerciale in via di definizione), l’inquilino della Casa Bianca apre un nuovo fronte di guerra contro India e Turchia.

ADDIO A RAPPORTO PREFERENZIALE CON INDIA E TURCHIA?

Come annunciato in due lettere inviate dal presidente Usa al Congresso, diffuse dalla Casa Bianca, Trump sembrerebbe pronto a far naufragare il regime preferenziale per il commercio garantito a Nuova Delhi e ad Ankara.

Washington “intende estinguere le designazioni dell’India e della Turchia come paesi in via di sviluppo beneficiari nell’ambito del programma Sistema di preferenze generalizzate (SPG) perché non rispettano più i criteri di ammissibilità statutari”, ha detto l’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti.

COSA E’ IL GSP

Grazie al sistema Gsp, diversi Paesi hanno la possibilità di esportare negli Stati Uniti migliaia di prodotti industriali e tessili esenti da dazi. Nel 2017, secondo un rapporto del Centro ricerche del Congresso, proprio l’India, oggi nel mirino di Washington, è il Paese che più ha beneficiato del sistema, esportando negli Stati Uniti beni per 5,7 miliardi di dollari privi di dazi.

La Turchia, in questa classifica, invece si piazza “solo” quinta, con esportazioni per 1,7 miliardi.

I MOTIVI DELLA DECISIONE

La volontà di eliminare il regime preferenziale per il commercio garantito a Nuova Delhi e ad Ankara risiederebbe nel fatto che i due Paesi non rientrerebbero più nei parametri.

L’India non avrebbe rispettato i requisiti di reciproco accesso al mercato e la Turchia, economicamente parlando, non è più un Paese sottosviluppato. “Ho stabilito che l’India non ha assicurato agli Stati Uniti un accesso equo e ragionevole ai suoi mercati”, ha affermato Donald Trump.

Il paese asiatico “ha implementato una vasta gamma di barriere commerciali che creano gravi effetti negativi sul commercio degli Stati Uniti”, si legge nella dichiarazione dell’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti.

La Turchia, invece, designata beneficiaria dell’SPG nel 1975, “sulla base del suo livello di sviluppo economico”, non dovrebbe essere considerato “un Paese in via di sviluppo beneficiario” del Gsp.

SI ATTENDE CONGRESSO

Sulla questione dovrebbe esprimersi il Congresso ma, nel caso in cui non decidesse, Trump ha a disposizione 60 giorni per agire in base ai suoi poteri.

“Continuerò a valutare se il governo indiano fornisca un accesso equo e ragionevole ai suoi mercati, in conformità con i criteri di ammissibilità dell’SPG”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti.

INDIA: NESSUNA RITORSIONE

Anche se Trump dovesse punire New Delhi, un importante funzionario del commercio indiano avrebbe dichiarato che il Paese non prevede di imporre tariffe di ritorsione sui beni degli Stati Uniti, come si legge su Aljazeera.

Il ministro del commercio Anup Wadhawan, intervenuto sulla questione nelle scorse ore, ha dichiarato che il ritiro dell’SPG per i prodotti indiani avrebbe un impatto limitato.

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