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Tutta la retorica tartufesca del discorso di Von der Leyen sullo stato dell’Ue

Discorso Von Der Leyen

Il corsivo di Teo Dalavecuras

 

Lo so, leggere la versione integrale del “Discorso sullo stato dell’Unione 2021 della Presidente von der Leyen” è un atto di autolesionismo. Già che me lo sono inflitto, però, voglio a mia volta infliggerne un piccolo florilegio ai lettori.

Si parte subito con una proposizione impegnativa: “La velocità degli eventi e l’enormità delle sfide sono talvolta difficili da afferrare”. Talvolta, non sempre: a Bruxelles, alle sfide enormi sono abituati da sempre, donne e uomini temprati dalle asprezze della vita.

Poi, in grassetto: “Ma se volgo lo sguardo all’anno che è trascorso e se osservo lo stato dell’Unione attuale, vedo un’anima forte in tutto quello che facciamo”. “Forte” può sembrare un aggettivo insolito parlando di anima, ma non lo sceglie a caso la Presidente: ricorda che uno dei sette padri fondatori dell’Unione attuale, Robert Schuman, ha detto che l’Europa ha bisogno di un’anima, di un ideale e della volontà politica di perseguire questo ideale. Ci abbiamo messo un po’ di tempo, sembra dire, ma ce l’abbiamo fatta (Schuman, non santo ma comunque sia venerabile dal giugno 2021, aveva lasciato questa valle di lacrime il 4 settembre 1963).

“Negli ultimi dodici mesi l’Europa ha tradotto in realtà queste parole. Nella più grande crisi sanitaria mondiale degli ultimi cento anni, abbiamo scelto di agire insieme e così ogni regione d’Europa ha avuto la medesima possibilità di accesso ai vaccini salva-vita. Nella più grave crisi economica mondiale degli ultimi decenni, abbiamo scelto di agire insieme, con NextGenerationEU. Nella più ardua crisi planetaria della storia, abbiamo scelto nuovamente di agire insieme, con il Green Deal europeo”. E di nuovo in grassetto: “E abbiamo fatto tutto questo insieme: come Commissione, come Parlamento e come 27 Stati membri. L’Europa ha agito unita. Possiamo esserne fieri”. Non nasconde il proprio stupore, la Presidente: l’Unione europea è davvero unita, ha anche un’anima.

Fieri ma senza riposare sugli allori: “Non ci sono dubbi: anche il prossimo anno la nostra forza di carattere sarà messa a dura prova: Ma sono convinta che sia proprio nel momento in cui siamo messi alla prova che il nostro spirito – la nostra anima – esprime tutta la sua forza luminosa”.

La Presidente sa anche essere concreta, per esempio in tema di digitale, che “è, senza alcun dubbio, decisivo. Permettemi di citare, in particolare, i semiconduttori, quei minuscoli chip che fanno funzionare tutto: smartphone, scooter e monopattini elettrici, treni o intere fabbriche intelligenti”. Concreta, e anche paziente nella spiegazione. E non solo quando si parla di tecnologia. Parliamo dei giovani: “Di solito gli anni della giovinezza rappresentano un momento di scoperta: si vivono nuove esperienze, si trovano gli amici di una vita, si individua il proprio cammino. Cosa è stato chiesto invece ai giovani d’oggi? Di rispettare le distanze sociali, di isolarsi e di seguire i corsi da casa: e questo per più di un anno”. Ascoltando queste parole, i giovani africani e asiatici che seguivano il Discorso avranno provato una stretta al cuore pensando ai coetanei europei. Così come si saranno rassicurati i giovani afgani alla notizia che la presidente dell’Ue sottolinea che “siamo a fianco del popolo afgano: donne e bambini, procuratori (sic), giornalisti e difensori dei diritti umani”. Quanto agli adulti addetti alla pastorizia o alla coltivazione del papavero, di sicuro una trascurabile frazione della popolazione locale, stiano certi che penseremo anche a loro non appena possibile.

Sul tema delicato della sicurezza, dopo l’inevitabile omaggio alla Nato (ndr: al momento suona lievemente intempestivo, ma sono cose che capitano anche ai migliori ghostwriter), la Presidente spiega che l’Europa “può – e chiaramente dovrebbe – essere in grado e avere la volontà di fare di più in autonomia. Ma se vogliamo fare di più, dobbiamo innanzitutto spiegare perché”. Giusta preoccupazione: anche se l’Europa “chiaramente dovrebbe”, forse non tutti l’hanno ancora capito. E per spiegare, il Discorso vola alto: “Siamo collegati al mondo tramite bracci di mare angusti, mari tempestosi e vaste frontiere terrestri. Proprio a causa di questa geografia l’Europa sa meglio di chiunque altro che, se non si occupa tempestivamente delle crisi esterne, queste crisi si ripercuoteranno all’interno”. Chiarissimo ma non ancora abbastanza assertivo, sicché la Presidente le canta ancora più chiare: “ciò di cui abbiamo bisogno è l’Unione europea della difesa”.

Quindi, afferrando il toro per le corna, si chiede: “Si possono avere le forze più avanzate del mondo, ma se non si è mai pronti a utilizzarle, qual è la loro utilità? Ciò che ha frenato finora non è solo una carenza di capacità (ndr: ma queste forze più avanzate del mondo le abbiamo o non le abbiamo?): è la mancanza di volontà politica”. A quanto pare, del monito di Schuman si è attuata la parte relativa all’anima, non è ancora perfezionata quella della volontà politica ma a Bruxelles ci stanno lavorando.

Se qualcuno pensasse ancora che non può possedere vere e proprie forze armate un’entità che non sia uno stato sovrano, che insomma forse, anche a trascurare qualche piccolo inciampo geopolitico, esiste un problema istituzionale per l’Unione europea della difesa, sarebbe fuori strada: è solo una questione di volontà politica. Forse, in prospettiva ci aspetta un esercito europeo con 27 stati maggiori privi di poteri, magari appaltato direttamente alla Nato non appena risusciterà dalla morte cerebrale già diagnosticata da Emmanuel Macron?

Infine, altro tema spinoso, le migrazioni, sempre muovendo da un’affermazione inedita e scioccante: “Gli esseri umani non sono merce di scambio”. “Pensate” aggiunge la Presidente “a quello che è accaduto alle nostre frontiere con la Bielorussia. Il regime di Minsk ha strumentalizzato gli esseri umani. Ha caricato delle persone sugli aerei e le ha letteralmente spinte verso le frontiere europee. Questo è intollerabile”; e poi: “Non si tratta di eventi isolati. Abbiamo assistito a casi simili su altre frontiere”. Chissà a quali altre frontiere si riferiva von der Leyen. Per discrezione, ha preferito non specificarlo, concludendo rassicurante che “nell’ambito del nostro lavoro su Schengen, intendiamo creare nuovi modi per rispondere a simili aggressioni e per rimanere uniti nella protezione delle nostre frontiere esterne”. Un lavoro difficile, ammette, ma è fiduciosa, e si scioglie in un inno alla caduta del Muro di Berlino di trent’anni fa il cui nucleo essenziale è: noi ce la faremo sempre perché – citando Vaclav Havel – noi possediamo questi “straordinari valori europei”. Parafrasando si potrebbe dire che i valori democratici “ci prendono alla gola” (potrebbe essere un modesto suggerimento per l’edizione 2022 del Discorso).

Certo, nessuno pretende che i discorsi del capo della burocrazia europea assomiglino, anche solo lontanamente, a quelli di un Churchill o di un De Gaulle (pure le Considerazioni Finali di Guido Carli o di Paolo Baffi sarebbero un modello irraggiungibile per una burocrazia politicamente non legittimata e irresponsabile come quella di Bruxelles, che però scimmiotta la Casa Bianca), ma dovrebbe esserci un limite alla quantità di retorica tartufesca e di ariafritta (se non altro per un problema di emissioni di Co2, che stanno così a cuore ai premurosi amministratori del Condominio Europa).

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