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Vi racconto il totonome del candidato democratico alle presidenziali 2020

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L’articolo di Massimo Martinelli sulle primarie democratiche in vista delle presidenziali del 2020

La corsa alla nomination democratica alle Presidenziali del 2020 è appena iniziata e già incominciano i primi tentativi di character assassination. Joe Biden, una delle facce più accattivanti della Presidenza Obama, è stato appena accusato di molestie sessuali. Una ex candidata democratica a vice governatrice del Nevada, Lucy Flores, accusa l’ex Vice Presidente di averla toccata in modo inappropriato durante un comizio elettorale nel 2014. Biden le avrebbe appoggiato le mani sulle spalle dandole un bacio dietro la testa, e questo comportamento l’avrebbe resa nervosa e a disagio.

E così hanno ricominciato a circolare le immagini degli abbracci di Biden. Non c’era cerimonia pubblica in cui una o più delle donne presenti non venissero abbracciate o baciate (sulle guance o i capelli). Su YouTube c’è ancora una scenetta divertente in cui il Vice Presidente Biden accoglie la Candidata Hillary Clinton in non so quale aeroporto e si abbracciano. Ma l’abbraccio si prolunga, la Clinton con il suo piglio cerca di liberarsi, ma non ci riesce e l’abbraccio si prolunga, si prolunga…

Parlare di “sexual misconduct” per questi episodi mi sembra assolutamente esagerato. Il personaggio Joe Biden è così, il sorriso, gli atteggiamenti affettuosi, i suoi momenti di commozione fanno tutti parte del personaggio, che è ancora molto amato dagli elettori democratici.

Riusciva persino ad umanizzare Obama, di suo sempre così misurato ed altero, i duetti tra i due, la loro “bromance” (relazione affettiva come tra fratelli), ha prodotto gag molto divertenti. YouTube ne è pieno.

Biden credo che non si lascerà condizionare da questa denuncia, che comunque, nel 2019 è molto fastidiosa e da non sottovalutare.

Peraltro la candidata Elizabeth Warren (quella che Trump chiama Pocahontas, per la sua insistenza nel vantare lontane discendenze nativo-americane) ha già detto che lei crede al racconto della Flores e che Joe Biden deve delle giustificazioni. Rimane un candidato forte e quindi sarà molto bersagliato.

Ad esempio la Senatrice Kamala Harris, candidata anche lei alla nomination in vista del 2020, ha attaccato Joe Biden e Bernie Sanders (anche lui candidato) perché troppo vecchi e in qualche modo rappresenterebbero un mondo e soprattutto un partito democratico che non c’è più (nel 2020 Biden avrà 77 anni e Sanders 79).

Kamala Harris, ex Procuratore Generale della California e Senatrice, di origini giamaicane ed indiane, 55 anni, sarebbe sicuramente un ottimo candidato per la New Democratic Majority, e forse per questo anche lei sta incominciando a ricevere siluri “strani”. Il primo lo ha tirato Willie Brown, ex Sindaco molto (mal) chiacchierato di San Francisco ormai 84enne, il quale ha raccontato che circa 25 anni fa aveva avuto con la Harris una relazione di un paio d’anni e che l’aveva raccomandata per il suo primo incarico lavorativo a San Francisco e poi l’aveva spinta, con la sua influenza di Sindaco, per la carica di Procuratore generale. Pettegolezzi di un vecchio personaggio che cerca di nuovo un attimo di visibilità. Mi colpisce perché la storia non solo è vecchia ma era anche nota già all’epoca. Qualcuno pensa che si tratti un segnale, visto che Kamala potrebbe essere un candidato forte.

Chi invece finora non sembra avere problemi è Beto O’Rourke. È texano, ha 47 anni, il nonno materno è stato segretario della Marina con J.F. Kennedy. Il padre è stato giudice della Contea di El Paso. A 23 anni è stato arrestato per furto con scasso, ma non c’è denuncia, passa una notte in cella e ritorna in libertà. A 26 anni invece, guidando in stato di ebbrezza provoca un incidente d’auto, nessuna vittima. Non ci sono altre cose eclatanti nella sua vita fino a quando non decide di presentarsi per la Camera dei Rappresentanti per il partito nel 2012 e viene eletto.

A Washington non si distingue particolarmente, ma nel 2018 decide di sfidare nelle elezioni di mid-term il Senatore repubblicano Ted Cruz. Una battaglia persa in partenza. Invece le sue prestazioni in campagna elettorale sono eccezionali, in tre mesi riesce a raccogliere, con donazioni da singoli cittadini, ben 2,1 milioni di dollari.  È il candidato che raccoglie più fondi di tutti su tutti gli Stati Uniti. Anche alle votazioni non va affatto male e contende fino all’ultimo il seggio a Ted Cruz.  Finisce 48,3% contro il 50,93% di Cruz.

Quasi una vittoria! La sua fama nasce da qui. I media lo adottano. Diventa il candidato che tutti (i media) vorrebbero contro l’odiato Trump. Piace, dicono che ha un modo di parlare semplice e che ha carisma. In Iowa, dove ha iniziato la sua campagna per il 2020, è piaciuto il suo approccio non divisivo ed ottimistico. Che dice? Non si sa… In Iowa, in un incontro in un bar stracolmo, parlando in piedi su un tavolo (è uno dei suoi numeri preferiti) avrebbe detto: “Bisogna essere pragmatici, se si affrontano i problemi in modo troppo ideologico, si può scoprire che la perfezione è nemica del bene”. Uhm?! Mi sembra di averla già sentita…. Comunque la sua capacità di raccogliere fondi è confermata dal fatto che nel primo giorno di campagna ha raccolto più dollari di tutti, in più ha un suocero plurimiliardario e anche questo non fa male.

La grande stampa ed i media sembrano aver già scelto Beto O’Rourke (c’è addirittura chi dice che potrebbe diventare l’Obama bianco).

Vedremo dopo la prima elezione primaria, a quel punto si potrà incominciare a capire qualcosa.

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