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Le favolette sul declino del governo

Repubblica

Fatti e numeri smentiscono chi già vede un declino nel gradimento degli italiani per il governo Meloni. I Graffi di Damato

Sarà tutto vero, per carità, lo scenario negativo per il governo ricavato sfogliando a prima vista i giornali di oggi, di vario e persino opposto orientamento politico. Sarà vero, in particolare, che per lo sciopero dei benzinai in corso o per altro ancora il partito della Meloni “rallenta l’avanzata”, come il Corriere della Sera ha titolato il pezzo-sondaggio di Nando Pagnoncelli. Che nel testo sottolinea anche i tre punti di gradimento persi in un mese dal governo e i cinque dalla presidente del Consiglio. O l’esecutivo “è in tilt”, come titola La Stampa.

Non in tilt ma “in riserva” o “a secco”, hanno titolato, sempre sul governo con riferimento allo sciopero dei benzinai, il Giornale della famiglia Berlusconi oggi e il manifesto ieri.

IL RACCONTO DEI GIORNALI

Diamolo pure per “spiaggiato”, sempre il governo, sul problema delle concessioni balneari sottolineato in rosso dal Fatto Quotidiano. E Matteo Salvini arcistufo – come lo ha rappresentato Stefano Rolli sul Secolo XIX – di tirare in camicia verde e barba marrone il carrettino della Meloni, intercettata intanto dalla Stampa a lamentarsi di quella “spina su tutto” che sarebbe diventato il loquacissimo, incontenibile Silvio Berlusconi. Il quale si è messo adesso anche a scavalcarla nella difesa o adozione del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Al cui cui posto il Cavaliere voleva invece l’ex presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, dirottata malvolentieri al dicastero delle eventuali riforme.

Di Nordio, poi, sarà anche vero il mezzo schiaffo, sotto forma di “messaggio” implicito, secondo Repubblica, rifilatogli dal capo dello Stato esaltando l’indipendenza della magistratura nel commiato, finalmente, dal vecchio Consiglio Superiore e nell’insediamento del nuovo al Quirinale. “Mattarella molla Nordio” preferendogli “il partito dei pm”, ha titolato il deluso Piero Sansonetti sul Riformista.

COSA NON TORNA NEL RACCONTO SUL DECLINO DEL GRADIMENTO DEL GOVERNO

Sarà tutto vero, ripeto, a parte numeri e fatti però.

A parte, per esempio, il 30,5 per cento dei voti assegnato dallo stesso Pagnoncelli al partito della Meloni e il gradimento del 51 per cento al governo e del 53 a lei personalmente. Che non mi sembrano francamente da buttare via coi tempi che corrono, e con la benzina che – secondo la vignetta di Nico Pillinini sulla Gazzetta del Mezzogiorno – può salire di prezzo anche per effetto dello sciopero dei benzinai, I quali, dal canto loro, tutti o quasi potenziali elettori del centrodestra in genere e della Meloni in particolare, avrebbero pur confermato la serrata di fronte a quel mezzo pifferaio del ministro (meloniano) dello Sviluppo Economico Adolfo Urso, ma si sono spaccati – ha titolato Libero – sulla durata della protesta. Che per alcuni sarà di 48 ore e per altri sta già cessando: spaccati, del resto, come le opposizioni al governo, che viene così aiutato ad andare avanti, con la Meloni e Nordio regolarmente ai loro posti.

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