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Dazi Usa, chi gongola (l’Italia) e chi piange (Francia e Germania)

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Tutte le novità dagli Stati Uniti sui dazi per i prodotti europei. Perché l’Italia può essere soddisfatta, come Grecia e Gran Bretagna, mentre Francia e Germania…

 

Una buona notizia per le eccellenze italiane della tavola, di fatto estranee al contenzioso Usa-Ue sulla vicenda Airbus, sulla vicenda dei dazi americani. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HANNO DECISO GLI STATI UNITI SUI DAZI

Gli Stati Uniti lasciano invariata in valore la lista dei prodotti europei soggetti ai dazi per gli aiuti illegali ad Airbus, non attuando la minaccia di aumentarli al 100% dall’attuale 15% e 25% e di includere nella lista, che ha un valore di 7,5 miliardi di dollari, altri 3,1 miliardi di prodotti.

CHI VINCE E CHI PERDE

Ora verranno rimossi dalla lista dei dazi alcuni prodotti da Grecia e Gran Bretagna, e un valore equivalente sarà invece aggiunto a Francia e Germania. “Donald Trump ha deciso ieri di rinviare il nuovo giro di vite tariffario sulle merci europee, limitandosi a rivederne i contorni con un mix che penalizza di più Germania e Francia e toglie dalla lista nera dei prodotti colpiti molte specialità greche e inglesi (ma non il whisky scozzese)”, ha commentato Repubblica.

I RISULTATI PER L’ITALIA

Per quanto riguarda l’Italia, nella lista del nuovo round di dazi imposti dall’amministrazione statunitense, non compaiono, come invece si temeva, pasta, olio e vini. E, alla revisione semestrale delle misure attuative della sentenza dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), non si registrano neanche aumenti tariffari per grandi formaggi come il Parmigiano Reggiano. Festeggiano lo scampato pericolo vino, olio e pasta. Tirano un sospiro di sollievo – senza cantar vittoria – formaggio salumi e liquori.

MADE IN ITALY

Un grande respiro di sollievo per il mondo del vino italiano e soprattutto un incentivo alla ripartenza per l’intero agroalimentare Made in Italy e la filiera delle produzioni Dop e Igp, fortemente penalizzate nelle vendite sui mercati esteri dalla pandemia e dallo stallo del comparto ristorazione.

LA BLACK LIST

Restano tuttavia nella black list i capisaldi dell’aperitivo italiano ma, il buon risultato odierno rivitalizza il comparto che torna a chiedere un azzeramento delle penalizzazioni.

DOSSIER VINI

Secondo le elaborazioni su base dogane dell’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini (Uiv) gli Stati Uniti rappresentano il primo buyer di vino al mondo e l’Italia è tornata a essere il primo Paese fornitore. Il valore delle vendite del vino made in Italy sul mercato statunitense nel primo semestre di quest’anno, secondo dati Uiv, sfiora 1 miliardo di dollari, in crescita sia a volume (+2,9%) che a valore (+1,8%) sul pari periodo 2019.

IL PLAUSO ITALIANO

Da qui il sollievo e la soddisfazione del comparto vitivinicolo italiano a partire dai grandi distretti toscani di Montalcino, Montepulciano e Chianti che intravedono nelle scelte commerciali Usa un punto di ripartenza.

ANALISI E SCENARIO

Ha commentato Repubblica: “Il cronoprogramma del presidente Usa prevedeva di varare in questi giorni un inasprimento in caso di mancato accordo, portando dal 25 al 40% le sanzioni sui beni già tassati e imponendo nuovi dazi su altre categorie alimentari come olio, vino e pasta. Ma Trump – alla luce dei ramoscelli d’ulivo tesi dall’Europa che ha iniziato a rivedere i finanziamenti al gruppo aerospaziale – ha deciso di sospendere la fase due, limitandosi a fare manutenzione a ai dazi già esistenti: la Grecia (alle prese con un durissimo braccio di ferro con la Turchia nell’Egeo, con gli Usa dalla sua parte) è stata premiata con la cancellazione dei balzelli sulla feta e altre specialità elleniche; lo stesso è successo per alcuni prodotti fatti in Gran Bretagna – con cui gli Stati Uniti stanno negoziando un accordo commerciale post-Brexit. E queste sanzioni sono state spostate su Francia e Germania, i paesi più coinvolti nella questione Airbus”.

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