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Covid-19 Francia, perché la rianimazione ha preso il Tgv

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Tutte le ultime novità sulla pandemia Covid-19 in Francia. L’articolo di Enrico Martial

I primi spostamenti di pazienti intubati sul Tgv francese parevano un fatto episodico, ragione di speranza e di narrazione nazionale nella risposta alla crisi. Poi i numeri sono diventati più importanti e il fenomeno è stato preso sul serio.

L’intasamento delle rianimazioni ha colpito due zone della Francia: la Regione del Grand Est, a partire da Mulhouse (vicino alla svizzera Basilea) e la zona di Parigi, a partire da Creil in cui si registrò un primo cluster. Si sono aumentati i letti, creati ospedali da campo, ma si sono anche spostati anche i pazienti, in maggior quantità rispetto ad altri Paesi, come l’Italia. Sono stati usate ambulanze, elicotteri, aerei e appunto il treno ad alta velocità, il Tgv.

EVACUAZIONE DEI PAZIENTI VERSO LE ZONE ANCORA RISPARMIATE

Oltre ai 115 pazienti trasferiti in Europa dalla regione del Grand Est, cioè in Germania, Lussemburgo e Svizzera, in totale, dal 18 marzo al 2 aprile, sono stati realizzati 439 trasferimenti interni alla Francia, per via aerea, marittima (per la Corsica) e con il treno. Il totale era quindi di 554 pazienti trasferiti in condizioni di cura intensiva.

Nella zona di Parigi, la saturazione dei 2200 posti di rianimazione disponibili è arrivata tra il 31 marzo e il 1° aprile. Un centinaio di pazienti sono stati evacuati per via aerea, calcolati tra mercoledì 1° aprile e domenica 5 aprile. In un hub dedicato all’aeroporto di Orly, una quindicina di aerei e di elicotteri civili e militari assicurano i collegamenti. Ci sono i Falcon in servizio statale, l’aeronautica militare (operazione “Morfeo” poi rinominata più opportunamente “Resilienza”) con elicotteri e aerei, tra l’altro con tre Piaggio170 Avanti medicalizzati.

Dei 439 pazienti trasferiti all’interno del Paese fino al 2 aprile, il Tgv dovrebbe averne trasportati circa un quarto, e altri viaggi sono in corso. Da Parigi il primo Tgv medicalizzato è partito il primo aprile con 36 pazienti verso la Bretagna. Da Strasburgo un Tgv si era già mosso il 26 marzo, con 20 pazienti. Il 3 aprile è stata la volta di un Tgv con 24 pazienti. I pazienti in rianimazione spostati in Tgv da Strasburgo, Metz, Nancy e Mulhouse verso la Loira, la Bretagna e la Nuova Aquitania dovrebbero essere a oggi in totale 64.

COME FUNZIONA IL TGV DI RIANIMAZIONE

L’idea di spostare i pazienti gravi con il Tgv era venuta dopo gli attentati terroristici del 2015. L’anno scorso, tra il 21 e il 22 maggio, era stata fatta un’esercitazione in scala reale, simulando l’evacuazione di feriti da Metz verso gli ospedali di Parigi. Così, con la crisi sanitaria, erano abbastanza preparati, per cogliere la disponibilità di letti, medici e risorse nelle zone meno esposte e ridurre la pressione nelle zone più colpite. L’impiego dei treni a scopo sanitario in condizioni di emergenza ha peraltro una storia importante in Europa. La Francia li impiegò con un qualche rilievo già durante la prima guerra mondiale.

Il Tgv ha il vantaggio di muoversi rapidamente tra due centri urbani. A differenza del percorso in volo, non è esposto a scossoni improvvisi, come con i vuoti d’aria, e può portare molti più pazienti contemporaneamente rispetto a un aereo o un elicottero: da 20 fino a 36. L’adattamento dei treni è relativamente veloce, anche se comporta diverse ore: i letti dei pazienti vengono ancorati sopra i sedili, le alimentazioni elettriche sono nel vagone stesso, il materiale, come l’ossigeno, viene aggiunto, il piano superiore è dedicato a medici e operatori, mentre il vagone-bar centrale diventa centro di controllo. Un secondo gruppo elettrogeno di emergenza (come negli ospedali) è previsto per le interruzioni gravi, accelerazioni e frenate sono adattate, il primo vagone viene tenuto vuoto, vi sono manutentori aggiuntivi e un supporto sanitario di circa 50 persone.

Una cabina di regia a Parigi inoltre valuta i bisogni complessivi in letti di rianimazione e studia la distribuzione nelle regioni, stimando anche la portata e i tempi dello spostamento a est dell’epidemia, per evitare nuove saturazioni future.

 

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