Mondo

Covid-19 e influenza: confronti su mortalità e guarigione

di

Rezza

Rispetto alla normale influenza stagionale, Covid-19 è un fenomeno con letalità più elevata ma con mortalità molto più bassa. L’analisi di Fabrizio Bianchi, responsabile dell’unità di epidemiologia ambientale dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr

L’analisi di Fabrizio Bianchi, responsabile dell’unità di epidemiologia ambientale dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, per Scienzainrete

Le parole sono importanti.

Tasso di letalità è il rapporto tra morti per una malattia e il numero totale di soggetti affetti dalla stessa malattia.

Tasso di mortalità è il rapporto tra il numero di morti sul totale della popolazione media presente nello stesso periodo di osservazione (e non sul numero di malati).

Quindi parlare mortalità del 2 o 3% per il Covid-19 senza dire che cosa è il 100, è un errore macroscopico e non può che generare disorientamento, confusione, paura: si pensi che la mortalità per tutte le cause nel Nostro Paese è circa 1 su 100 abitanti.

La distinzione tra tasso di letalità e tasso di mortalità non è semantica ma sostanziale sia per fare chiarezza sull’impatto nella popolazione sia per decidere azioni di sanità pubblica.

Mappa in tempo reale della Johns Hopkins University

 

Tra le tante imprecisioni che si sentono e si leggono in questi giorni, purtroppo anche da parte di addetti ai lavori, una riguarda l’uso piuttosto disinvolto di letalità e mortalità come sinonimi.

La così detta letalità, una abbreviazione usata per il tasso di letalità, è il rapporto tra morti per una malattia e il numero totale di soggetti affetti dalla stessa malattia. Questa misura di incidenza, basata cioè sul numero di nuovi casi, è strettamente dipendente dalla finestra temporale di osservazione, giornaliera, settimanale, mensile e cumulativa se si sommano i casi osservati dal primo giorno.

È diffuso l’errore di confondere il tasso di letalità con quello di mortalità, che è concettualmente diverso e porta a risultati molto diversi, in quanto mette a rapporto il numero di morti sul totale della popolazione media presente nello stesso periodo di osservazione (e non sul numero di malati).

Quindi parlare mortalità del 2 o 3% per il Covid-19 (ne sono pieni i giornali) senza dire che cosa è il 100, è un errore macroscopico e non può che generare disorientamento, confusione, paura: si pensi che la mortalità per tutte le cause nel Nostro Paese è circa 1 su 100 abitanti.

COVID-19: LETALITÀ DISCRETA, MORTALITÀ BASSISSIMA

Per il Covid-19 siamo di fronte a un fenomeno a discreta letalità e bassissima mortalità. Questo è tanto più vero quanto più si contiene la diffusione del contagio che se invece proliferasse darebbe luogo sia a più casi di morti, aumentando i contagiati. E questo giustifica l’approccio precauzionale, anche se nelle decisioni occorre inserire molti altri elementi.

È importante, prima ancora che interessante, notare che in Cina la situazione è molto diversa tra l’area epicentro dell’epidemia (Hubei, 59 milioni di abitanti) che ha registrato il numero maggiore di contagiati e di morti (64.287 e 2.495, tasso cumulativo di letalità=3,9%) e continua a registrare molti casi (149 decessi anche ieri), rispetto al resto della Cina (1,42 miliardi di abitanti), che ha registrato una letalità dello 0,8% e che sembra avere esaurito la spinta (1 decesso ieri su 187 nuovi casi confermati o sospetti).

Quindi una notizia buona e una più preoccupante. La buona è che anche nell’area di Hubei stanno calando i nuovi casi (confermati o sospetti) mentre meno buono è il fatto che ancora non diminuisce la mortalità, probabilmente a causa di malati da tempo, alcuni dei quali si aggravano e muoiono.

Nel resto del mondo nel suo complesso la situazione è molto più attenuata, con una letalità stimata all’1,1%. In Italia, la curva epidemica è nella fase crescente e trattandosi di piccoli numeri sia di contagiati confermati che di decessi collegati, la letalità oscilla tra il 2% e il 3%.

La distinzione tra tasso di letalità e tasso di mortalità non è semantica ma sostanziale sia per fare chiarezza sull’impatto nella popolazione sia per decidere azioni di sanità pubblica.

In Cina il tasso di mortalità da Covid-19 è di circa 40 per milione nell’area rossa ma 0,07 per milione nel resto della Cina, valori che hanno un peso sulla mortalità per tutte le cause rispettivamente inferiore a 1 su 100 e 1 su 100.000. In Italia la mortalità per Covid-19 ha oggi e avrà anche dopo la crescita che ci si può ragionevolmente attendere un peso inferiore a 1 decesso ogni 10.000 morti per altre cause.

COVID-19 E INFLUENZA

Rispetto alla normale influenza stagionale, Covid-19 è quindi un fenomeno con letalità più elevata ma con mortalità molto più bassa (sebbene il confronto è inevitabilmente viziato da diverse metodologie di conferma dei casi di Covid-19 e di influenza).

Pochi concetti epidemiologici e relativi numeri che appunto dicono che non bisogna né sottovalutare, perché la letalità non è bassa, ma non si può nemmeno sopravvalutare, non solo perché la mortalità è contenuta ma anche perché le possibilità di risposta del pur buono servizio sanitario non sono illimitate e se si tirasse la coperta tutta da una parte bisogna pensare a cosa rimarrebbe scoperto.

Quello che in molti, anche nella comunità scientifica, si chiedono, è con quale accuratezza sia possibile rilevare tutti i soggetti infettati, e se questa sia comparabile tra nazioni.

COVID-19 E INFLUENZA; LE DIFFICOLTA’ DI RILEVAMENTO

È infatti evidente la difficoltà di rilevare i casi asintomatici e anche quelli lievi, specie in un periodo di sovrapposizione con la “normale” influenza stagionale (nella 7° settimana del 2020, il Dipartimento delle Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità stima 656.000 casi con influenza, per un totale dall’inizio della sorveglianza stagionale di 5.632.000 casi.

Per avere numeri attendibili occorrerebbe uno screening di massa che nessun servizio sanitario al mondo potrebbe permettersi e che non sarebbe neanche giustificato. Anche idee di screening parziali, come quella recentemente proposta di sottoporre a tampone le persone con temperatura corporea alterata, dovrebbero essere valutate alla luce dei criteri e dei dati suddetti e quindi, come appropriatamente sostenuto da Walter Ricciardi, non sono all’ordine del giorno.

Oltre ai tassi di letalità e mortalità occorre poi non dimenticare il tasso di guarigione, sicuramente molto alto per le Covid-19, ma anche qui la stima dipende da cosa si mette al denominatore e dal tempo di osservazione visto che bisogna dare tempo alle persone di guarire e quindi non si può calcolare troppo precocemente.

(Estratto di un articolo pubblicato su scienzainrete.it; qui la versione integrale)

+++

FABRIZIO BIANCHI

Dirigente di ricerca del Cnr, responsabile dell’unità di epidemiologia ambientale dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, svolge dal 1979 attività di ricerca in neuroepidemiologia, epidemiologia occupazionale e ambientale, epidemiologia genetica e riproduttiva. E’ docente a corsi e master presso varie università italiane. E’ autore di oltre 200 lavori scientifici e altrettante comunicazioni a congressi. E’ autore di numerosi articoli su libri e riviste divulgative e coautore del libro “Ambiente e salute: una relazione a rischio”, il Pensiero Scientifico 2009.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati