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Così la galassia della sinistra britannica vede il nuovo leader laburista Starmer

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L’approfondimento di Daniele Meloni su mosse e posizioni del nuovo leader del partito laburista, Sir Keir Starmer, nel Regno Unito

Sir Keir Starmer è diventato leader del partito Laburista da una settimana e l’ampia galassia della sinistra britannica si sta chiedendo quali sono i valori e le politiche che intende portare avanti e, soprattutto, come potrà far tornare il Labour al potere dopo ormai oltre 10 anni di Opposizione ai Tories. Nel comporre lo Shadow Cabinet – il Governo Ombra – attraverso cui farà opposizione alla più grande maggioranza conservatrice dai tempi di Margaret Thatcher, Starmer è stato attento soprattutto agli equilibri interni al partito, con le varie sensibilità della sinistra corbyniana e di quella riformista che hanno trovato adeguato spazio nel suo team. Le sue rivali alla guida del partito, la co-direttora di Labour Together, Lisa Nandy, è stata nominata Shadow Foreign Secretary, Ministro degli Esteri ombra, mentre la corbyniana Rebecca Long Bailey, è stata nominata all’Istruzione.

A godere maggiormente della nuova leadership del partito – definita di “soft left”, sinistra morbida – sono stati la Società Fabiana e Unison, il maggiore sindacato dei lavoratori nel settore pubblico del paese con 1,3 milioni di iscritti. I fabiani, da sempre uno dei gruppi maggiormente decisivi nella costruzione delle élite laburiste, si sono rallegrati del fatto che sia Sir Keir che la neoletta vice, Angela Rayner, sono membri della loro associazione. Dave Prentis, segretario di Unison, ha sottolineato come il sindacato ha sostenuto Starmer dal primo giorno della sua campagna e che “è giunto il momento che il partito si unisca sotto la sua leadership”. Anche le organizzazioni ebraiche e, ancor di più il Jewish Labour, hanno espresso soddisfazione per l’elezione del 57enne baronetto: con una lettera al quotidiano londinese della sera The Evening Standard, il neo-leader ha chiesto scusa per gli episodi di antisemitismo verificatisi sotto la leadership, dicendosi “sicuro che in futuro l’amicizia e la collaborazione del Labour con le comunità ebraiche britanniche non verrà mai meno”.

Un ritratto-intervista del nuovo leader è apparso a firma di Patrick Maguire su The New Statesman, storico settimanale della sinistra britannica che alle ultime elezioni si era rifiutato di sostenere Corbyn. Un viaggio tra le passioni e i convincimenti del neo-leader dall’Arsenal ai diritti civili, passando per la lotta alle disuguaglianze e la fede europeista. Per Maguire, Starmer è un “sensible radical”, un radicale assennato. Sempre sul New Statesman, Nick Hargrave ha sottolineato come le grandi battaglie sull’economia e sul ruolo dello stato in essa pendano in questo momento dalla parte del Labour, e che questo sarà sicuramente un asset che la nuova guida del partito dovrà sfruttare.

Tra movimenti che contano nel campo della sinistra riformista sono sicuramente il gruppo di Progress e Labour First. Entrambi sono soddisfatti dal nuovo corso del partito e hanno creato un’ ”associazione ombrello” – Labour To Win – per condurre il partito alla vittoria alla prossima tornata elettorale. Più sfumata la posizione del Guardian, che attraverso un articolo della sua firma Jack Shenker, ha rimarcato come Starmer per avere successo dovrà fare leva su militanti e simpatizzanti del partito sul territorio, senza cestinare del tutto il lavoro fatto da Corbyn.

Già, Corbyn. Come l’hanno presa i suoi? Il gruppo più vicino all’ormai ex leader, Momentum, guidato da Jon Lansman, ha invitato la sinistra socialista e laburista a “unirsi contro il pericolo di un ritorno del neocentrismo”. La fine dell’epoca di Jezza si è fatta sentire anche all’interno delle strutture dirigenziali del partito: nelle elezioni suppletive per il Comitato Esecutivo Nazionale (NEC) i 3 candidati di Corbyn sono stati tutti sconfitti da candidati della soft left starmeriana. Anche Compass, il think tank progressista che in passato era entrato in rotta di collisione con il New Labour blairiano, ha colto l’inizio della nuova Era per lanciare un video-convegno dal titolo “La nuova leadership laburista e la Buona Società post-pandemica”. Relatore il parlamentare laburista di Dagenham and Rainham, Jon Cruddas.

Ma c’è già chi critica le posizioni assunte da Starmer. Il nuovo leader si è detto pronto a discutere l’ingresso del Labour in un governo di unità nazionale nella lotta al Covid-19 qualora i Conservatori glielo offrissero. Per Steve Topple, del magazine online indipendente di sinistra, The Canary, “l’affermazione di Sir Keir ha determinato, di fatto, la fine del Labour come partito politico”.

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