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Cosa unisce Matteo Salvini e Matteo Renzi?

di

Macaluso salvini renzi

Il nemico del tuo nemico è tuo amico: ecco come si sono alleati Matteo Salvini e Matteo Renzi. La lettera dell’avvocato Antonio de Grazia

Gentile direttore,

in politica il tuo avversario o perfino il tuo nemico può diventare un compagno di strada, un alleato provvisorio (il nemico del tuo nemico è tuo amico).

Matteo Renzi, petit Machiavelli di Rignano sull’Arno, nell’agosto 2019 aveva dipinto Matteo Salvini come un pericoloso nemico della democrazia, che voleva i pieni poteri; e poi, a distanza di sedici mesi, Salvini è diventato alleato fondamentale per la caduta del Conte-bis (e per impedire la nascita dell’ircocervo Conte-ter).

Cosa unisce i due Matteo?

Una solidarietà anagrafica (Renzi ha 46 anni, Salvini 48), una grande vittoria alle elezioni europee, e una carriera in itinere, probabilmente assai lunga.

Li unisce anche la diffidenza del Presidente Mattarella nei loro riguardi: Matteo Salvini viene visto come il nemico ideologico di una sinistra mezza democristiana e mezza postcomunista, e Matteo Renzi come l’imprevedibile Gianburrasca che ha tentato di sfasciare il Pd.

La mossa del cavallo, ideata e imposta da Renzi nell’estate 2019, è stata approvata dal Quirinale ma senza entusiasmi.

E la nascita di Italia Viva è stata considerata, a sinistra, come un tradimento, con lo scopo di svuotare il Pd e di addomesticare i 5 Stelle.

Ma tutto è andato a rovescio: Zingaretti e Gualtieri, con l’aiuto thailandese di Bettini, sono diventati succubi di Giuseppe Conte, l’astro nascente del trasformismo ad libitum.

Matteo Renzi ha osservato impaziente l’inettitudine all’execution (copyright by Riccardo Ruggeri) del Conte-bis, e poi ha compreso che doveva agire: il tempo avrebbe condotto Italia Viva alla irrilevanza politica.

Era necessario trovare un complice inatteso (Matteo Salvini), l’occasione (la relazione sulla Giustizia del Ministro Bonafede), la geopolitica (la vittoria di Biden, che intende paralizzare la Via della Seta italiana).

Mancava un ultimo elemento: l’approvazione sotterranea della Merkel (e dunque della Ue), e la disponibilità del miglior italiano su piazza (Mario Draghi, assai corteggiato ma di fatto silente, in attesa di diventare il prossimo Presidente della Repubblica).

Il Recovery Plan ha assai preoccupato il deep state della Ue: generico, diafano, tronfio di retorica contiana (resilienza, sostenibilità, ecc.), prodromico a sussidi a pioggia per mantenere il consenso popolare.

E così Mario Draghi ha dovuto interrompere l’anno sabbatico.

Del resto il traffico a Città della Pieve, casa umbra di Draghi, era da tempo evidente (bravissima Paola Sacchi ad annotarlo su Start Magazine).

E infine i giochi sono fatti: da una parte l’insipienza politica di Conte, incapace di allargare il consenso parlamentare malgrado l’accattonaggio di deputati e senatori delusi o trascurati (incoraggiato in qualche modo dal Quirinale, che è stato l’ultimo difensore del Conte-quasiTer), dall’altra la incoronazione leghista di Drago Draghi.

E questa alleanza fra i due Matteo proseguirà?

Così è, se vi pare.

Un caro saluto.

Avv. Antonio de Grazia

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