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Che cosa faranno Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia con Draghi a Palazzo Chigi?

Morisi

Prime reazioni – e prime differenze – dei partiti del centrodestra dopo la decisione di Mattarella su Draghi. Il corsivo di Paola Sacchi

 

Forse solo uno sprovveduto, o qualcuno in malafede, potrebbe pensare che un calibro da novanta come Mario Draghi abbia accettato questa mattina di essere convocato al Quirinale senza prima essersi minimamente accertato, con la guida del Presidente Sergio Mattarella, di non iniziare un percorso al buio. E di poter avere quindi anche una parte importante del centrodestra dalla sua parte, con Forza Italia di Silvio Berlusconi a favore ma anche con la Lega di Matteo Salvini non ostile. Magari con un appoggio esterno?

Questa viene vista come un’ipotesi sull’opzione della Lega, quel primo partito italiano, secondo le elezioni europee e regionali e tutti i sondaggi, dove il potente vicesegretario Giancarlo Giorgetti da sempre ha un ottimo rapporto di amicizia con colui, che, come disse a Francesco Verderami su Il Corriere della sera, chiama semplicemente “Mario”.

Chissà quante telefonate saranno piombate in questi mesi, in cui veniva tirato sempre in ballo il suo nome, tra la sua casa nella quiete della campagna umbra di Città della Pieve o quella di Roma, con la quale Draghi si divide sempre più, dopo la conclusione del suo mandato da presidente della Bce.

E chissà quante gli saranno arrivate ieri pomeriggio quando a Montecitorio era ormai già abbastanza chiaro che l’esplorazione del presidente della Camera Roberto Fico, nel perimetro della maggioranza di prima, condotta in modo “imparziale”, come gli ha riconosciuto il Capo dello Stato, stava fallendo.

Poiché Matteo Renzi teneva fermamente il punto della sua sfida “sui contenuti”. Difficile pensare che in quelle ore non si sia accelerata una raffica di telefonate tra Roma e la quiete della compagna umbra o la casa medesima nella capitale di Draghi.

Intorno alle 18 di ieri le agenzie di stampa riportavano una dichiarazione di Salvini, in cui il “capitano” leghista ricordava dopo “aver sentito” tutti i leader della coalizione – dal fondatore Silvio Berlusconi presidente di FI a Giorgia Meloni leader di FdI a Giovanni Toti di “Cambiamo” ai centristi Maurizio Lupi e Antonio De Poli – le tre cose essenziali che dovrebbero essere fatte dall’emergenza sanitaria a quella economica. Sembrerebbe quasi il programma di un War Cabinet.

La parola elezioni in quella nota, riportata dalle agenzie, però non compare. Ma Salvini era anche dalla mattina che batteva il tasto sulla richiesta di ritorno alle urne. Richiesta nella quale appare unito a Meloni. E a sera sui social per esser ancora più chiaro ribadisce il concetto a norma di Costituzione che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro e “la sovranità appartiene al popolo”.

Viene giudicato da alcuni osservatori “un po’ criptico”, come scrive l’Huffpost Italia. Certamente suona, infatti, come la sottolineatura della necessità di tornare alle urne ma al tempo stesso come la volontà di ribadire che bisogna dare subito risposte all’emergenza economica che corre strettamente intrecciata a quella sanitaria della pandemia.

A tarda sera, in tv a Porta a porta di Bruno Vespa, Toti ringrazia Salvini di essersi mostrato “un leader unitario che rappresenta tutte le posizioni”. Insomma, per il governatore ligure, fautore di quel governo di tutti, senza connotazione politica, che il Presidente Mattarella ha anteposto all’alternativa delle urne, Salvini non sarebbe schiacciato sull’ipotesi o urne o niente.

Toti restituisce così l’immagine di quel Salvini che solo pochi giorni fa al Quirinale, parlando a nome di tutto il centrodestra e delle sue varie posizioni, ha cercato anche di fare un salto di qualità come leader di tutta l’opposizione.

Molto più chiara la posizione del fondatore del centrodestra Berlusconi che da “giocatore” nato al “tavolo” per sua indole intende stare sempre. Il Cav già domenica scorsa aveva risparigliato con un’intervista a Il Corriere della sera dove aveva rilanciato “il governo dei migliori“.

Lo stesso Berlusconi ieri sera non ha mancato di far trapelare ai giornali la sua soddisfazione per la convocazione di Draghi al Colle, ribadendo che fu proprio lui a indicare quel nome alla guida della Bce. “Finalmente Draghi” non a caso titola Il Giornale di oggi.

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