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Cosa succederà in Myanmar dopo il golpe

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Myanmar golpe

Fatti, analisi e scenari sul golpe in Myanmar. L’approfondimento di  Francesco Radicioni, corrispondente di Radio Radicale dall’Asia, tratto da Affari Internazionali

È passato solo un decennio da quando in Myanmar ha preso il via una transizione carica di speranze e contraddizioni, ma ora questo fragile esperimento di “democrazia disciplinata” sembra esser stato archiviato dallo stato d’emergenza imposto il 1° febbraio scorso dai militari.

Lunedì prima dell’alba – a una manciata di ore dall’insediamento del nuovo parlamento di Nay Pyi Taw – l’esercito ha ordinato l’arresto di Aung San Suu Kyi, del presidente Win Myint, di decine di altri esponenti della Lega nazionale per la democrazia (Nld), ma anche di giornalisti e attivisti critici delle Forze armate.

ACCUSE DI IRREGOLARITÀ NEL VOTO

Per diverse ore Internet e le reti di cellulare hanno funzionato a singhiozzo, i negozi si sono affollati di birmani alla ricerca di genere di prima necessità, le banche hanno annunciato la chiusura. Mentre i mezzi blindati del Tatmadaw – l’esercito birmano, ndr – venivano avvistati per le strade delle principali città del Paese, le Forze armate hanno preso il controllo dell’aeroporto di Yangon. Poi, in mattinata, dagli schermi di Myawaddy – televisione vicina ai militari – è arrivata la conferma di quello che in molti in Myanmar già sospettavano: il Tatmadaw era tornato a prendere il controllo del Paese, imponendo un anno di stato d’emergenza e trasferendo tutti i poteri al capo delle Forze armate, il generale Min Aung Hlaing.

Il motivo? Stando ai comunicati ufficiali, le Forze armate sono intervenute per “le irregolarità” durante le ultime elezionifinite con un nuovo trionfo nelle urne per la Lega nazionale per la democrazia. A novembre, la forza politica guidata da Aung San Suu Kyi era riuscita a conquistare 396 seggi su 476: un risultato persino migliore di quello ottenuto alle storiche elezioni del 2015. Al contrario, il partito espressione delle forze armate Unione, Solidarietà e Sviluppo (Usdp) ne era uscito annichilito e con solo 33 seggi nel nuovo Parlamento birmano.

È stato così che fin dall’indomani del voto le forze armate, l’Usdp e alcuni partiti legati alle minoranze etniche hanno denunciato irregolarità nel processo delle elezioni. Se la Commissione elettorale aveva respinto queste accuse, non si possono negare le polemiche che avevano seguito la decisione del governo della Nld di cancellare il voto nelle aree dove più alto era il rischio di violenze tra il Tatmadaw e le organizzazioni paramilitari dei gruppi etnici.

Oltre un milione di elettori sono stati privati del voto nello Stato del Rakhine, mentre le elezioni sono state cancellate in ampie aree degli Stati Shan e Kachin, nel nord del Myanmar. La mossa fatta lunedì delle forze armate birmane non è però stata una totale sorpresa. Già la scorsa settimana, il Tatmadaw aveva agitato lo spettro di un golpe, con il generale Zaw Min Tun che aveva rivelato che l’esercito sarebbe potuto “passare all’azione” se la richiesta di un’indagine sui brogli non fosse stata presa in considerazione dal governo.

EQUILIBRI FRA GOVERNO ED ESERCITO

Qualche giorno più tardi i mezzi blindati dell’esercito erano stati visti per le strade delle principali città del Myanmar, azione liquidata come una prova muscolare per fare pressione sul governo. Stando a quel che scriveva il portale di informazione Irrawaddy, giovedì nel corso di un vertice di emergenza tra governo e Forze armate, Aung San Suu Kyi avrebbe rifiutato la richiesta di ricontare i voti sotto la supervisione dei militari e il rinvio dell’insediamento del nuovo parlamento.

Poi il capo delle Forze armate Min Aung Hlaing assicurava che l’esercito avrebbe rispettato la Costituzione: una mossa che diversi osservatori avevano interpretato come un raffreddarsi della crisi politica in Myanmar. Era vero l’opposto. I militari hanno preso il potere citando proprio l’articolo 417 della Costituzione che – stando ad alcune interpretazioni – autorizza il Tatmadaw a dichiarare lo stato d’emergenza.

Nonostante la retorica sulla transizione verso la democrazia, quello del Myanmar è però rimasto in questi anni un sistema politico ibrido dove tutti sapevano che gli equilibri di potere tra il governo della Nld e l’esercito erano precari. Per mantenere una forte leva sulla vita politica ed economica del Paese, i militari hanno cristallizzato il loro ruolo nella Costituzione. La carta voluta nel 2008 dalla giunta al potere riserva alle forze armate il 25% dei seggi nel parlamento di Nay Pyi Taw, i militari guidano alcuni ministeri-chiave e il Tatmadaw ha ampi margini per invocare lo stato d’emergenza e sospendere il governo civile. Allora, perché fare un colpo di Stato se già si dispone di un così ampio potere?

RAGIONI E PROSPETTIVE

Mentre le reali motivazioni dietro al golpe rimangono oscure, alcuni analisti mettono in guardia dal ricorrere alla logica politica occidentale per spiegare gli eventi di questi giorni in Myanmar. Non è un mistero che per decenni le mosse politiche delle giunte militari in Birmania sono state guidate dall’occultismo, dalla numerologia e dai rituali magici della yadaya. Nei cinquant’anni di giunte militari al potere, più volte le decisioni politiche – dalle riforme valutarie fino alla disposizione degli edifici simbolo della capitale – sono state dettate più da superstizioni e consigli degli astrologi che da calcoli razionali.

Per spiegare il golpe, c’è poi chi suggerisce di guardare alla brama di potere personale del generale Min Aung Hlaing che nei prossimi mesi sarebbe stato costretto alla pensione, oltre che alla determinazione di difendere l’enorme potere economico nelle mani del Tatmadaw. Un’altra teoria è che i generali temevano di essere marginalizzati dalla politica dopo la nuova vittoria di Aung San Suu Kyi, mentre tra le fila delle Forze armate devono essere suonati sinistri i ripetuti appelli di esponenti della Nld a emendare la Costituzione per ridurre l’ipoteca del Tatmadaw sul governo.

Non solo. Stando a quel che scriveva su Asia Times Bertil Lintner – tra i più attenti osservatori del Paese -, per dare legittimità al golpe i militari potrebbero ora giocare la carta dei partiti etnici e delle formazioni politiche più piccole penalizzate dal sistema elettorale maggioritario. “Dopo le elezioni del 2020 – scriveva però Lintner -, lo Usdp e diversi partiti minori volevano che il Parlamento discutesse la possibilità di passare al proporzionale, ma la Nld non ha mostrato alcun interesse a fare cambiamenti prima del voto”. Stando alle speculazioni che circolano in queste ore in Myanmar, i militari potrebbero anche proporre che i capi dei governi locali non siano più nominati dallo Stato centrale, ma dalle assemblee regionali: un’altra mossa che troverebbe il sostegno di alcuni partiti delle minoranze etniche.

Un’alleanza d’interessi inedita in Birmania vista l’antica rivalità tra esercito e partiti etnici. Come abbiamo però visto anche questa settimana, il Myanmar riserva sempre la capacità di sorprendere.

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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