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Cosa succede tra Meloni e Trump?

Le ultime trumpate di Trump su Meloni e non solo. I Graffi di Damato

Per quanto renitente, diciamo così, alle sue aspettative, richieste, ordini e quant’altro sulla guerra all’Iran dalla quale non riesce a venir fuori davvero, nonostante la vittoria declamata, la premier Giorgia Meloni continua dunque a “piacere”, letteralmente, al presidente americano Donald Trump. Che, dopo averlo annunciato, ne avrà magari anche apprezzato l’eleganza alla cena di gala del raduno della Nato in Turchia. Un’eleganza in abito rigorosamente nero che prima o poi, vedrete, verrà indicato dall’antifascismo militante come prova di fascismo congenito della leader della destra italiana non ancora passata purtroppo, per lor signori, con armi e bagagli al generale Roberto Vanacci, aiutato in tutti i modi dalla sinistra a crescere almeno come bolla mediatica, o sondaggistica.

Nel rapporto fra Trump e la Meloni c’è qualcosa di tossico che il presidente degli Stati Uniti non riesce ormai a nascondere più, tanto sono irreefrenabili i suoi istinti di guastatore. La trammellonite, direi, si proietta sulla campagna elettorale in corso in Italia, per quanto formalmente non ancora aperta. Quel “piacere”, ripeto, che Trump ancora dichiara di provare pensando alla premier italiana, che sembrava invece essere stata da lui scaricata nei precedenti capitoli di questa storia buffa, serve giusto ad alimentare la rappresentazione di sinistra della Meloni come di una donna in ginocchiere per adorarlo. E magari anche leccare il maggiore patrimonio, più grande anche dei soldi, che il presidente ritiene di possedere: il culo, detto papale papale, come lui stesso lo chiama, compiaciuto di quanto l’intero mondo aspiri a baciarlo.

Un governo di destra, centrodestra e simili in Italia non è più negli interessi, e tanto meno nei desideri, del presidente più lunare degli Stati Uniti. A lui conviene di più, in quel che gli resta del mandato alla Casa Bianca, il governo dell’alternativa, come lo chiamano nel campo largo e lungo, dove il disinteresse o la prevenzione contro l’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin è maggiore che a destra. Una prevenzione innaffiata col solito vino della pace minacciata da quanti non assecondano il Cremlino, come invece Trump sta cercando di fare da quando è stato rieletto, tra incontri e telefonate con l’uomo che più ammira nel mondo: Putin, appunto. Al quale solo uno scimunito e/o criminale come il predecessore Joe Biden, secondo Trump, poteva pensare di contrapporsi.

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