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Cosa prevede la legge della Francia sul separatismo islamico

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separatismo islamico

L’approfondimento di Enrico Martial

Il 17 novembre, il governo francese ha trasmesso al Senato il disegno di legge contro i “separatismi” e il radicalismo islamico. Lo stesso giorno con una intervista congiunta a Le Figaro ne hanno tracciato i contorni i ministri dell’interno, Gérald Darmanin, e della giustizia, Eric Dupont-Moretti.

Se il termine “separatismo” non figura nel testo, si ritrovano i principali temi evocati dal presidente Emmanuel Macron nell’intervista dello scorso 2 ottobre a Les Muraux, un comune nella regione parigina, quando ne aveva annunciato la presentazione per il 9 dicembre. C’è stata dunque un’accelerazione, da collocare nel clima dei recenti attentati di Conflans, in cui è stato ucciso l’insegnante Samuel Paty il 16 ottobre, e della basilica di Notre-Dame di Nizza del 29 ottobre, in cui ci sono stati tre morti e diversi feriti. Anche il dibattito politico resta vivace, mentre l’opinione pubblica e i media seguono il processo per la strage di Charlie Hebdo e dell’Hyper Cacher del 7-9 gennaio 2015 e si preparano per quello sugli attacchi al Bataclan e ai caffè di Parigi del 13 novembre 2015.

Sarà confermato l’obbligo scolastico a partire da tre anni, con restrizioni dell’educazione a domicilio a pochi casi di necessità: Macron aveva accennato a 30mila bambini che si trovavano in strutture chiuse “alternative”, che saranno contrastate. Il ministro dell’interno Darmanin ha fatto notare a Le Figaro come nei quartieri più problematici si vedano a scuola più ragazzini che ragazzine, con un buon numero scomparso anche dai radar statistici, che va recuperato con un identificativo personale come studenti.

Il finanziamento dei luoghi di culto, di associazioni e centri studi sarà sottoposto a maggiori controlli, con obbligo di dichiarazione dei contributi esteri superiori da 10mila euro e con il rafforzamento della struttura antiriciclaggio e di contrasto al terrorismo (TRACFIN, analoga alla nostra UIF – Unità di informazione finanziaria). Crescono dunque anche i controlli sui finanziamenti di alcuni Stati terzi, come Turchia, Tunisia, Marocco, Arabia Saudita e Qatar. I prefetti potranno vietare i finanziamenti alle associazioni che non rispettano i valori costituzionali e intervenire tra l’altro sul rispetto di parità tra uomini e donne. Il riferimento è all’introduzione di vincoli di genere nell’utilizzo delle piscine oppure ai menu nelle mense scolastiche, spostando la decisione al prefetto e alleggerendo la pressione esercitata sui sindaci e su altri livelli della funzione pubblica locale.

La diffusione di informazioni che permettano di identificare una persona nei suoi luoghi di residenza e lavoro, mettendone in pericolo la vita (come è stato il caso per Samuel Paty) diventerà un reato, punibile fino a tre anni di reclusione. La misura consentirà d’intervenire nell’ambito delle reti social anche sul tema dell’odio: a Parigi sarà costituito un pool di magistrati dedicato a questo argomento.

Con un altro disegno di legge, attualmente in discussione all’Assemblea nazionale, il governo ha proposto analogamente che non sia più possibile diffondere immagini che consentano il riconoscimento dei volti di funzionari delle forze dell’ordine e che siano perseguibili i reati di minaccia personale o che inducano odio o violenza nei loro confronti, come si è registrato nelle reti social.

Anche se il riferimento è all’odio in rete, la proposta ha sollevato numerose proteste, nell’ambito dei giornalisti, degli editori e in manifestazioni nello stesso giorno di presentazione della legge sul “separatismo”, il 17 novembre. Si teme che diventi impossibile registrare immagini e video di gendarmerie e polizia, in particolare in occasione di eccessi. I media francesi li evocano in modo ricorrente, come nel caso recente di un cinquantenne cinese, Shaoyao Liu, morto durante un intervento di polizia il 26 marzo del 2017, a cui è seguita un’assoluzione per gli agenti coinvolti sia in primo grado che in appello – sempre il 17 novembre – ma su cui la famiglia ha annunciato di voler salire all’ultimo grado di giudizio.

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