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Cosa combina il governo sul concorso per gli insegnanti? Lettera

di

concorsi insegnanti

La lettera di Filippo Onoranti, Phd Università di Bologna, al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina sui prossimi concorsi pubblici per insegnanti

Ministro Lucia Azzolina,

non riesco proprio ad usare un titolo di cortesia riferendomi a Lei dopo la pubblicazione dei bandi di concorso per noi insegnanti. Tutt’altro che “gentile”, appare infatti la Sua decisione di destinare proprio alla Lombardia ed in genere al nord Italia, la maggioranza degli aspiranti insegnanti.

Quasi non fosse già abbastanza precaria la vita di quasi 1 milione dei candidati (per meno di 80mila posti tra concorso ordinario e straordinario), anche la scelta di spedirne oltre il 50%, nell’epicentro della più grande crisi dal dopoguerra, mostra una totale noncuranza per la vita di chi lavora.

Questo però non interessa molto. Dopotutto, quella dei docenti, è una categoria di serie B da tempo. Il titolo di “professore”, con declinazioni varie, è diventato un insulto da talk-show. Ma ora non importa. L’urgenza, purtroppo, è altra. Infatti non solo la logistica dei concorsi è tale da mettere a rischio quasi un milione di lavoratori, ma costituisce anche un concreto rischio per la salute pubblica. Al contrario di quanto richiesto, decretato, e suggerito da istituzioni, comitati scientifici, medici di base, e da chiunque abbia una briciola di buon senso, Lei vuole rimescolare un milione di persone, concentrandole nei luoghi più esposti all’infezione, per poi rimandarle nelle proprie regioni; indecise se pregare di aver posto fine alla precarietà lavorativa, o di non aver contratto e trasmesso il contagio alle loro famiglie. Farebbe ridere se non facesse piangere.

Che ne è delle vacanze di prossimità, del turismo responsabile, del divieto a visitare i parenti fuori regione? Sono sacrifici che valgono solo quando non scombinano qualche scartoffia al Ministero?

E non ci tiri fuori la legge né la Costituzione! Entrambe nascono per tutelare i cittadini e i lavoratori. Certo che prevede una “equa distribuzione sul territorio dei candidati e della procedura concorsuale”, riferendosi alla ratio normativa dell’art. 3 comma 1 della Costituzione “uguaglianza formale”. Basta però ampliare la lettura al comma 2 per notare il riferimento all’”uguaglianza sostanziale”, ovvero trattare situazioni diverse in modo diverso. Non sorprende che i padri costituenti avessero previsto che si potesse usare il buon senso applicando la legge. Sorprende invece che questa aspettativa – forse speranza – venga costantemente disattesa proprio da chi dovrebbe operare negli interessi della comunità. La Lombardia è evidentemente una regione diversa dalle altre, poiché più compromessa per numero dei contagi. Perché non svolgere – data l’evidente eccezionalità e pericolosità della situazione – i concorsi sul territorio di ciascuna regione?

Con più sdegno che cordialità,

Filippo Onoranti

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