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Cosa cambierà col ministro Carfagna per il Sud?

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Il ministro per il Sud, Mara Carfagna, rottamerà le politiche sussurrate dalla Svimez. L’opinione dell’editorialista Giuliano Cazzola

“Siamo arrivati alla fine della nostra due giorni. È il momento dei ringraziamenti. Mai come in questa occasione, sinceri e non formali. Voglio esprimere a tutte e tutti la mia gratitudine per la partecipazione attiva e per la qualità delle analisi e delle proposte’’. Con queste parole, che manifestano una legittima e meritata soddisfazione, Mara Carfagna ha chiuso il seminar sul Sud.

“Ringrazio il Presidente Draghi per l’intervento di ieri, che conferma l’attenzione che l’intero governo ha verso il Mezzogiorno. Questi due giorni — ha proseguito il ministro — ci hanno offerto infiniti spunti di riflessione. Siamo alla vigilia di una stagione importantissima che può cambiare il destino non solo del Sud ma dell’intero Paese. Ringrazio il ministro Franco e rilancio il suo appello a un impegno corale. Dobbiamo remare – ha concluso — tutti nella stessa direzione, superando le differenze. Ora che le risorse ci sono, sarà solo la nostra volontà e la nostra capacità a determinare la riuscita di questa impresa”.

Con la due giorni organizzata puntando più a raggiungere un risultato che a pubblicizzare un evento, Mara Carfagna, insieme a Renato Brunetta, è tra i primi ministri a mettere le carte in tavola, all’interno del governo Draghi, il premier che l’ha voluta nella sua compagine.

Come hanno scritto le agenzie al momento della sua nomina “una donna meridionale per il ministero del Sud e della Coesione sociale”. La salernitana Mara Carfagna, 45 anni, esponente ormai storica di Forza Italia, torna al governo dopo 10 anni: era stata ministro delle Pari opportunità nel quarto governo Berlusconi dal 2008 al 2011. Dal 2018 è vicepresidente della Camera, nella quale è deputata ininterrottamente dal 2006, tra Forza Italia e Popolo delle Libertà. Laureata in legge, Carfagna ha esperienze giovanili in tv e nel mondo dello spettacolo, come valletta, presentatrice e modella. Ha anche partecipato a Miss Italia nel 1997, vincendo il titolo di Miss Cinema.

Ho conosciuto Mara alcuni anni prima che ambedue fossimo eletti alla Camera per il PdL nel 2008 nella XVI Legislatura. Mia moglie Alessandra era una sua collaboratrice quando aveva iniziato la sua attività nel partito; poi lavorò con lei quando era titolare del ministro delle Pari Opportunità e Alessandra svolgeva le funzioni di Consigliera nazionale di parità. Ricordo che quando il governo Berlusconi si presentò per il voto di fiducia a Montecitorio andai a salutarla e a complimentarmi e – uno della mia generazione non può non apprezzare una donna affascinante – incorsi in un infortunio: “Tu sei la ministra più bella”. Lei mi guardò cortese ma con un velo di  disapprovazione e mi rispose: “Sarò anche la più brava”. E in verità ha lasciato il segno in quell’incarico, perché lavorò al Codice delle Pari opportunità e al recepimento della Direttiva europea. Dieci anni dopo ne ha fatta di strada.

Prima di essere nominata ministro è stata vice presidente della Camera, capace di una conduzione imparziale e inflessibile, come dimostrò facendo espellere dall’Aula Vittorio Sgarbi quando venne meno a quello stile che un deputato deve sempre tenere. Certo il suo esordio in politica fu contrassegnato dagli atteggiamenti che accolgono le belle donne che si accostano a fare politica per di più in un partito guidato da un noto tombeur de femmes come Silvio Berlusconi.

Poi nel suo curriculum c’era una partecipazione fortunata al concorso di Miss Italia seguite da esperienze televisive. Chi vuole fare una polemica grossolana non guarda se una ballerina si è diplomata (come Mara) in una scuola autorevole o se ha imparato a danzare alla Filuzzi e non si cura neppure di una laurea cum laude in Giurisprudenza in un Ateneo antico e prestigioso. Gli avvoltoi sono sempre sul chi vive quando prendono di mira una preda, senza avere rispetto nemmeno della sua vita privata. Mara, però, ha imparato a cavarsela.

È riuscita a mandare a quel Paese un petulante Marco Travaglio (lo zittì da Lilli Gruber con una battuta: “Le manca Berlusconi, vero?”. E quando le fecero domande sui suoi rapporti personali, rispose che quelli erano, caso mai, problemi riguardanti suo marito. Comunque anche per Mara il tempo è stato galantuomo. Si è qualificata come punto di riferimento di una posizione politica autonoma nell’ambito del centro-destra e di Forza Italia: la posizione che ha finito per prevalere e riportare il partito al governo in un’occasione storica e in un ministero che potrà svolgere un ruolo di svolta per la sua terra, nell’ambito del NgEu.

Nel suo discorso sulla fiducia Mario Draghi ha dato la linea per il superamento di un dualismo ultrasecolare: “Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, invertire il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne”.

Non è un caso che Mara Carfagna sia subentrata a Giuseppe Provenzano. Le politiche suggerite dalla Svimez hanno fatto il loro tempo. Ora è arrivata una leader meridionale e meridionalista.

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