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Emergenza Coronavirus, chi ha sbagliato? Il commento di Punzi

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Coronavirus tra emergenza sanitaria e cortocircuiti comunicativi. Il commento di Federico Punzi, direttore editoriale di Atlantico Quotidiano  

La pandemia in arrivo ci impone una riflessione anche sulla globalizzazione, sulle organizzazioni internazionali e sulla pericolosa utopia di una governance globale

Errori banali eppure cruciali, come abbiamo già osservato, che ci costeranno molto cari, quelli commessi fino ad oggi dal nostro governo, praticamente nei primi minuti di gioco dell’emergenza coronavirus.

L’ostinato rifiuto ad adottare la misura più efficace per contenere la diffusione del virus nel nostro Paese, l’isolamento di chiunque rientrasse da qualunque zona della Cina, nonostante fosse stata proposta già alla fine di gennaio non solo dai partiti di opposizione e da alcune istituzioni, ma anche da scienziati. Misura necessaria proprio perché, com’è noto, nella maggior parte dei casi il coronavirus si manifesta con sintomi lievi, che non impediscono alla persona infetta di continuare la sua vita sociale diffondendo il contagio.

Poi una gestione schizofrenica della comunicazione, passata da un giorno all’altro dalla sottovalutazione all’allarmismo, come sulle montagne russe.

L’unico elemento costante, purtroppo, e proprio nel periodo più delicato, è stata l’ideologia politically correct: la preoccupazione principale era di non alimentare psicosi e discriminazioni, buttarla sul razzismo nella dialettica con le opposizioni, piuttosto che la pericolosità del virus e l’inaffidabilità dei numeri ufficiali provenienti da Pechino e dall’Oms.

Infine, la sconsiderata accusa (poi ritrattata, perché senza fondamento) lanciata in tv dal premier agli ospedali del lodigiano di non aver seguito i protocolli e aver così “contribuito alla diffusione” del virus.

Detto questo, non bisogna però dimenticare che la diffusione del coronavirus si deve ad una catena di omissioni, silenzi e ritardi che viene da lontano, da molto lontano.

Soprattutto se venisse dimostrato che, come qualcuno ipotizza (la virologa Ilaria Capua), il virus è arrivato in Italia (e in Europa) molto prima di quanto pensiamo, forse prima che il presidente cinese Xi Jinping e l’Oms dichiarassero l’emergenza.

Se infatti il virus si è diffuso in Cina a partire dai primi di dicembre, grazie alla velocità dei mezzi di trasporto e al numero di spostamenti non è così assurdo ipotizzare che sia sbarcato già durante la prima metà di gennaio.

(estratto di un articolo pubblicato su Atlantico Quotidiano)

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