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Coronavirus, tutti i timori (non espressi) nel Regno Unito

di

Boris Johnson

Che cosa succede con il Coronavirus nel Regno Unito? Il punto di Daniele Meloni

Il Cobra ha deciso: lo UK resta nella fase del “contenimento” del Coronavirus e non ci sarà nessun passaggio alla fase “delay” come ipotizzato recentemente dal funzionario governativo che sovrintende le attività medico-sanitarie della nazione, Dottor Chris Whitty.

Il massimo organismo del governo britannico in materia emergenziale si è riunito questa mattina nella briefing room del Cabinet Office a Whitehall e ha deliberato che non ci sono ancora gli estremi per la chiusura delle scuole, dei mezzi di trasporto e per impedire l’assembramento delle folle nei grandi eventi. Nessuna misura di ulteriore “distanziamento sociale” sarà presa dal governo Johnson, anche se Downing Street ha ammesso che il virus si espanderà e che il governo agirà in base ai consigli che un comitato scientifico di esperti gli sottoporrà. Confermati i consigli alla popolazione di lavarsi spesso le mani ed evitare al massimo possibile le interazioni sociali.

In mattinata altri due casi di Covid-19 sono stati segnalati in Galles, portando il totale dei casi nel Regno Unito a 280, con 3 decessi, l’ultimo dei quali è stato annunciato ieri. Gli ultimi due giorni sono stati i peggiori in termini di contagi, con il numeri degli infetti che purtroppo continua a salire. Nel Regno Unito il primo caso è stato ufficializzato alla fine di gennaio e, allo stato attuale, la ripartizione degli infetti vede la zona della Greater London al vertice con 51 casi, seguita dal Devon con 41 e dalla Cornovaglia con 35.

Intanto, il ministero degli Esteri – Foreign Office – ha consigliato a tutti i cittadini britannici di non recarsi nelle regioni italiane maggiormente colpite dalla diffusione del virus a meno di impegni improrogabili. Nessun divieto formale, solamente un consiglio. Tuttavia non c’è alcuna restrizione per coloro che tornano dalle aree messe in quarantena dallo stesso governo italiano. Decine di centinaia di britannici sono tornati dall’Italia nel week-end con ben 17 voli partiti da Malpensa per rientrare nelle città inglesi. Al loro arrivo nessuno di loro è stato sottoposto a misure di controllo sanitario o quarantena. Il timore è che controlli così laschi possano aiutare il Covid-19 a espandersi anche nel Regno Unito.

Anche la Borsa di Londra comunque ha subito in mattinata un tracollo, perdendo l’8% del valore delle sue azioni: siamo ai massimi dalla crisi finanziaria del 2007, apertasi con il fallimento della Northern Rock e conclusasi, per così dire, con la nazionalizzazione della Royal Bank of Scotland. Secondo un portavoce del governo la Bank of England ha dato la disponibilità a prendere tutte le misure necessarie per garantire la stabilità monetaria e finanziaria dello UK anche considerando la gravità del momento.

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