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Coronavirus, quando finirà (forse) l’epidemia in Italia. Analisi

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Nell’ipotesi ottimistica che l’Italia riesca a rimanere in linea con la Cina e considerato che la quarantena è iniziata l’11 marzo, l’epidemia del coronavirus potrebbe dirsi conclusa…. L’analisi di Francesco Daveri (Professor of Macroeconomic Practice alla School of Management dell’Università Bocconi) e Lorenzo Marchetti (frequenta la specialistica in International Management alla Bocconi) pubblicata su Lavoce.info

Per ridurre il contagio derivante dalle interazioni sociali dei contagiati asintomatici, l’11 marzo il governo italiano ha adottato un provvedimento “in stile Wuhan”, con una quarantena che sostanzialmente blocca la vita sociale e buona parte delle attività economiche in tutto il paese.

Grafico 2

 

La media mobile a 7 giorni serve per individuale meglio il trend di entrambi gli andamenti, in modo tale da poter avere un’idea più chiara sulla distanza dei due picchi

 

Proprio usando il caso della Cina e della provincia di Hubei (che conta 60 milioni di persone, come l’Italia), si può provare a fare qualche conto sulla possibile durata dell’emergenza.

In Cina la quarantena è iniziata il 23 gennaio. Da allora, come si vede nel grafico, ci sono voluti 12 giorni (fino al 4 febbraio) per toccare il picco dei contagiati giornalieri, che poi sono gradualmente scesi verso lo zero. E ci sono voluti 23 giorni per arrivare al picco di decessi, avvenuto il 15 febbraio.

L’attuazione del decreto di chiusura delle occasioni di interazione in Italia non è stata drastica come in Cina, tanto che nella sua prima versione (quella dell’8 marzo) si sono consentiti i ritorni nel Sud Italia di potenziali asintomatici non sottoposti a quarantena; e anche nei giorni successivi eventuali comportamenti devianti rispetto alle nuove regole di restrizione sono stati sanzionati meno severamente che nel paese del Dragone. Sulla base dell’evoluzione osservata in Cina è difficile aspettarsi che il 18 marzo – a distanza di soli sette giorni dal blocco – si possa raggiungere il giorno di picco sui nuovi contagiati come indicato dal governo. Una data più plausibile potrebbe collocarsi intorno al 23 marzo. E per arrivare al picco dei decessi – la vera variabile da tenere d’occhio – si dovrà aspettare altri dieci giorni circa, cioè fino alla prima settimana di aprile.

Nel caso cinese la decrescita dei nuovi contagiati registrati dopo il picco del 4 febbraio è durata più di un mese, con i nuovi casi giornalieri scesi sotto i 100 a partire dal 7 marzo, mentre il 15 marzo se ne registravano 16. A questo punto, in Cina, il virus può dirsi sconfitto. Rimangono ancora da assorbire 9.898 casi positivi (dato Bloomberg al 15 marzo) che ai tassi attuali di guarigione potrebbero ridursi a zero entro il 25 marzo. Se sarà così, si potrà dire che l’epidemia coronavirus in Cina sarà durata due mesi completi, senza contare l’iniziale periodo di trasmissione, che si è protratto per tutta la prima metà di gennaio e, ipotizziamo, anche nella seconda metà di dicembre. In questo periodo il virus ha avuto il tempo di contagiare un numero di persone sufficientemente grande da scatenare una pandemia globale. Per fermare il contagio sono poi serviti due mesi di assoluta quarantena, senza deviazioni, forse impraticabili in una democrazia.

L’Italia, a suo modo, ha cercato di seguire le orme della Cina. Il ritardo nell’adozione della quarantena, tuttavia, si ripercuoterà anche sul tempo necessario per uscire dall’emergenza perché il numero di persone colpite è più grande. Nell’ipotesi ottimistica che l’Italia riesca a rimanere in linea con la Cina e considerato che la quarantena è iniziata l’11 marzo, l’epidemia del coronavirus potrebbe dirsi conclusa nel nostro paese intorno al 10 maggio.

Naturalmente nel caso del nostro paese si dovrà tener conto anche di eventuali effetti di retroazione che derivano dalla rapida diffusione del coronavirus negli altri paesi europei, con i quali l’Italia ha tante relazioni economiche e sociali. In ogni caso, solo dopo il 10 maggio si potranno cominciare a smantellare le misure restrittive messe in atto in queste settimane, dalla riapertura degli esercizi commerciali a scuole e musei fino alle discoteche – sempre preservando le persone più anziane e quelle più esposte ai rischi sanitari – e pensare alla ripartenza che, come succede dopo le guerre, ha la possibilità di essere rapida.

(Estratto di un articolo pubblicato su lavoce.info; qui la versione integrale)

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