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Contro le fake news ci vorrebbe l’esorcismo di frate Ruffino

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Il Bloc Notes di Michele Magno

Qualcuno la ricorda? Una mano che si leva verso il volto di uno sconcertato ministro degli Interni; sotto, il titolo: “Vade retro Salvini”. È la copertina di un numero di Famiglia Cristiana che menò scandalo quando apparve in edicola il 26 luglio dell’anno scorso. “Niente di personale o ideologico”, precisava il sommario, “si tratta di Vangelo”.

Dopo l’ennesima tragedia di migranti morti in mare, il giornale apriva la sua inchiesta con le parole della presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei): “Come pastori non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”.

Allora il leader della Lega se ne adontò, ma quel “Vade retro” rivolto alla politica che impersonificava non era altro, in fondo, che una sorta di traslitterazione della formula canonica adoperata dagli esorcisti nei loro rituali. Certo, il capo del Carroccio non è Satana, che si crede “il principe di questo mondo” (lui è solo “il Capitano del popolo”). Tuttavia, in quanto seminatore di discordie e menzogne, evidentemente ai redattori del settimanale fondato dal beato Giacomo Alberione appariva degno di essere accostato al diavolo, che è il mentitore per eccellenza (il termine diavolo deriva dal verbo greco “diabàllo”, che significa dividere, creare -attraverso l’inganno- inimicizia tra gli uomini e tra l’uomo e Dio).

Pure, se gli amici di Famiglia Cristiana me lo consentono, io non avrei trascurato, per la sua forza e semplicità francescana, l’esorcismo che il poverello di Assisi insegnò a frate Ruffino tentato assiduamente dal demonio che, in figura di Cristo, lo esortava ad abbandonare la via ascetica. Poiché non servivano preghiere e digiuni, Francesco gli consigliò ciò che doveva dire a Lucifero ove si si fosse ripresentato per tentarlo.

Ruffino obbediente mise in pratica il suo insegnamento. Ecco allora il diavolo che gli dice: “Che ti giova affliggerti mentre che tu se’ vivo, e poi quando tu morrai sarai dannato?”; e subitamente frate Ruffino risponde (con le parole suggerite dal poverello di Assisi): “Apri la bocca; mo’ vi ti caco. Di che il demonio isdegnato, immantinente si partì con tanta tempesta e commozione di pietre di monte Subasio ch’era in alto, che per grande spazio bastò il rovinio delle pietre che caddono giuso” (“I Fioretti di san Francesco”, 29, Città Nuova, 1999).

Ecco, la pubblica opinione italiana, se seguisse e praticasse il precetto del figlio di Pietro di Bernardone, forse non sarebbe più molestata oltre misura da quel vero e proprio sciame di grandi bugiardi che infesta il nostro Paese.

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