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Conte sgambetta Letta?

D'alema

Giuseppe Conte ha clamorosamente spiazzato Enrico Letta – che lo volesse o no – sulla strada del vertice della maggioranza. Ecco come. I Graffi di Damato

 

Giuseppe Conte ha clamorosamente spiazzato Enrico Letta sulla strada del vertice della maggioranza per mettere in sicurezza il bilancio e precostituire le condizioni- si presume- per trattare finalmente alla luce del sole, non più dietro le quinte, col solito scambio di messaggi sotterranei, la scadenza ormai vicina del Quirinale.

In una intervista alla Stampa il presidente del MoVimento 5 Stelle ha proposto di associare al vertice i capigruppo parlamentari, all’interno dei quali peraltro lui ha notoriamente qualche problema, anche per estendere la materia del negoziato, chiarimento e quant’altro. Non ci sarebbero solo i conti da definire bene, pur nella ristrettezza dei 600 milioni di euro messi ulteriormente a disposizione dei partiti dal governo per gli emendamenti parlamentari al testo del bilancio proposto alle Camere, ma anche alcuni opportuni ritocchi costituzionali. Per i quali, se veramente li si volesse, ci sarebbero i tempi nel Parlamento in scadenza, garantendolo anzi con maggiore concretezza ed alta finalità dal rischio di uno scioglimento anticipato. Che è invece da molti avvertito per effetto di un eventuale cambio della guardia al Quirinale.

Invitato opportunamente a precisare i contenuti di una ulteriore riforma, dopo quella già proposta e ottenuta dai grillini in questa legislatura per ridurre di un terzo i seggi parlamentari e per far votare i diciottenni anche per il Senato, oltre che per la Camera, Conte ha elencato “la sfiducia costruttiva” e a “Camere unificate”, per evitare al Matteo Renzi di turno di giocare sulle diverse composizioni dei due rami del Parlamento e far saltare il governo rovesciandolo in uno solo di essi; la possibilità del presidente del Consiglio di sostituire i ministri e una modifica dei regolamenti parlamentari, senza toccare quindi la Costituzione, per ridurre o eliminare la convenienza dei passaggi degli eletti da un gruppo all’altro.

Peccato che l’intervistatore si sia dimenticato di ricordare a Conte -o che Conte abbia dimenticato, o fatto finta di dimenticare di suo- che almeno da qualche giorno, cioè da quando Sergio Mattarella ha rilanciato le proposte inutilmente formulate dai suoi predecessori Antonio Segni e Giovanni Leone, c’è sul tappeto del dibattito politico anche il problema di rendere ineleggibile il presidente della Repubblica liberandolo nel contempo dal divieto di sciogliere le Camere nell’ultimo semestre, comunemente chiamato perciò “bianco”.

Si dà il caso -diabolico, direi, per chi ha già alzato muri contro un altro bis al Quirinale, sia pure a termine, dopo quello di Giorgio Napolitano nel 2013- che proprio per facilitare una simile, da lui condivisa riforma Mattarella possa accettare una sua rielezione provvisoria. E consentire così anche l’elezione del suo successore da parte del nuovo Parlamento, sicuramente più rappresentativo o meno scaduto politicamente di quello uscente.

Potrebbero così finire di disperarsi, con titoli e quant’altro, i giornali -a cominciare da quello della famiglia Berlusconi– che collegano come scontate un’elezione di Draghi al Quirinale a febbraio e le elezioni anticipate in primavera: vi lascio immaginare con quale terrore per chi è destinato a non essere rieletto per mancanza di seggi o di voti, e non avrebbe fatto in tempo neppure a maturare il vitalizio con i quattro anni e mezzo più un giorno di mandato effettivamente svolto.

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