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Conte fra rimpastino e rimpastone

di

draghi quirinale

Quale sbocco avrà la crisi del governo Conte bis? I Graffi di Damato

 

Derivano dalla confusione politica, e non solo dagli sviluppi della pandemia, le incertezze delle famiglie interessate alla riapertura delle scuole e quelle degli italiani, più in generale, sulla riapertura del governo. Che non si riesce ancora a capire se, quando e come potrà riemergere dalla navigazione sommersa alla quale è costretto da qualche settimana per l’offensiva aperta da Matteo Renzi nella maggioranza giallorossa.

Secondo le ultime notizie, che tuttavia variano di ora in ora, Giuseppe Conte sarebbe passato dal ruolo di gladiatore auspicato da quanti lo incitavano all’operazione di sfida totale a Renzi nell’aula del Senato, cercando di sostituirne il partito con un gruppetto di transfughi “responsabili” di varia provenienza, ma soprattutto dal centrodestra, a quello più prudente e forse salvifico, per lui, di esploratore. Così lo rappresentano d’altronde persino sul Fatto Quotidiano nella vignetta di prima pagina, in vista di “ter” inteso come terzo governo da lui presieduto, dopo i due già collezionati in poco più di due anni e mezzo. Ma Conte vi arriverebbe a maggioranza invariata, col “presunto alleato” Renzi, come lo definiscono nel giornale di Marco Travaglio. Dove, comunque, la soluzione dei “responsabili”, che avrebbe dovuto risparmiare a Conte “rimpasti e concessioni” al senatore toscano, è finita in terza pagina, tra “i pareri” sullo sbocco della verifica, a firma di Andrea Scanzi.

Potrebbe maturare persino un rimpastone, non un semplice rimpasto. Che, pur motivato con l’esigenza di “rafforzare” il governo e la maggioranza, come gli fa dire il Corriere della Sera, in realtà ridimensionerebbe il peso sia di Conte a Palazzo Chigi sia dei grillini. Fra i quali la paura di elezioni anticipate, da cui uscirebbero a pezzi, sta prevalendo su ogni altra cosa: e con la paura anche le tensioni interne. I cui sviluppi sono davvero imprevedibili, con un reggente peraltro come Vito Crimi nuovamente scaduto nell’incarico.

Lo scoglio sommerso che insidia e preoccupa Conte sia come acrobata sia come esploratore, secondo le vignette di prima pagina, rispettivamente, del Corriere della Sera e del Fatto Quotidiano, è il passaggio formale delle dimissioni del presidente del Consiglio reclamate da Renzi. Di cui a fidarsi poco, o a non fidarsi per niente, non è solo Marco Travaglio, il direttore del Fatto, ma anche Conte, per quanto praticamente obbligato dal Pd a “vedere”, cioè a trattare, rinunciando alla cosiddetta operazione dei “responsabili”. Che a parere non solo del capogruppo al Senato Andrea Marcucci, sospettato di renzismo sotterraneo, ma anche di Luigi Zanda e dello stesso segretario del Pd Nicola Zingaretti, sarebbe nient’altro che un ossimoro, dovendosi ritenere irresponsabile, nella situazione in cui si trova il Paese, il ricorso ad una soluzione pasticciata e persino incerta nei numeri.

“Niente maggioranze raccogliticce”, fa dire Sergio Staino, nella sua vignetta sul Riformista, al mitico Bobo perché “di raccogliticcio ci basta il Parlamento”, com’è stato infatti ridotto dalle trasmigrazioni, dalla riduzione dei seggi imposta dai grillini e ratificata con tanto di referendum, dalla tonnara che ne è pertanto derivata, temendo più della metà dei deputati e senatori uscenti di non tornare la prossima volta, e dalla crisi cosiddetta identitaria, ma ancor più elettorale, degli stessi grillini, usciti dalle urne del 2018 addirittura come il partito più rappresentato nelle Camere.

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