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Perché con Craxi svaniscono i sogni a 5 stelle di Conte

Draghi Conte

Che cosa significa non solo per i 5 Stelle l’elezione di Stefania Craxi a presidente della commissione Esteri del Senato. I Graffi di Damato

 

Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, ha raccolto questo ragionamento fra i grillini dopo l’elezione di Stefania Craxi a presidente della Commissione Esteri del Senato, a scrutinio segreto, e le proteste levatesi da Giuseppe Conte contro l’emarginazione del suo partito all’interno della maggioranza: “Se candidi un tuo fedelissimo, mentre stai proponendo di staccare l’Europa dagli Usa e di smettere di mandare armi all’Ucraina, nello stesso giorno in cui il presidente del Consiglio riceve la premier finlandese che vuole entrare nella Nato e la Russia espelle 24 diplomatici italiani, è difficile che riesci a eleggere il presidente della Commissione Esteri del Senato”.

Ancora peggio l’ex presidente del Consiglio è uscito dalle chat, accusato dagli internauti delle 5 Stelle di portare il movimento alla rovina, con quanta soddisfazione per il suo concorrente interno, che è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, è facile immaginare.

Va detto che Conte, pur reclamando rispetto per gli “undici milioni di voti” raccolti dal suo movimento nell’ormai lontano 2018, che sono peraltro tre milioni in più dei famosi otto milioni di “baionette” vantate da Mussolini nella seconda guerra mondiale, è consapevole della debolezza in cui si trova. Persino il suo giornale di riferimento, ispirazione, sostegno e quant’altro, naturalmente Il Fatto Quotidiano, gli ha attribuito in un richiamo in prima pagina il proposito di contenersi: “niente falli di reazione”, ha detto. E infatti dopo avere protestato cercando di interloquire col presidente del Consiglio, l’avvocato è andato tranquillamente all’ambasciata finlandese per consumare con Mario Draghi ed Enrico Letta il pranzo offerto dalla premier di Helsinky dopo l’incontro a Palazzo Chigi sulla richiesta di adesione del suo Paese alla Nato, prontamente sostenuta dal governo italiano. Egli ha tranquillamente mangiato, fra l’altro, tortellini e orata con asparagi strappando a Letta solo qualche parola di comprensione per “l’incidente” occorso nella maggioranza. Ma anche una raccomandazione a non provocarne altri perché prima o poi si rischia davvero una crisi ed elezioni anticipate “per caso”.

L’ex presidente del Consiglio si è quindi trovato da un momento all’altro nei panni non di chi può protestare ma di chi deve contenersi, non compiere cioè i già ricordati “falli di reazione”.

Se questo è quello che pensa il segretario del Pd, figuriamoci quanto poco conforto possa trovare Conte nel presidente del Consiglio. Al quale non deve essere parso vero, con tutti i problemi che i grillini vorrebbero porgli in Parlamento contro gli aiuti militari all’Ucraina, vedere passare la presidenza della Commissione Esteri del Senato ad una forzista come Stefania Craxi. Che nelle dichiarazioni fatte dopo l’elezione ha sottolineato la necessità di usare nella Nato e nell’Unione Europea contro Putin “la durezza necessaria per condurre a un dialogo”, cioè a una trattativa di pace. Neppure Silvio Berlusconi è arrivato di recente a tanta chiarezza, concedendo invece a Matteo Salvini il rammarico di vedere l’Italia coinvolta nel conflitto proprio con gli aiuti militari all’Ucraina. E sorprendendo a tal punto la ministra forzista Mariastella Gelmini, già polemica con lui per la gestione del partito, da farle rilasciare un’intervista al Corriere della Sera per reclamare più allineamento alla Nato.

A Draghi, insomma, ciò che è accaduto nella nuova commissione Esteri di Palazzo Madama, subentrata a quella presieduta da un grillino dichiaratamente e orgogliosamente sostenitore di Putin, va non bene ma benissimo.

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