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Come va fiero Putin dell’intelligence sovietica

Afghanistan

L’analisi di Giuseppe Gagliano

 

George Blake, un ufficiale dell’intelligence britannica di origine olandese, la cui attività come spia per l’Unione Sovietica gli ha fatto guadagnare notorietà in Occidente e lo status di eroe a Mosca, è morto all’età di 98 anni.

La sua morte è stata annunciata sabato dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Successivamente è stata confermata da un portavoce del Russian Foreign Intelligence Service (SVR), che ha detto che Blake “aveva un vero amore per il nostro paese”.

Blake aveva quasi 18 anni quando le truppe tedesche entrarono in Olanda, dove era nato, spingendolo a unirsi alle forze di resistenza antinaziste locali. Grazie al padre ebreo, che aveva acquisito la cittadinanza britannica combattendo in uniforme britannica durante la prima guerra mondiale, Blake nel giro di due anni fu reclutato dal Secret Intelligence Service, o MI6, e alla fine della guerra lavorò nella sezione olandese della intelligence inglese abbracciando il calvinismo.

Ma la sua visione del mondo e in particolare dell’Unione Sovietica iniziò a cambiare all’Università di Cambridge, dove era stato inviato dall’MI6 per imparare la lingua e la storia russa. Nel 1950, mentre prestava servizio sotto copertura ufficiale presso l’ambasciata britannica a Seoul, in Corea, fu catturato e detenuto per tre anni dalle forze nordcoreane. La sua defezione ideologica al comunismo sembra aver avuto luogo durante la sua cattura, durante la quale gli fu dato accesso alla letteratura marxista in lingua inglese ed ebbe lunghe discussioni con istruttori politici sovietici.

Nel 1953, quando fu rilasciato dai suoi carcerieri e tornò a Londra come un eroe, Blake era un comunista impegnato. Meno di un mese dopo il suo rilascio, prese contatto con Nikolai Rodin (nome in codice Sergei), che era il capo della stazione del Kgb a Londra. Iniziò a spiare per conto dell’Unione Sovietica, e lo fece per otto anni, anche durante il suo periodo come funzionario dell’MI6 a Berlino.

Durante quel periodo, si ritiene che abbia fornito informazioni che hanno portato all’individuazione di oltre 500 agenti dei servizi segreti occidentali che operavano dietro la cortina di ferro, di cui 44 persero la vita a causa del suo doppiogioco. La sua carriera di doppia spia terminò nel 1960, quando fu tradito dal disertore polacco Michael Goleniewski. Le rivelazioni di Goleniewski da parte della Central Intelligence Agency degli Stati Uniti ha aiutato la Gran Bretagna a identificare due talpe sovietiche all’interno della sua agenzia di intelligence, una delle quali era proprio Blake.

Nel 1960, dopo essersi dichiarato colpevole di spionaggio, Blake iniziò a scontare una pena detentiva di 42 anni nel complesso carcerario di massima sicurezza britannico di Wormwood Scrubs. Ma nel 1966 riuscì a scappare con l’aiuto di un gruppo di prigionieri repubblicani irlandesi e prese contatto con i servizi segreti sovietici. Alla fine fu introdotto di nascosto nella Germania dell’Est e da lì in Russia. Una volta lì, entrò a far parte del Kgb e ha lavorato come consulente e istruttore fino al suo pensionamento all’inizio degli anni ’90. Ha imparato a parlare correntemente il russo, ha sposato una moglie russa (la moglie britannica aveva divorziato da lui una volta condannato per spionaggio) e ha avuto un figlio.

Il presidente russo Vladimir Putin ha rilasciato una dichiarazione domenica, lodando l’attività di Blake “per la causa della pace”, mentre la SVR lo ha descritto come un ufficiale dei servizi segreti. Un rapporto pubblicato domenica da RIA Novosti afferma che il consiglio comunale di Mosca sta valutando la possibilità di intitolare una strada nella capitale russa con il nome Blake.

Qual è il significato di questa commemorazione da un punto di vista strettamente politico?

In primo luogo il presidente Putin rivendica — seppure implicitamente — con orgoglio la propria appartenenza al Kgb e in secondo luogo rivendica con altrettanto orgoglio l’efficienza che dimostrò l’intelligence sovietica durante la guerra fredda nella penetrazione di quella anglo-americana fino ai livelli più alti.

In terzo luogo, a nostro avviso, questa commemorazione rappresenta anche un monito all’Occidente a non sottovalutare la capacità offensiva — nonostante la conclusione della guerra fredda — della intelligence sovietica come abbiamo più volte sottolineato su queste pagine.

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