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Come sono state prorogate (senza discussione) le sanzioni alla Russia

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Questa mattina, 18 giugno 2018, il Consiglio (dei ministri) dell’Unione europea ha prorogato di un anno delle sanzioni alla Russia per l’occupazione della Crimea.

La fine delle sanzioni, in Italia in particolare, è stato un oggetto di varia discussione e dibattito: nell’ultima versione del “contratto” di governo era scomparso l’impegno al ritiro “immediato” delle sanzioni, anche se Matteo Salvini l’aveva rilanciato in dichiarazioni pubbliche il 7 giugno, tanto che il lunedì successivo, 11 giugno, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, era venuto in Italia per incontrare il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

CHE COSA E’ SUCCESSO ALLE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA

Il Consiglio ha prorogato fino al 23 giugno 2019 le misure restrittive in risposta all’annessione illegale della Crimea da parte della Russia, che costituiscono una parte del pacchetto complessivo delle sanzioni.
La decisione è stato approvata senza discussione perché figurava nell’elenco degli oggetti dell’ordine del giorno (punti “A”) su cui hanno già trovato accordo gli Stati membri a livello dei Rappresentanti permanenti (ambasciatori, nel COREPER). In particolare, la proroga delle misure era stata decisa dal COREPER il 29 maggio scorso.

LA QUESTIONE DEGLI ORDINI DEL GIORNO

Gli oggetti dell’ordine del giorno che sono già stati concordati possono essere nuovamente essere posti in discussione, ma questo non è avvenuto. L’elenco dei punti “A” contiene molti temi che comportano una sorveglianza complessa e interministeriale. La proroga è stata approvata oggi infatti dal Consiglio nel suo formato Agricoltura, con la presenza del ministro Gian Marco Centinaio (Lega), che comunque ha lavorato per “per difendere gli interessi dei nostri agricoltori e pescatori”. Le sanzioni, per l’agricoltura, erano proprio un fuori tema.

TUTTI I DETTAGLI

Le misure approvate si applicano a persone dell’Unione europea e a imprese con sede nell’UE e sono limitate al territorio della Crimea e di Sebastopoli. Sono previsti divieti per le importazioni di prodotti originari della Crimea o di Sebastopoli e per gli investimenti, compreso l’acquisto di beni immobili o finanziamenti di imprese della Crimea, come gli stessi servizi turistici. Per esempio le navi da crociera europee non possono fare scalo nei porti della penisola di Crimea, salvo in caso di emergenza.

GLI ALTRI DIVIETI

Inoltre sono vietate le esportazioni di determinati beni e tecnologie diretti a imprese della Crimea o destinati ad essere usati in Crimea nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’energia, petrolio, gas e risorse minerali. Le misure restrittive si estendono anche ai servizi di ingegneria e d assistenza tecnica nei medesimi settori.

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