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Come si sta riavviando l’economia in Germania

di

Angela Merkel

Numeri, previsioni, commenti e polemiche in Germania tra dati congiunturali incoraggianti e scenari con incognite. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Il governo tedesco appare più ottimista sulla capacità dell’economia di riprendersi dopo le settimane di lockdown dovute alla prima ondata del covid. Le nuove stime per il 2020 presentate ieri dal ministro Peter Altmaier, contengono la diminuzione del Pil al 5,8%, mezzo punto in meno rispetto al -6,3 previsto qualche mese fa. Si tratta sempre di un calo consistente, che supererebbe seppur di un decimale appena quello storico del 2009, anno della crisi finanziaria globale, quando il Pil retrocesse del 5,7%. Ma è il segnale che la ripresa, dopo il periodo del blocco quasi totale, è più veloce del previsto e dunque la recessione sarà meno profonda di quanto si temeva.

LE PREVISIONI SUL PIL

Sarà una ripresa a V per la Germania, come ha confermato Altmaier, più veloce rispetto a quel che si pensava, tanto che nella revisione dei numeri c’è anche una stima inferiore per il Pil del 2021, passata da un precedente +5,2 al +4,4%. Conta anche il fatto che il governo non immagina più il rischio di un secondo lockdown dovuto a un’eventuale seconda ondata, ma ritiene di aver predisposto le condizioni per contrastare una possibile ripresa dei contagi con misure localizzate e specifiche, senza rimandare in blocco l’intero sistema economico.

COME VA IL MERCATO DEL LAVORO

Notizie tutto sommato positive arrivano anche dal mondo del lavoro. Il dato di agosto fornito sempre ieri dall’Agenzia federale di Wiesbaden indica sì un aumento della disoccupazione ma legato a tradizionali oscillazioni stagionali e non più a effetti del covid. In numeri assoluti, i senza lavoro tedeschi sono saliti a 2,95 milioni di unità, per un tasso del 6,4% (nel 2009 il tasso annuale salì all’8,1%). Sono 45.000 disoccupati in più rispetto al mese di luglio e 636.000 in più se si guarda allo stesso mese dello scorso anno. Dati che peraltro differiscono sul piano regionale, giacché nella capitale Berlino e nel suo Land circostante, il Brandeburgo, i disoccupati sono addirittura diminuiti ad agosto. Da luglio la situazione si è stabilizzata, ha confermato il presidente dell’agenzia Detlef Scheele, anche se restano molto evidenti le scorie della pandemia dei mesi precedenti. Ad ogni modo, per la prima volta dallo scoppio della crisi, sono tornati a crescere gli occupati.

Si è ridotto anche il numero dei lavoratori agganciati al meccanismo dell’orario ridotto, tanto che ora il ministero dell’Economia stima una media annua di 2,5 milioni di lavoratori a tempo ridotto. Ad aprile, nel momento più caldo, erano 6 milioni, a giugno ancora 5,4. Ma ora risultano essere state troppo pessimistiche le previsioni avanzate un po’ da tutti i centri di ricerca economica (e avallate dallo stesso governo) di 10 milioni di lavoratori in tale status.

LE CONVINZIONI DEL GOVERNO

Convinto della efficacia del meccanismo, l’esecutivo ha deciso di prolungare a 24 mesi le disposizioni sull’orario ridotto, provvedimento che sarà varato questa settimana. Ma le aziende stanno procedendo lo stesso a ristrutturazioni e da molti settori giungono notizie di riduzione di posti di lavoro. Particolarmente in difficoltà l’indotto dell’automotive: ieri la Continental ha annunciato un piano di risparmio molto duro, con un taglio globale di 30.000 lavoratori, 13.000 dei quali in Germania.

LA RIPRESA DEL COMMERCIO

I segnali di ripresa erano già stati individuati dall’ultimo indice dell’Ifo, quello sulla fiducia delle imprese, che dopo una leggera ripresa da maggio, mese della ripartenza dopo il lockdown, aveva segnato nel mese di luglio una crescita chiara e robusta. Diversi settori si sono rimessi in moto, alcuni con sorprendente rapidità. È il caso del commercio al dettaglio, che secondo dati riportati dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung ha già recuperato le perdite delle settimane di blocco, facendo addirittura registrare nella prima metà di quest’anno lo 0,8% per cento in più di incassi rispetto alla seconda metà del 2019. Anche qui tuttavia la pandemia ha lasciato la sua impronta, forse destinata a modificare i rapporti per sempre: le vendite online sono aumentate in maniera sensibile, mentre i negozi del tessile-abbigliamento e calzaturieri appaiono lontani dai livelli pre-covid.

RIPARTE L’INDUSTRIA

E anche l’industria sembra finalmente avviata a una ripresa sicura. I cosiddetti indicatori in tempo reale suggeriscono un recupero già in stato avanzato: il traffico dei mezzi commerciali sulle autostrade tedesche ha raggiunto il livello pre-crisi, così come il consumo di energia, entrambi segnali di una crescita decisa della produzione industriale. Sempre secondo la Faz, già alla fine di giugno la produzione dell’industria aveva raggiunto l’88% del livello pre-covid. “La metà del calo è stata così recuperata e il forte aumento degli ordini in entrata indica un’ulteriore crescita”, aggiunge il quotidiano di Francoforte.

COME SARA’ LA RIPRESA?

Le note positive si fermano qui. Secondo molti economisti, che pure condividono i toni più ottimistici del governo, il sorprendente rimbalzo dell’economia è arrivato al suo limite. “Ora si arriva a settori in cui la ripresa è destinata ad avanzare con molta lentezza”, dice all’Handelsblatt Stefan Kooths, direttore degli studi congiunturali dell’istituto dell’economica globale Iwf di Kiel, “i postumi della crisi avranno un impatto per lungo tempo, soprattutto la debolezza degli investimenti globali renderà la vita difficile agli esportatori tedeschi, perché la crisi globale ha intaccato in profondità il patrimonio delle aziende”. Il commercio globale è ancora in affanno, mercati importanti per i prodotti tedeschi come quelli statunitensi e dell’Unione Europea ripartiranno con molta lentezza.

DOSSIER VACCINO

In più ci sono i settori che non hanno potuto approfittare del sorprendente balzo in avanti. Nei servizi in particolare, settore che secondo l’Handelsblatt contribuisce per l’8% al Pil nazionale, la ripresa completa sarà possibile solo quando sarà a disposizione il vaccino contro il covid. Attività alberghiere e di ristorazione, turismo, organizzazioni di eventi, attività culturali, fiere sono tutte realtà che sconteranno a lungo le conseguenze della pandemia e che potranno subire i suoi colpi di coda. Ancora nel mese di giugno, il settore della ristorazione aveva recuperato appena il 60% del livello di attività pre-covid: la situazione sarà ulteriormente migliorata nei mesi estivi, ma con l’arrivo dell’autunno le preoccupazioni ritornano e si teme un nuovo calo dei clienti. E si attendono le cifre più recenti dal settore turistico: quelli di luglio indicavano un crollo del fatturato dell’82,2% rispetto al 2019. E i comuni stanno già annullando o riducendo al minimo i tradizionali mercatini natalizi, così come le manifestazioni carnevalesche che attirano a febbraio e marzo milioni di turisti nelle cittadine renane: proprio lì si crearono i primi focolai di contagio in Germania.

PROTESTE E TENUTA DELLA SOCIETA’

Infine c’è da misurare la tenuta della società, aspetto che può condizionare anche la ripresa economica. Le manifestazioni anche violente delle ultime settimane (con il simbolico assalto al Reichstag di sabato scorso a Berlino) contro le misure del governo segnalano un pericoloso salto di qualità. La composita massa di persone che vi partecipa non permette di confinare la protesta a gruppi neonazisti o di estrema destra, anche se la loro presenza, segnalata oggi anche dai servizi segreti, rende la miscela esplosiva. La stragrande maggioranza dei tedeschi approva ancora la politica del governo (che ad onor del vero è stata sino ad ora efficace nel contenimento del contagio e delle conseguenze economiche e moderata per quel che riguarda le restrizioni imposte, anche nella fase di lockdown): secondo l’ultimo sondaggio della Zdf, solo il 10% la trova esagerata, per il 60% è giusta e il 28% la vorrebbe addirittura più rigida.

Ma 40.000 manifestanti nella capitale fanno più rumore. E il ministro della Sanità Jens Spahn, uno dei politici che ha acquisito maggior credito per la gestione della pandemia eppure contestato e sputato da un gruppo di protestatari domenica a margine di un appuntamento elettorale, ha concesso che, con il senno di oggi, si sarebbero potute prendere un paio di restrizioni in meno, come la chiusura dei parrucchieri e dei piccoli esercizi commerciali.

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