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Come si muoverà Salvini su Ppe, Europa e Recovery Fund

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Parole, mosse e progetti di Matteo Salvini, leader della Lega, su Ppe, Europa e Recovery Fund

Anche se è tornato a dire davanti ai deputati della Lega eletti a Strasburgo, chiamati a Roma non certamente in gita turistica, che è l’Europa a “cambiare come volevamo noi”, cioè in senso solidaristico e più rispettoso delle diversità dei paesi che compongono l’Unione, Matteo Salvini si è mosso pure lui annunciando un tour nelle capitali del vecchio continente, neppure quello per turismo. E non si può dire che dopo quel giro, e tutti gli incontri che avrà, rimarrà dell’idea che non è ancora il momento di schierare diversamente nel Parlamento Europeo i suoi deputati. Alcuni dei quali non nascondono il disagio dell’isolamento e/o dell’irrilevanza cui sono condannati dalla permanenza nel gruppo dell’estrema destra. Dove non ha fatto confluire i suoi deputati neppure Giorgia Meloni, appena eletta al vertice dei conservatori e riformisti.

D’altronde, proprio oggi sul Corriere della Sera, intervistato da Antonio Polito, l’ex presidente del Senato Marcello Pera nel confermare la sua scommessa sulla Lega, appena votata nelle elezioni regionali nella sua Toscana, ha avvertito che “non si può chiedere a Salvini una inversione a U in pochi mesi”. Ed ha assicurato che come “allievo”, secondo l’ironica definizione dell’intervistatore, il leader leghista “sa ascoltare, è intelligente, consapevole del problema che ha davanti il centrodestra”.

Quasi a conferma della fiducia di Pera, al di là e al di fuori dell’incontro con gli eurodeputati del Carroccio, Salvini ha smentito come più visibilmente non poteva un dossier uscito dal loro gruppo il 7 ottobre scorso contro i fondi europei per la ripresa. Che sarebbero una mezza trappola per l’Italia condizionandone questo e i governi futuri, fossero pure di centrodestra. Egli ha fatto astenere i leghisti del Parlamento italiano, insieme con le altre componenti del centrodestra, sulla risoluzione d’indirizzo per l’uso dei fondi europei della ripresa destinati al nostro Paese, “completamente diversi” secondo lui dalla “logica del fondo salva-Stati” noto con l’acronimo del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes). Di cui il leader diffida, al pari di quasi tutti i grillini, pur consentendoci di accedere subito a più di 35 miliardi di euro ad un tasso d’interesse vicino allo zero per il potenziamento del servizio sanitario e del suo indotto, messi a dura prova dalla pandemia virale. Ma anche su questo l’ex ministro dell’Interno potrebbe cambiare idea se qualcuno – magari Giancarlo Giorgetti e lo stesso Pera – riuscisse a spiegargli meglio che il Mes è cambiato rispetto a quello applicato ai tempi sciagurati della crisi del debito greco.

Nell’annunciare e motivare al Senato l’astensione, a nome non solo dei leghisti ma dell’intero centrodestra, sulla risoluzione della maggioranza per l’utilizzo dei fondi europei della ripresa destinati all’Italia Salvini ha detto, rivolto direttamente al presidente del Consiglio, che “tutti gli italiani ci chiedono di lavorare insieme”. E ha augurato a Conte “buon lavoro” dichiarandosi “in attesa di una telefonata”. Sottraendosi alla quale il presidente del Consiglio, già gravato dei problemi da pandemia, e costretto a garantire che non manderà la polizia a controllare le nostre feste e simili a casa, si darebbe la zappa sui piedi, con tutti i guai che i grillini gli procurano nella maggioranza. E manderebbe su tutte le furie il presidente della Repubblica, da troppo tempo in attesa di un rapporto davvero più costruttivo del governo con le opposizioni, non solo a parole.

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