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Come si muoverà la Lega con Forza Italia nel dopo Conte 2

Macaluso

Tutte le prossime mosse della Lega di Matteo Salvini nella crisi di governo

 

Prima via questo signore (Conte, ndr) da Palazzo Chigi, poi ragioniamo….”. Ma “la via maestra restano le elezioni”.

Questa mattina sui giornali mainstream ci saranno mille, per dire, interpretazioni del Matteo Salvini a sorpresa di lotta e di governo, che declina molto a modo suo antichi slogan, visto che sarebbe datato inquadrarlo in vecchi schemi.

Salvini in modo un po’ indecifrabile, in questo molto leghista di ieri e di oggi, di fatto spariglia e si rimette nel gioco. In uno schema, vista la piega che ha preso la crisi politica, un po’ di fatto alla giornata, sembra aprire a un War Cabinet, secondo alcuni perché suggerito da Giancarlo Giorgetti, secondo altri chissà, e al tempo stesso però tiene il punto della Lega di lotta e di governo.

Un equilibrio molto al limite dell’acrobazia in questa anomala e anche inedita crisi politica. In cui emergono due interpretazioni della mossa del “capitano”: una, che la Lega, primo partito italiano, secondo tutte le elezioni succedutesi alle ultime politiche del 2018 e ancora oggi secondo tutti i sondaggi, non intende restare in panchina con la richiesta di elezioni che rischia di restare inascoltata; due, che se si aprirà nella coalizione di centrodestra all’ipotesi di un governo di emergenza nazionale la Lega di Salvini non intende evidentemente lasciare a Forza Italia il ruolo principale di questa operazione, ma risultare il protagonista determinante che detta l’agenda con le sue condizioni, proprio per ribadire il concetto che è il primo partito.

Quel primo partito che sembra con questa mossa a sorpresa voler al tempo stesso ristabilire rispetto a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, agguerrito competitor interno da destra, attestato unicamente sulla richiesta di tornare alle urne, la leadership della coalizione.

Una leadership quella della Lega finora basata sui numeri, ma non formalmente riconosciuta. Domani è sempre un altro giorno.

Ma Salvini, intanto, tenta, insieme con FI, di non lasciare all’altro “Matteo” (Renzi, ndr) l’unica parte dell’anti-Conte, nella crisi politica formalmente apertasi con le dimissioni del premier che tenta di “vivere” una terza volta dopo che “visse” due volte alla guida di maggioranze opposte. Insomma, con lo spiraglio aperto cerca di tornare in partita il Salvini del tanto deriso Papeete (dallo stesso Renzi ripetutamente, ascrivendosi il merito di aver dato il via a un governo del tutti contro uno e quindi contro anche tutto il centrodestra) che lasciò non tre postazioni ministeriali, anzi due e un sottosegretariato, ma ben sette e staccò la spina per primo, sul no grillino alla Tav e alle opere pubbliche, al partito della decrescita.

Perché, altro che amenità da mojito, questo resta il vero nodo sul quale cadde il Conte 1 e il vero discrimine tra l’Italia che chiede di vivere, di rilanciare lo sviluppo economico e quella che invece rischia di morire di “decrescita” infelice.

Tanto più ora in un’emergenza economica che corre strettamente parallela a quella sanitaria della pandemia.

Quel discrimine che paradossalmente ora è anche origine della crisi politica aperta dallo stesso Renzi.

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