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Come si muoverà Draghi fra Usa e Ue. L’analisi di Caracciolo (Limes)

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Che cosa pensa e che cosa si aspetta dal governo Draghi il direttore di Limes, Lucio Caracciolo

Come si muoverà l’Italia di Mario Draghi sullo scacchiere della politica internazionale?

Ecco che cosa pensa il direttore della rivista di geopolitica Limes, Lucio Caracciolo, che negli ultimi giorni in editoriali e interviste ha analizzato aspettative e prospettive del governo Draghi.

Il nostro ruolo, la nostra forza in politica estera dipenderà in larga parte dalla rapidità con la quale sapremo rialzarci dalla recessione in cui ci ha fatto piombare, anche, la pandemia da Covid-19. “Abbiamo qualche mese di tempo per rimettere in moto l’economia e limitare le ricadute sociali e soprattutto culturali della crisi sanitaria sfruttando al meglio i fondi straordinari europei – ha scritto Caracciolo in un editoriale sul quotidiano La Stampa -. Per volgere il vincolo esterno, autodichiarazione di manifesta incapacità a essere Italia, in vincolo interno. Così dimostrando anzitutto a noi stessi e poi alle potenze cui ci siamo affidati – la Germania sotto il profilo economico, l’America riferimento strategico, con la Francia anello di congiunzione fra le due – che meritiamo di esistere”.  

Tornare a produrre per avere il nostro posto nel mondo 

Quando il direttore di Limes dice che l’Italia deve dimostrare di meritare di esistere intende che il nostro Paese deve garantire di poter essere una entità autonoma, capace di relazionarsi da pari, o quasi, con le altre potenze europee e internazionali. “Questo governo deve rilanciare l’economia, o riprendiamo a crescere oppure i nostro partner europei e americani ci considereranno come un’entità da cui iniziare a prescindere – ha sottolineato Caracciolo in una diretta streaming sul canale YouTube di Limes -. O restiamo parte del grande gioco europeo e americano o rischiamo di tornare a una condizione non dissimile da quella vissuta subito dopo la seconda guerra mondiale. Se l’Italia crollasse incrinerebbe sia il sistema di potere del’Europa che gli Usa. Ci giochiamo tutto da qui alla fine dell’anno”. 

Recovery Fund: il banco di prova dell’Italia 

Il primo banco di prova sarà la gestione dei fondi europei. “Prova del nove è la gestione dei finanziamenti comunitari che dovremmo incassare non gratuitamente nei prossimi mesi e anni – continua Caracciolo su La Stampa -, a patto di produrre progetti decenti integrati in una strategia di ricrescita economica. Se non sapremo usarli verremo accomodati dietro la lavagna. Ridotti a mero oggetto geopolitico. Terra di nessuno. Cioè di tutti. Landa inerte, sfrangiata. Con il Nord officina (franco) tedesca e il Sud avanguardia del caos africano”. Ma nessuno, nel sistema euroatlantico vuole la fine dell’Italia. “Qualcuno sospetta che tedeschi e francesi, con il via libera degli americani, intendano far saltare il banco italiano – continua Caracciolo  -. Niente di meno vero. Perché questo banco è anche il loro. Se noi saltiamo, dopo di noi saranno loro a soffrirne. Non solo sotto il profilo economico, ma soprattutto della sicurezza. Russi e cinesi potrebbero penetrare il fianco meridionale della Nato, come hanno incominciato a fare. Esponendo al mondo la crisi dell’impero europeo dell’America”. La tenuta dell’Italia, dunque, non è ininfluente per la tenuta del sistema atlantico. 

Rafforzare la collaborazione con Parigi e Berlino 

Il presidente Mattarella scegliendo Draghi si è affidato a un uomo apprezzato molto dall’establishment europeo e americano. A volere Draghi a Palazzo Chigi sono Francia e Germana, ha detto Caracciolo in un’intervista. “E con loro tutti quelli che non vogliono che l’Italia affondi. Draghi è l’ultima carta. Una troika interna prima che venga quella esterna e l’Italia faccia patatrac – ha rimarcato il direttore di Limes a Formiche -.Chi non vuole Draghi? I rigoristi del Nord. Finlandesi, austriaci, olandesi, da incoscienti, tifano un flop italiano. Senza realizzare che sarebbe anche il loro. Per recuperare terreno dobbiamo muoverci bene in Europa. Capire dove vogliono andare francesi e tedeschi, rafforzare il triangolo con Parigi e Berlino. È nel nostro come nel loro interesse”. A questo, il direttore Caracciolo, ha aggiunto nella sua videointervista che “il legame con la Merkel si è affinato negli anni di presidenza della Bce perché la Merkel è servita da sponda a Draghi per proteggere l’euro e gestire il quantitative easing e smentire la teoria economica monetaria della Bundesbank contraria all’euro”

Un governo atlantista come unica alternativa 

Mario Draghi non è solo un filoeuropeo e un atlantista convinto ma è vicino alla burocrazia americana. “Draghi ha due piedi nel mondo atlantico, un solido rapporto con gli americani ma anche con i francesi e i tedeschi – ha aggiunto Caracciolo -. Con Berlino non ci saranno intoppi finché prevarrà la linea Merkel, che poi è quella del nuovo capo della Cdu Armin Laschet. Non vedo alternative. Questa è la minestra ed è l’unica che ci conviene mangiare”. L’attenzione di Washington in merito ai destini dell’Italia è chiara dalle esternazioni pubbliche del neo eletto presidente Biden. “Il calorosissimo tweet di Biden a Draghi – conclude Caracciolo su La Stampa -, ieri sera, conferma quanto Washington sia interessata al destino di Roma. Perdere o vincere questa battaglia per la vita dipende da noi”.

La Via della seta non era una scelta geopolitica

Le inclinazioni geopolitiche dell’Italia, in realtà, non sono mai cambiate. La collocazione fortemente euroatlantica non è stata intaccata dalla politica della “Via della seta”. “Si è parlato di svolta filocinese perché abbiamo aderito alla Via della Seta – puntualizza Caracciolo a Formiche -. In realtà era una svolta pro-investimenti cinesi in Italia. Una scelta nata da un approccio tutto italiano ai rapporti internazionali, improntato a una visione economicistica e non geopolitica. Peccato che con i cinesi non funzioni. Le due cose vanno sempre a braccetto”. 

Il Governo Draghi non sarà un governo tecnico

Il Governo Draghi non sarà un governo tecnico. “Mario Draghi è la figura italiana più riconosciuta al mondo – ha concluso il direttore di Limes -. Non certo per le sue abilità econometriche ma per aver salvato l’Eurozona nel 2010. Ha tutta l’autorevolezza necessaria”. Lasciare tutto sulle spalle di Mario Draghi e sulla sua reputazione sarebbe però molto pericoloso per il successo dell’impresa di salvare il nostro Paese dal rischio di inconsistenza geopolitica. “L’errore peggiore sarebbe di scommettere tutto sul prestigio di Draghi, neanche fosse re taumaturgo – aggiunge Caracciolo nel suo editoriale -. Senza la mobilitazione di tutte le risorse nazionali, a cominciare dalle amministrazioni dello Stato che abbiamo scientificamente dissestato in ossequio al vincolo esterno (se sono altri poteri a gestirci, a che servono istituzioni efficienti?), finiremo sott’acqua. Decisivo è connettere il rilancio dell’economia al progetto geopolitico. Ricucire le faglie interne alla Penisola, approfondite dall’emergenza epidemica. Ricomporre, riaccentrandoli, poteri e responsabilità”.

Riformare l’amministrazione dello Stato per salvare l’Italia

L’altissimo livello di Draghi non è in discussione. “Sotto Draghi c’è uno Stato che non funziona – aggiunge Caracciolo nella video intervista – che è in crisi organica da almeno 30 anni, non ci sono veri e propri partiti politici e c’è una condizione economica e sanitaria che è destinata ad aggravarsi, almeno nella sua componente sociale, quando finirà il blocco dei licenziamenti. Ci sarà un ulteriore peggioramento quando le conseguenze psicologiche e culturali di questa fase epidemica diventeranno chiare, quando sarà chiaro che non tutto si risolverà con il vaccino ma dovremo cambiare le nostre abitudini”. Dall’altro lato della vicenda, però, continuare a drammatizzare sarebbe negativo per il nostro Paese. “Continuare a drammatizzare l’epidemia come fosse guerra significa pregiudicare la ripresa – conclude nel suo editoriale -. Meglio conviverci, organizzando una campagna vaccinale meno indecente. La paura immobilizza. La retorica della paura uccide”. 

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