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Come si muoverà Bruxelles sull’Italia

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Nelle cancellerie dell’Ue si stanno chiedendo se sia preferibile evitare lo strappo con un grande Paese fondatore o se sia più opportuno tener conto della sconfitta di Salvini e Di Maio nell’elezione del Parlamento europeo ed agire adesso mettendo alle strette – sul piano economico – il governo italiano. Il commento di Giuliano Cazzola

 

Non sappiamo se la Commissione Europea e l’Ecofin riterranno adeguata la risposta del governo italiano, pomposamente basata su di un sarchiaponesco ‘’assestamento di bilancio’’ ed inviata (Conte deve aver cliccato per sbaglio sull’icona del ‘’rispondi a tutti’’) ai capi dei governi dell’Unione, sollecitando un’iniziativa comune per la riforma delle istituzioni europee.

Per il momento, in attesa di un assestamento che compare e scompare dall’odg del Consiglio dei ministri, mi limito a constatare che i governanti italiani sono così convinti delle proprie opinioni che le danno per scontate e condivise da tutti i loro interlocutori, tanto da concedersi tempi lunghi per fornire le delucidazioni richieste.

Mi interessa, a questo punto, sottolineare un altro comportamento non solo irresponsabile ma soprattutto inutile. Giovanni Tria aveva pensato da settimane di adottare la linea di condotta che alla fine – sia pure con arabeschi di parole, negli atti ufficiali, e bravate da bullo nell’ordinaria comunicazione – sembrava poter prevalere nei vertici che precedono le riunioni del Consiglio dei ministri (a proposito, esiste ancora questo organo oppure i ‘’magnifici tre’’ si limitano ad informarlo a cose fatte o a sciogliere la riunione prima ancora che cominci se l’intesa non si è trovata prima?).

Il ministro dell’Economia aveva individuato subito il percorso utile a rabbonire la Commissione (non dimentichiamo mai che dietro ‘’ai burocrati di Bruxelles’’ con cui Salvini vuol fare a testate, ci sono gli Stati membri, tutti): sono emersi dei risparmi importanti nell’attuazione di ambedue le misure identitarie degli alleati di governo (quota 100 e rdc), lo si fa notare fornendo dei dati affidabili e forse la partita si chiude. Che è poi il senso dell’assestamento di bilancio concepito a Palazzo Chigi con tanto di certificazione da parte dell’Inps.

Mentre preparava questa risposta, a Tria una ‘’manina’’ ha sottratto la minuta e, alla vista delle parole ‘’tagli al welfare’’ e quant’altro, ha informato i capataz, i quali hanno bloccato la missiva, pretendendo di compitarne le parole al ritorno del Capitano dagli Usa. Nel frattempo sono continuate le schermaglie, le ripicche, le polemiche e – diciamo pure – gli insulti.

Il clima conflittuale viene alimentato da tanti osservatori che hanno presenza fissa nei talk show, ‘’messi lì nella vigna a far da palo’’. Siamo alle solite. Se il governo aveva intenzione di trattare con le istituzioni europee, perché ha voluto arroventare il clima, minacciando strappi ed alzate di testa (i minibot) che hanno reso ancor più sospette le intenzioni perseguite? A che pro? Forse è un modo per esibire il ‘’celodurismo’’?

Ma non si sono accorti che a Bruxelles non spaventano più nessuno? Anzi, c’è il rischio che prevalgano le posizioni di coloro che ritengono venuto il momento di regolare i conti con l’Italia. Altrimenti, se continua a farsi prendere per il naso, anche la Ue rischia di non essere credibile.

Nelle cancellerie dell’Unione si stanno chiedendo se sia preferibile evitare lo strappo con un grande Paese fondatore oppure se sia più opportuno tener conto della sconfitta di Salvini e Di Maio nell’elezione del Parlamento europeo ed agire adesso mettendo alle strette – sul piano economico – il governo italiano.

Fino ad ora la Commissione ha compiuto brusche accelerazioni seguite da prudenti frenate. L’esperienza storica del Continente suggerirebbe, però, di evitare, al più presto possibile, che i ‘’mostri’’ del passato rinascano sotto mentite spoglie.

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