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Come si muove la Spagna sul Pnrr

Spagna Crisi

Patto di Calviño con Bruxelles per rinviare le riforme più controverse al 2022 (tratto da El Pais del 28 aprile 2021)

 

Mentre in Italia Mario Draghi è stato costretto a dettagliare per filo e per segno le riforme imposte dalla Commissione, il Consiglio dei ministri in Spagna approva il piano, in attesa dell’invio all’Ue, e rinvia al 2022 le riforme più critiche.

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il piano di ripresa con cui la Spagna prevede di ricevere 140 miliardi di fondi europei. Non ne sono ancora noti i dettagli, nonostante l’Esecutivo abbia più volte presentato le sue linee guida: ha avuto luogo nella giornata di ieri un’approvazione meramente formale, ma il Governo sta affrontando una corsa contro il tempo per inviare il documento finale a Bruxelles prima della mezzanotte di venerdì. La Moncloa sottolinea che restano da definire gli ultimi dettagli. Un aspetto fondamentale è stato tuttavia già concordato con Bruxelles: la Spagna rinvierà al 2022 le riforme più controverse.

L’economia spagnola si appresta quindi a ricevere 140 miliardi in 6 anni — poco più della metà concessi sotto forma di sussidi che non dovranno essere restituiti — in cambio di riforme. E aspira ad assorbire fino a 27 miliardi all’interno del proprio sistema già durante quest’anno: è al secondo posto, dopo l’Italia, come Paese che più potrà beneficiare degli aiuti di Bruxelles, in cifre assolute. Il governo avrebbe anche voluto anticipare il resto dei Paesi presentando il piano a marzo.

Il governo non però ha rispettato questa scadenza, fissando in prima battuta il 20 aprile, poi posticipato al 27, ma il piano non risulta ad oggi ancora pronto. Le fonti consultate sottolineano che il Governo sta ancora lavorando sulle centinaia di pagine (circa 2.000 in totale) di documentazione che Bruxelles richiede, e sottolineano che tutto il lavoro sarà pronto entro la mezzanotte di venerdì.

Le negoziazioni con Bruxelles sono avvenute con assoluta opacità: non si conoscono né il piano iniziale, inviato a gennaio, né le correzioni che Bruxelles ha richiesto, e nemmeno le richieste dell’Esecutivo comunitario che non si sono concretizzate. Quasi non ci sono state informazioni per le regioni e nemmeno il Comitato esecutivo per gli affari economici ha affrontato molte delle questioni relative al piano. Neppure i sindacati e i datori di lavoro, che da settimane stanno negoziando la riforma del lavoro e da mesi parte della riforma delle pensioni, ne conoscono il contenuto. A meno di 72 ore dalla sua presentazione, sono sconosciuti anche gli obiettivi che formano le fondamenta del piano, la cui realizzazione è subordinata all’arrivo dei fondi da Bruxelles.

Le fonti consultate fanno però notare che la riforma del lavoro sarà pronta quest’anno, tra il secondo e il terzo trimestre, termine che lo stesso esecutivo ha concordato poco più di una settimana fa. Subito dopo sarà il turno delle pensioni.

L’altra riforma della discordia è quella fiscale, che resta anche per il 2022. Il Tesoro ha guadagnato tempo con l’avvio di una commissione di esperti che dovrebbe emettere un rapporto a febbraio del prossimo anno.

Al momento, gli aumenti delle tasse sono un tema tabù nel bel mezzo della campagna elettorale a Madrid, nonostante l’Esecutivo abbia già promesso un’aliquota fiscale minima per le società, in linea con quanto approvato dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e quanto hanno sostenuto in questi giorni sia la Germania che la Francia.

Ma le riforme di più difficile attuazione per il Paese sono state rinviate di un altro anno. Tempistica negoziata con Bruxelles da parte dell’ufficio economico di Moncloa, di concerto con Calviño, Escrivá e i ministri del lavoro e finanze. Ma il risultato è che la Spagna lascia le misure più controverse per il 2022, anno in cui è previsto l’avvio della ripresa, vaccini, mutazioni virali e altre incertezze permettendo.

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